Arsenal-Porto (4-2 d.c.r.): analisi tattica e considerazioni

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Un sospiro di sollievo durato più di 120 minuti è quello tirato dall’Arsenal, che ai calci di rigore riesce ad avere la meglio sul Porto, dopo una partita difficile di cui a breve andremo a svolgere l’analisi tattica. I Gunners conquistano i quarti di finale di Champions League grazie prima alla rete di Trossard nel primo tempo, che pareggia il conto dell’andata. Poi, nella lotteria dagli 11 metri, diviene decisivo Raya, che neutralizza 2 conclusioni su 4. I portoghesi giocano la loro consueta partita, fatta di grandissimo sacrificio e determinazione ed un’encomiabile fase difensiva guidata da Pepe. Fondamentali gli errori dal dischetto di Wendell e di quel Galeno che fu mattatore all’andata

Andiamo a ripercorrere questa intensa battaglia tra Arsenal e Porto attraverso la nostra analisi tattica. Prima, però, diamo un’occhiata alle scelte di formazione dei due allenatori.

Arteta deve fare a meno di Martinelli, ma si gioca la carta del doppio playmaker per il suo 4-2-3-1. Tra i pali torna Raya, linea difensiva classica con la coppia centrale formata da Saliba e Gabriel, mentre da terzini fungono White e Kiwior. In mezzo al campo c’è Jorginho ad affiancare Rice. Davanti, ancora Havertz dal primo minuto nel ruolo di punta, con alle sue spalle il tridente guidato da Ødegaard e gli esterni Trossard e Saka.

Conceição risponde con un modulo speculare, confermando in blocco gli stessi 11 della partita d’andata. Dunque, in porta Diogo Costa, muraglia centrale eretta da Pepe e Otavio, con Wendell e João Mário larghi. Dinanzi alla retroguardia agiscono Varela e Nico González. Sulla trequarti troviamo Pepê alle spalle di Evanilson, mentre Galeno e Francisco Conceição presidiano le corsie.

Analisi tattica Arsenal-Porto, primo tempo: i Gunners la sbloccano con fatica

Il copione dell’analisi tattica di Arsenal-Porto non può che prevedere i padroni di casa arrembanti e gli ospiti rannicchiati a protezione della porta. Sebbene questo canovaccio venga mantenuto per lunghi tratti dei 120 minuti, tuttavia la supremazia dei Gunners non è sempre così netta e decisa.

L’inizio di partita, infatti, è tutt’altro che furente da parte degli uomini di Arteta, che soltanto dopo i primi 10 minuti cominciano ad alzare i livelli di intensità e pressione. Se la partita d’andata ha insegnato qualcosa al tecnico spagnolo è che per aggirare una difesa così arcigna come quella dei portoghesi, è necessario mettere in ritmo i propri giocatori offensivi. In particolar modo, permettere loro di poter puntare il diretto avversario senza ritrovarsi costantemente un raddoppio addosso.

A tal proposito, i londinesi impostano con la difesa a 3, con Kiwior che stringe, mentre White parte alto, agendo da vero e proprio terzino. La posizione aperta del numero 4 in primo luogo costringe Galeno a seguirlo, impedendogli di raddoppiare su Saka. In secundis, permette al talento inglese di poter orbitare in una zona di campo più interna e giocare così vicino all’area di rigore dialogando con Ødegaard. A sinistra, poi, con Trossard che rimane largo a garantire l’ampiezza, è Rice a fungere da mezz’ala per occupare il corridoio intermedio.

Rispetto alla partita del “do Dragão”, l’Arsenal riesce a costruire molti più rifornimenti da fondo campo, soprattutto dalla parte mancina, dove il belga è particolarmente ispirato. Meno da Saka, che invece non riesce a sfondare. A mancare ancora, però, è una presenza decisa dentro l’area che possa capitalizzare qualche occasione. Con Pepe e Otavio, però, non si passa.

L’atteggiamento dei lusitani

Dalla squadra di Conceição non ci si può che attendere un ritmo più basso nella circolazione di palla, ma d’altro canto una fase difensiva (quasi) perfetta.

In fase d’impostazione, i portoghesi costruiscono da dietro, aprendo i due centrali (per liberarsi dalla pressione di Havertz e Ødegaard), abbassando Varela e coinvolgendo molto anche il portiere. Quando l’uscita alta dei Gunners impedisce di continuare il giro-palla, la soluzione primaria è il lancio lungo, prevalentemente verso Evanilson. Il centravanti, pur dovendo battagliare con due difensori molto fisici, è un cliente davvero scomodo, anche perché dotato di buona tecnica. Gestire il pallone non è un problema per lui e riesce spesso a vincere duelli aerei e rimpalli dai quali sa ricavarsi delle buone occasioni.

Molto più incisiva è, invece, la fase di non possesso. Osservato speciale è Jorginho, sul quale va in marcatura, in prima battuta, lo stesso attaccante brasiliano. Ad accorciare sul play della nostra Nazionale arriva poi anche Varela. Tanto dell’improduttività della manovra londinese passa proprio da questa difficoltà della squadra di Arteta di riuscire a coinvolgere il proprio regista. Anche quando riesce a divincolarsi dalla marcatura e a giocare in avanti, però, l’Arsenal deve fare i conti con l’impossibilità di sfondare centralmente, con Pepê che si sacrifica tanto per assorbire i movimenti di Rice e Nico a presidiare la zona di Ødegaard.

