Benfica-Inter (3-3): analisi tattica e considerazioni

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Al “Da Luz” di Lisbona Benfica e Inter regalano uno spettacolare e pirotecnico 3-3 nella sfida valevole per penultima giornata della fase a gironi della Champions League, di cui a breve andremo a svolgere l’analisi tattica. Una partita incredibile con una trama completamente capovolta da un tempo all’altro. Nel primo, dominio tecnico e psicologico totale dei lusitani che chiudono avanti grazie alla tripletta dell’ex João Mário. Poi, nella ripresa, i nerazzurri cambiano atteggiamento e prima dell’ora di gioco si portano ad una sola lunghezza di distanza con Arnautović e Frattesi. Inzaghi sfrutta l’inerzia a proprio vantaggio e manda dentro i titolari. Al 72′ Thuram, appena entrato, si procura un calcio di rigore, trasformato da Sánchez, che completa la rimonta. Nel finale, i padroni di casa rimangono in 10 per l’espulsione di António Silva, mentre in pieno recupero Barella sfiora il gol dell’apoteosi centrando la traversa.

Andiamo a rivivere le infinite emozioni e gli spunti salienti di questo Benfica-Inter attraverso la nostra analisi tattica. Prima, però, diamo un’occhiata alle scelte di formazione dei due allenatori.

Portoghesi in campo col consueto 4-2-3-1, che vede Aursnes, António Silva, Otamendi e Morato a dare protezione a Trubin. In cabina di regia, spazio alla qualità e alla freschezza giovanile di Florentino e João Neves. L’unica punta è Tengstedt, supportato alle spalle da Rafa Silva, con Di María e João esterni.

L’Inter, già certa della qualificazione, decide di presentarsi a Lisbona con una formazione rimaneggiatissima per il suo 3-5-2. A cominciare dalla porta, presidiata da Audero, mentre il terzetto difensivo è composto dal centrale De Vrij e dai braccetti Acerbi e Bisseck. Sulle fasce agiscono Carlos Augusto e Darmian, con Klaassen e Frattesi a fiancheggiare Asllani nel mezzo. Davanti, la coppia Sánchez-Arnautović.

Analisi tattica Benfica-Inter, il primo tempo: João Mário si toglie qualche sassolino dalle scarpe

È inevitabile, approcciandoci all’analisi tattica di Benfica-Inter, che le scelte di Simone Inzaghi destino più di qualche sospetto. Lo strapotere lusitano dei primi 45 minuti si spiega anche per via di questa decisione troppo audace di mandare in campo dei giocatori con poca amalgama. Se a ciò aggiungiamo un approccio fin troppo rilassato, completamente opposto rispetto a quello aggressivo e voglioso dei padroni di casa, ecco che si materializza il disastro.

I nerazzurri provano comunque a rimanere fedeli ai propri principi, in particolare la costruzione dal basso. Il Benfica pressa molto alto, prendendo dei riferimenti ben precisi. Rafa si concentra su Asllani, mentre il resto del comparto offensivo attacca il terzetto arretrato milanese. João Mario, in più, alterna l’aggressione su Bisseck alla schermatura interna di Frattesi. Klassen viene invece costantemente tallonato da Florentino ed è costretto a giocare sempre spalle alla porta e senza alcuna possibilità di ricevere. La squadra di Schmidt riesce inoltre a tenere i reparti stretti, per cui anche Sánchez finisce per essere oscurato nonostante i tanti movimenti a venire incontro per dettare una traccia verticale.

Insomma, trovare varchi per l’Inter è impresa ardua e non a caso gli uomini di Inzaghi sono praticamente nulli dal punto di vista offensivo per tutta la prima metà della prima frazione. Di tutt’altro tenore è invece la prestazione dei lusitani.

Analisi tattica Benfica-Inter: il dominio portoghese

Se i nerazzurri non trovano la consueta fluidità di manovra non è solo per le scelte temerarie di Inzaghi. Il Benfica ha un grosso merito nel togliere certezze e riferimenti, abbinando una feroce pressione ad un’eccelsa qualità tecnica dal centrocampo in su. L’ispiratore principale di tutte le azioni lusitane non può che essere Di María, che occupa una posizione sempre molto interna, lasciando la corsia libera alla spinta di Aursnes. Dentro al campo, l’argentino può dialogare nello stretto in velocità oppure innescare l’attacco della profondità.

Dal pressing e dalle disattenzioni della difesa interista il Benfica riesce a costruire le proprie fortune, con protagonista indiscusso João Mário. Al minuto 5, Tengstedt viene perfettamente imbeccato in verticale dentro l’area di rigore: la sua sponda di testa all’indietro trova al centro il portoghese tutto solo, libero di schiacciare la palla all’angolino per il gol del vantaggio.

Benfica-Inter (3-3): analisi tattica e considerazioni

Nemmeno 10 minuti dopo e l’ex torna a colpire. Stavolta l’azione ha origine da una sanguinosa palla persa da Asllani al limite dell’area. Rafa strappa la sfera dai piedi del regista nerazzurro, mettendo in moto l’attaccante danese, ancora nei panni di rifinitore. Il suo suggerimento dentro viene raccolto in seconda battuta dal numero 20 che batte nuovamente Audero in uscita. Il ceffone del ko arriva, invece, al 34′ e parte con un’imbucata vincente del Fideo sulla trequarti, che trova tutto solo Rafa. Questi scarica ancora sul proprio centravanti che mette a referto il secondo assist della sua serata sterzando e appoggiando un pallone morbido in area piccola che il classe ’93 deve solo spingere a porta sguarnita.

