
Italiano allo scoperto: “Ero vicino a una panchina di Serie A”. E su Vlahovic: “Il più forte che ho allenato”.
Vincenzo Italiano torna a parlare dell’Italia e lo fa con una rivelazione che inevitabilmente riaccende la curiosità sul suo recente passato. L’attuale allenatore del Besiktas ha raccontato al Corriere dello Sport di essere stato vicino a una panchina di Serie A prima di scegliere la Turchia, senza però svelare quale fosse il club interessato. Una possibilità concreta, dunque, che avrebbe potuto riportarlo immediatamente nel campionato italiano dopo la conclusione della sua esperienza al Bologna. Alla fine, però, la scelta è ricaduta sul Besiktas, una decisione che lo stesso tecnico ammette di non aver immaginato fino a pochi mesi prima.
Italiano non ha voluto fare il nome della società italiana con la quale ci sarebbero stati i contatti, limitandosi a confermare che la trattativa era a un livello significativo. “Diciamo di sì, ma non dico quale”, ha spiegato quando gli è stato chiesto se fosse stato vicino a una panchina di Serie A. Una risposta che lascia inevitabilmente aperta la curiosità, soprattutto considerando il percorso dell’allenatore negli ultimi anni e il suo rapporto con il calcio italiano.
Italiano parla della scelta di andare all’estero
L’allenatore ha poi raccontato come sia arrivata la svolta che lo ha portato all’estero. Prima del Besiktas aveva avuto colloqui importanti con alcuni club europei e, in particolare, una conversazione con i dirigenti del Benfica che gli aveva permesso di guardare con occhi diversi alla possibilità di lavorare fuori dall’Italia. Italiano non era inizialmente orientato verso un’esperienza internazionale: il suo desiderio era quello di rimanere in Serie A e provare a raggiungere nuovi traguardi. Poi, pochi giorni dopo quel confronto, è arrivata la chiamata del Besiktas con una proposta ritenuta particolarmente interessante.
La scelta, quindi, non è stata semplicemente dettata dalla mancanza di alternative in Italia. Italiano ha raccontato di aver ricevuto una proposta capace di convincerlo a cambiare prospettiva. Il Besiktas gli ha presentato un progetto ambizioso, con obiettivi precisi e la possibilità di confrontarsi con un ambiente che lo ha colpito immediatamente. L’impatto con Istanbul, infatti, è stato molto positivo: il tecnico ha parlato di stadi pieni, grande passione e di un’atmosfera che gli ha ricordato il calcio italiano degli anni Ottanta e Novanta.
Un progetto tecnico da sposare
Anche il progetto tecnico ha avuto un peso importante. Italiano ha spiegato che il Besiktas era all’inizio di un percorso di rifondazione e che, durante il ritiro, circa tre quarti della rosa erano composti da giovani. La squadra ha dovuto inoltre fare i conti con il ritardo nel rientro di diversi nazionali dopo il Mondiale. Nonostante le difficoltà iniziali, il Besiktas ha superato due volte il Midtjylland nei preliminari di Europa League e successivamente ha completato la rosa, fino all’arrivo di Dusan Vlahovic. Un percorso che, secondo Italiano, ha prodotto risultati migliori rispetto alle aspettative iniziali.
Ed è proprio Vlahovic il secondo grande protagonista dell’intervista. Italiano ha speso parole particolarmente importanti per l’attaccante serbo, che conosce molto bene dai tempi della Fiorentina e che ha voluto nuovamente allenare al Besiktas. Il tecnico ha raccontato di aver parlato con Dusan proprio il giorno della firma e di avergli chiesto informazioni sulla sua situazione, visto che il giocatore stava lasciando la Juventus. Vlahovic aveva diversi contatti con altri club e aveva spiegato a Italiano che, qualora quelle piste non fossero andate a buon fine, si sarebbero risentiti.