Non è un caso se il gol che sblocca la partita arriva sull’unica défaillance della retroguardia lusitana. Al minuto 41, il trequartista norvegese recupera palla sulla trequarti dopo un intervento non pulitissimo di Wendell. Sulla transizione, il numero 8 triangola con Trossard, mandandolo in porta con un filtrante geniale. Il belga è poi freddo e preciso nel piazzare il pallone sul palo lontano. 

Arsenal-Porto (4-2 d.c.r.): analisi tattica e considerazioni

Analisi tattica Arsenal-Porto, secondo tempo: l’equilibrio regna sovrano

Nella ripresa, il tema dominante dell’analisi tattica di Arsenal-Porto non cambia. Ancora una volta, i padroni di casa impiegano una decina di minuti prima di carburare. Nel frattempo i lusitani cercano di esplorare qualche situazione costruendo sul binario destro. Da questa parte, infatti, Kiwior è messo a dura prova dalla rapidità e dalla tecnica di Conceição e da João Mário, che si affaccia in avanti.

Arsenal-Porto (4-2 d.c.r.): analisi tattica e considerazioni

Poco dopo, però, la squadra di Arteta torna a spingere, presa letteralmente per mano da Ødegaard. Il capitano è ovunque ed è dai suoi piedi che passano tutte le rifiniture negli ultimi 20 metri. Il gioco dei Gunners pende quasi esclusivamente tutto sulla destra, dove Saka cerca ripetutamente di accendersi saltando l’uomo, ma senza mai riuscirci.

Sebbene il Porto, tutto rannicchiato dietro, non riesca praticamente quasi più ad uscire, eccezion fatta per qualche strappo di Pepê o Conceição in campo aperto, l’Arsenal non trova comunque modo di sfondare. Né centralmente né sugli esterni.

Arsenal-Porto (4-2 d.c.r.): analisi tattica e considerazioni

Con la confusione che cresce, al minuto 83 il tecnico spagnolo si gioca la sua prima carta dalla panchina. Dentro Gabriel Jesus, fuori Jorginho. Rice si piazza davanti alla difesa, mentre Havertz arretra a fare il centrocampista, anche se di fatto funge da mezz’ala sul centro-sinistra. I portoghesi inseriscono invece energie fresche sulla sinistra, contro Saka, con Jorge Sánchez al posto di Mário. Nei minuti finali, per provare a risalire, il tecnico lusitano manda dentro anche Taremi per Evanilson, mentre nel recupero perde Varela, sostituito da Grujic.

In virtù del medesimo punteggio dell’andata, si rendono necessari i tempi supplementari.

Analisi tattica Arsenal-Porto, tempi supplementari: i Gunners sbattono contro il muro portoghese

Nei due tempi supplementari, l’Arsenal profonde il massimo sforzo offensivo, affidandosi anche a Nketiah e Zinchenko, che nell’intervallo fra le due frazioni rilevano Trossard e Kiwior. Nemmeno con un assetto anteriore di questa portata (con Jesus a fare l’ala sinistra) la squadra di Arteta riesce a far breccia nella difesa solida di Pepe e compagni, che concedono sì il possesso, ma dalla trequarti in poi non lasciano alcuno spiraglio per penetrare agevolmente.

Dopo 30 minuti di tempo extra, si va ai calci di rigore. I londinesi sono perfetti: vanno a segno Ødegaard, Havertz, Saka e Rice. Per i portoghesi, Pepê e Grujic non falliscono i rispettivi tentativi. Sorte diversa invece per Wendell e Galeno, che si fanno ipnotizzare da Raya.

Arsenal-Porto (4-2 d.c.r.): analisi tattica e considerazioni

Arsenal-Porto, le considerazioni finali

Concludiamo questa nostra analisi tattica di Arsenal-Porto con qualche riflessione.

Corsi e ricorsi storici: da Porto a….Porto! Esattamente come 14 anni fa, i Gunners tornano a giocarsi un quarto di finale di Champions League dopo aver eliminato i Dragões. Anche nel 2010, la qualificazione arrivò nella sfida di ritorno, stante la sconfitta in Portogallo all’andata. Al di là delle coincidenze, però, la squadra di Arteta approda al turno successivo con una fatica immane, non riuscendo a imporre il proprio maggiore tasso tecnico. Nonostante i progressi, questo club continua a soffrire ad altissimi livelli, dimostrando di dover ancora crescere sul piano della maturità. Chissà, però, se tra il grande cammino in campionato e questa sofferta qualificazione non si sblocchi quel quid che possa far compiere il definitivo salto di qualità.

I lusitani, invece, escono decisamente a testa alta, forti della propria identità e del proprio carattere. Dopo la vittoria dell’andata, ci si poteva attendere una partita di grandissima sofferenza, ma non è stato così e buona parte del merito va riconosciuta al cuore e all’organizzazione di Conceição, che ha mandato più volte fuori giri la capolista della Premier League.

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