Atletico Madrid-Manchester United (1-1): analisi tattica e considerazioni

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analisi tattica Sassuolo-Atalanta

Al Wanda Metropolitano di Madrid finisce 1-1 l’ottavo di andata tra Atletico e Manchester United. Dopo 80 minuti di assoluto dominio tattico, tecnico e mentale da parte degli uomini di Simeone, i red devils riescono a strappare il pareggio. Elanga, il giovane resosi sfortunatamente protagonista dell’eliminazione dalla FA Cup di 20 giorni fa, risponde al vantaggio spagnolo firmato dalla stella Joao Felix. Il discorso qualificazione è ora rimandato alla gara di ritorno in Inghilterra. Non perdiamo però altro tempo e immergiamoci subito nell’analisi tattica di questo Atletico-United. Partiamo, come sempre, dalle formazioni iniziali.

Padroni di casa in campo col 4-4-2. Tra i pali Oblak, difesa composta da Reinildo, Gimenez, Savic e Vrsaljko. A centrocampo, spazio per Lodi e Llorente sugli esterni, con Kondogbia ed Herrera in mezzo. Coppia di attaccanti piccoletti costituita da Correa e Joao Felix.

Gli ospiti rispondono col 4-2-3-1, evoluzione naturale del 4-2-2-2 di Rangnick. In porta De Gea, retroguardia formata da Lindelof, Varane, Maguire e Shaw. Davanti alla difesa giocano Pogba e Fred, con Rashford, Bruno Fernandes e Sancho alle spalle dell’unica punta Cristiano Ronaldo.

Primo tempo: partenza a razzo dell’Atletico

Il tratto quasi predominante che vedremo nel corso della nostra analisi tattica di Atletico-Manchester United è l’estrema disparità dell’atteggiamento in campo. Gli spagnoli cominciano subito con un piglio aggressivo, pressando alti. Il loro avvio è assolutamente arrembante.

In fase di possesso, Felix svaria su tutto il fronte, con Llorente che si accentra maggiormente per supportare l’altra punta Correa. A sinistra, Lodi gioca altissimo, facendo di fatto l’ala. Non a caso, è dai piedi del brasiliano che la squadra di Simeone costruisce il gol del vantaggio dopo appena 7 minuti. Sugli sviluppi di un corner, la palla arriva dalle parti dell’esterno mancino, che fa partire un bel cross teso. A intercettare il pallone con un gran colpo di testa da rapace d’area di rigore (quale non è) ci pensa proprio Joao Felix. Una carezza al palo e palla in rete alle spalle di un incolpevole De Gea.

Atletico Madrid-Manchester United (1-1): analisi tattica e considerazioni

Col vantaggio acquisito, i padroni di casa lasciano l’iniziativa allo United, abbassando il proprio baricentro. La squadra si rinserra con due linee molto strette e compatte che impediscono agli inglesi di trovare spazio centralmente. Per coprire ancora meglio il campo, e in particolare gli esterni, Lodi arretra spesso, andando così a costituire una retroguardia a 5. A questo punto, Llorente viene dentro al campo per portare superiorità numerica contro i due centrocampisti del Manchester. Letali sono poi le ripartenze degli spagnoli, che fanno valere la loro qualità tecnica e la loro rapidità.

Il primo tempo del Manchester è, invece, senza dubbi orrendo. Gli uomini di Rangnick soffrono sotto tutti i punti di vista. Due sono i dati emblematici che riassumono la prima metà di gara: nessun tiro nello specchio della porta e nessun tocco nell’area avversaria. Con l’Atletico tutto dietro, tocca ai difensori impostare, ma con scarsi risultati. Fred rimane più basso, mentre Pogba si alza in linea con Bruno Fernandes. Proprio quest’ultimi, però, sono tra i meno brillanti. Il francese sbaglia molti palloni e viene letteralmente mangiato da Kondogbia, che non gli dà tregua.

Il portoghese, invece, è costretto ad abbassarsi molto per trovare palloni giocabili, faticando in generale a trovare la posizione. Gli inglesi sembrano non avere le idee molto chiare. Così il possesso consentitogli dall’Atletico diviene sterile: tanti palloni giocati in orizzontale o all’indietro e poca ricerca di movimenti in profondità ad allungare la difesa degli spagnoli. Ronaldo non è mai messo nelle condizioni di pungere ed è costretto a defilarsi per trovare un po’ di libertà dall’asfissiante marcatura di Savic.