Il rapporto con Vlahovic
Alla fine quella possibilità è diventata realtà. Italiano e la società hanno deciso di puntare sul centravanti serbo, che a oggi ha risposto con numeri importanti: quattro partite di campionato e cinque gol. L’allenatore ha sottolineato di volerlo riportare progressivamente alla piena condizione, convinto che possa ancora dare moltissimo al calcio europeo. Vlahovic ha appena 26 anni e per Italiano ha ancora davanti a sé una parte importante della carriera.
Ma la frase che inevitabilmente farà più discutere riguarda il confronto con tutti gli altri attaccanti allenati nella sua carriera. Italiano non ha avuto dubbi: “Negli anni successivi ho avuto attaccanti di valore, ma del suo calibro no”. Il riferimento è al Vlahovic visto a Firenze, quello capace di segnare 20 gol nelle prime 20 partite della sua ultima stagione in viola sotto la guida dello stesso Italiano. Un rendimento che il tecnico considera ancora oggi difficilmente paragonabile a quello degli altri centravanti avuti a disposizione tra Fiorentina e Bologna.
Il dato che Italiano ricorda è quello dei sei mesi vissuti insieme a Firenze. Vlahovic aveva infatti avuto un’esplosione impressionante e, secondo l’allenatore, quella Fiorentina avrebbe potuto ottenere ancora di più se il centravanti non fosse partito. Nonostante la cessione, la squadra riuscì comunque a chiudere positivamente quella stagione, ma Italiano ritiene che la presenza di un attaccante di quel livello avrebbe potuto aumentare ulteriormente le ambizioni del gruppo.
L’esperienza negativa del serbo alla Juventus
E quando gli viene chiesto perché Vlahovic abbia progressivamente perso spazio alla Juventus, Italiano preferisce non formulare una spiegazione definitiva. “Non lo so”, è stata la sua risposta. Il tecnico ha però subito aggiunto una considerazione sui numeri: a suo giudizio, il serbo non può essere descritto semplicemente come un giocatore che non ha reso. Ha segnato diversi gol anche durante l’esperienza bianconera e, secondo Italiano, gli infortuni e alcune situazioni vissute dalla squadra non lo hanno certamente aiutato.
Le parole dell’allenatore arrivano inoltre poche settimane dopo l’addio definitivo di Vlahovic alla Juventus e si intrecciano con quanto raccontato dallo stesso attaccante serbo sul divorzio dai bianconeri. Vlahovic aveva spiegato di aver iniziato l’ultima stagione dalla panchina anche per la situazione contrattuale e di non aver mai avuto una vera trattativa sul rinnovo nei tre anni precedenti. Italiano, invece, non entra nel merito delle responsabilità della Juventus e si limita a osservare che, guardando ai numeri, il centravanti aveva comunque continuato a segnare.
La nuova tappa turca
Il nuovo capitolo al Besiktas sembra però aver restituito entusiasmo a Vlahovic. Italiano ha parlato di un giocatore ancora giovane, con un grande futuro davanti e soprattutto con la possibilità di tornare ai livelli mostrati proprio a Firenze. Il dato delle cinque reti nelle prime quattro partite di campionato è già significativo, anche se naturalmente rappresenta soltanto l’inizio della nuova avventura. La sfida sarà mantenere continuità e ritrovare quella centralità che negli ultimi anni alla Juventus era diventata più complicata.
L’intervista di Italiano non riguarda però soltanto Vlahovic. L’allenatore ha parlato anche della propria evoluzione tattica, spiegando come il suo calcio non sia rimasto identico rispetto agli inizi. L’aggressività continua a essere un principio fondamentale, ma il tecnico sostiene di aver modificato molto il proprio modo di lavorare: alcune sue squadre hanno palleggiato maggiormente, altre hanno giocato in maniera più verticale, altre ancora hanno scelto di attendere maggiormente gli avversari. Anche i moduli vengono alternati, come sta accadendo proprio al Besiktas.
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