L’Inter riesce pochissime volte a farsi vedere in avanti e generalmente ciò avviene sempre trovando sfogo sugli esterni. In particolare, le occasioni migliori nascono quando i braccetti accompagnano l’azione, creando superiorità numerica e riuscendo a crossare.

Analisi tattica Benfica-Inter, il secondo tempo: la clamorosa svolta della gara

Nella ripresa, il copione dell’analisi tattica di Benfica-Inter viene totalmente ribaltato. Inzaghi decide di confermare gli stessi 11 che hanno iniziato la partita. A cambiare è soprattutto l’atteggiamento delle due squadre.

I nerazzurri sembrano voler alzare l’intensità e l’aggressività della pressione per non finire imbrigliati nel palleggio dei portoghesi. Lo squillo decisivo lo porta Arnautović, che si fa trovare pronto sul secondo palo per ribadire in porta un colpo di testa di Bisseck da corner. I padroni di casa pagano il rientro un po’ troppo sornione, ma piano piano provano a rientrare in partita facendo valere i propri preziosismi nella gestione del pallone.

L’Inter ha però una marcia in più. Maggiore cattiveria nel cercare il recupero del pallone e, finalmente, qualche traccia verticale in più tra le maglie allentatesi della retroguardia delle Águias. Al minuto 58, Arnautović propizia un recupero e lancia in profondità Carlos Augusto. Sugli sviluppi dell’azione, la squadra di Inzaghi trova la superiorità numerica sulla sinistra con Acerbi, che mette dentro un gran bel cross che per Frattesi tutto solo in area di rigore. Il centrocampista della Nazionale è bravissimo a sfruttare l’assist con una precisa girata d’interno.

Benfica-Inter (3-3): analisi tattica e considerazioni

Con l’inerzia che pende tutta dalla propria parte, il tecnico piacentino decide di liberare i mostri sacri dalla panchina. Al 67′ entrano Barella, Cuadrado e Thuram per Darmian, Klassen e lo stesso attaccante austriaco. Due giri di lancette più tardi, è Sánchez a rubar palla al limite della propria area di rigore, con conseguente avvio del contropiede magistralmente condotto dal neoentrato francese. Giunto in area, viene improvvidamente steso da Otamendi. È calcio di rigore. Dal dischetto, il cileno non sbaglia e completa la rimonta.

Benfica-Inter (3-3): analisi tattica e considerazioni

L’assalto finale in superiorità numerica

Il Benfica perde totalmente il bandolo della matassa e pende letteralmente dalle giocate di Di María. Schmidt prova perciò a inserire forze fresche con Musa e Kökçü ai posti di Florentino e Tengstedt. Tatticamente non cambia nulla. Nell’Inter, invece, fanno il loro ingresso anche Dimarco prima e Lautaro poi, rispettivamente per De Vrij e Sánchez. Inzaghi ridisegna la sua difesa portando Acerbi centrale e l’ex Parma braccetto di sinistra. 

Le squadre finiscono per allungarsi, anche perché ormai provano a vincerla entrambe e per questo portano tanti uomini nella metà campo avversaria. Persa palla, però, si aprono delle praterie per scatenarsi in contropiede. Disciplina in cui i nerazzurri eccellono grazie all’esuberanza fisica e tecnica in campo aperto di un incontenibile Thuram.

Un’ultima svolta a quest’analisi tattica di Benfica-Inter arriva al minuto 86, quando António Silva stende Barella con un’entrataccia che gli costa il rosso diretto. Il primo aggiustamento è lo spostamento di Morato centrale con Neves terzino sinistro e João Mário arretrato a centrocampo. Tre minuti dopo, con l’ingresso di Araújo per Di María, vengono ristabiliti i ruoli iniziali, dato che il neoentrato si piazza subito come centrale difensivo.

Il finale è tutto a tinte nerazzurre, con la squadra ospite che cerca di giocare in ampiezza per sfruttare la freschezza dei propri esterni e aprire la stretta difesa del 4-4-1 lusitano. L’occasione clamorosa arriva al 95′ con Barella, pescato da un preciso cross di Dimarco (che chiude la partita da quinto). La traversa, però, nega la gioia al centrocampista sardo.

Benfica-Inter, le considerazioni finali

Una mini-serie in due episodi con un plot twist quasi impronosticabile tra primo e secondo. È così che possiamo sintetizzare Benfica-Inter quando ci apprestiamo ormai a porre fine alla nostra analisi tattica.

I padroni di casa sciupano una chance pazzesca per andare a prendersi la qualificazione all’Europa League contro il Salisburgo col vantaggio di avere a disposizione due risultati su tre. Non bisogna sorprendersi, però, di questo suicidio sportivo dei lusitani. Il loro cammino europeo ha dell’incredibile e parla chiaro: ancora a secco di vittorie, peggior difesa del girone e un attacco che si è sbloccato solo nelle ultime 2 partite.

L’Inter dopo aver rischiato una bruttissima figura e una pesante umiliazione riesce a risorgere dalle proprie ceneri e a portare a casa un pareggio prezioso per arrivare a contendersi il primato del gruppo nello scontro diretto dell’ultima giornata con la Real Sociedad. Inzaghi ha sì rischiato di pagare dazio con lo stravolgimento della squadra titolare, ma dagli stessi giocatori inguardabili nel primo tempo ha saputo trarre le motivazioni e la forza per reagire e gettare le basi della rimonta.

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