Atletico Madrid-Manchester United (1-1): analisi tattica e considerazioni

Il primo tempo si chiude con una sfortunata traversa di Vrsaljko a pochi passa dalla linea di porta.

Secondo tempo: l’Atletico non chiude la partita e lo United pareggia

Nella ripresa, il copione dell’analisi tattica di Atletico-United non cambia. Gli spagnoli viaggiano al doppio, ricominciano con una pressione feroce e, arrivando sempre per primi su ogni contrasto, recuperano svariati palloni. In questo senso, sono determinanti i due centrocampisti centrali: Kondgobia, col consueto lavoro su Pogba, ed Herrera, che alla qualità da regista abbina anche tanta determinazione. In più, la carta di Simeone di giocare con due punte non fisiche, ma tecniche e veloci paga contro una difesa di stazza e anche molto più lenta.

Come nel primo tempo, Rangnick inverte continuamente di posizione Sancho e Rashford, ma senza giovarne. Dopo un’ora di gioco, però, lo United prova ad aumentare i giri del motore, affidandosi a qualche lancio in verticale per Ronaldo o Fernandes. L’Atletico torna così ad abbassare il baricentro a protezione degli ultimi 20 metri, confidando sul preziosissimo apporto degli attaccanti. Questi, oltre a contribuire alle fasi di copertura e recupero palla, sono fondamentali per far respirare la squadra sotto pressione una volta recuperata la sfera. In particolare, è eccellente il lavoro di Felix nel nascondere il pallone con i suoi dribbling e la sua rapidità. 

Al minuto 66, arrivano i primi cambi della partita, sponda United. Dentro Telles, Wan Bissaka e Matic al posto dei due esterni bassi e Pogba. La sostituzione si rivela decisiva, perché la squadra guadagna un po’ di freschezza soprattutto a centrocampo. Fred avanza il suo raggio d’azione, mentre la regia del serbo permette di trovare maggiore verticalità e consolidamento del possesso. Al 75° entrano anche Griezman e Lemar per Felix e Lodi nell’Atletico. Elanga subentra, invece, a un inconcludente Rashford. Gli inglesi producono il massimo sforzo, alzando i terzini e lasciando all’impostazione lo stesso Matic e i due centrali.

Atletico Madrid-Manchester United (1-1): analisi tattica e considerazioni

Il gol del pareggio dei red devils arriva appena 5 minuti dopo, sulla prima vera azione tutta in verticale della partita. Ottima sponda di Ronaldo per Fred, palla a Fernandes che imbecca subito il movimento del neoentrato Elanga. La squadra di Simeone si fa trovare un po’ scoperta su quel lato e Reinildo, bucando l’intervento, permette allo svedese di battere Oblak con un preciso diagonale di sinistro. In tutto il secondo tempo sale anche l’agonismo, con ben 8 ammoniti. Il finale è concitato, perché entrambe vanno a caccia del gol vittoria, ma senza trovarlo.

Analisi tattica Atletico-United: le considerazioni finali

La partita finisce 1-1, anche se di equilibrio tra le due squadre in campo ce n’è stato davvero poco. Molto bene la formazione di Simeone, che ha l’unico demerito di non aver trovato il gol del raddoppio. Gli spagnoli dominano in tutte le zone del campo e sono bravissimi ad alternare le fasi di pressione più alta a quelle, invece, in cui difendere al limite della propria area. Il giovane Felix si carica la squadra sulle spalle e sfodera una prestazione da grande campione, anestetizzando per una sera le frizioni col suo allenatore. Da valutare le condizioni di Lodi, uscito malconcio dal match, anche in visita del prossimo impegno in Liga contro il Celta Vigo sabato sera.

Del Manchester non si potrebbe far altro che restare perplessi di fronte alla pochezza espressa da una squadra che straborda di talento. Una stagione dai troppi punti interrogativi, confermati anche nella notte di Madrid. I giocatori sembrano confusi, ci sono poche idee e si commettono tanti errori banali per motivazioni più mentali che tecniche. Il pareggio alla fine non cambia il fatto che è necessaria la vittoria in casa per qualificarsi, ma se non altro si può vedere il bicchiere mezzo pieno premiando la reazione, seppur timida, dopo una prestazione incolore per 80 minuti. I red devils sono chiamati al riscatto già nel prossimo week-end, quando a Manchester arriva il Watford penultimo in classifica.

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