
A 32 anni, a pochi mesi dal compimento dei 33, Suso l’ex esterno offensivo del Milan ha annunciato ufficialmente il proprio ritiro dal calcio giocato, chiudendo una carriera, al Cadice, durata oltre quindici anni e sviluppatasi tra Spagna, Inghilterra e Italia. Jesus Joaquin Fernandez Saenz de la Torre, conosciuto semplicemente come Suso, ha scelto di dire basta proprio nel luogo dal quale tutto era cominciato, il Cadice. Una decisione che non comporterà però un vero distacco dal club della sua città. Perché l’ex calciatore continuerà a rappresentarne colori e identità in una nuova veste. A partire da ottobre diventerà infatti rappresentante istituzionale della società. Trasformandosi di fatto in uno degli ambasciatori del Cadiz Club de Futbol.
E’ un epilogo particolarmente simbolico per un giocatore che, dopo aver attraversato alcune delle realtà più importanti del calcio europeo, aveva scelto nel 2025 di tornare a casa per completare il proprio percorso. Cadice non rappresentava infatti una destinazione qualunque. Suso era cresciuto proprio nel vivaio del club andaluso, nella città in cui è nato e della cui squadra è sempre stato tifoso. L’obiettivo del ritorno era anche quello di provare a contribuire alla risalita della formazione gialla verso LaLiga. Sogno che però non è riuscito a concretizzare. Nell’ultima stagione in seconda divisione ha raccolto ventisette presenze e realizzato 1 rete, prima di arrivare alla decisione definitiva di appendere gli scarpini al chiodo.
Suso e Cadice, un amore che non finisce qui: il ritiro e il ricordo al Milan
Alla scelta avrebbe contribuito anche la situazione economica del Cadice. Secondo una delle ricostruzioni circolate attorno al ritiro, la società avrebbe avuto difficoltà nel sostenere uno stipendio vicino ai 900mila euro annui e avrebbe quindi favorito il passaggio di Suso verso un incarico diverso. Il rapporto tra le parti, però, non si è interrotto. Anzi, il club ha sottolineato lo sforzo personale compiuto dal giocatore per tornare nella propria città e la disponibilità dimostrata nel trasformare il legame calcistico in una collaborazione destinata a continuare anche fuori dal campo. Suso diventerà così uno dei volti del Cadice, con il compito di rappresentarne istituzionalmente lo stemma e i colori.
Prima di arrivare a questo punto, però, il mancino spagnolo ha vissuto una carriera lunga e ricca di esperienze. Il primo grande salto arrivò prestissimo. Nel 2010 lasciò infatti il settore giovanile del Cadice per trasferirsi al Liverpool. Una scelta importante per un ragazzo ancora molto giovane. In Inghilterra completò il proprio percorso di formazione fino a conquistare l’esordio con la prima squadra nel 2012. Quella stagione rappresentò il primo vero assaggio del calcio di alto livello. Ma per trovare continuità Suso ebbe successivamente bisogno di tornare temporaneamente in Spagna. L’esperienza all’Almeria diventò così una tappa fondamentale della sua crescita.
Lì riuscì a giocare con maggiore regolarità. Mettendo in mostra quelle caratteristiche che avrebbero poi accompagnato tutta la sua carriera. Mancino raffinato, capacità di partire dalla fascia destra per accentrarsi, qualità nell’uno contro uno e soprattutto una grande sensibilità tecnica nella gestione del pallone. Tornato successivamente al Liverpool, però, non riuscì a trovare lo stesso spazio e nel gennaio del 2015 arrivò una delle svolte più importanti della sua carriera. A credere in lui fu il Milan.
Italia: dove tutto ebbe inizio
Il club rossonero decise di investire sul talento dello spagnolo, portandolo in Serie A in un momento nel quale la squadra stava attraversando una fase di profonda ricostruzione. L’impatto iniziale non fu semplice e Suso faticò a trovare continuità e centralità. Proprio per questo, nel gennaio successivo, Milan e giocatore optarono per un’esperienza in prestito al Genoa. Quella parentesi si rivelò preziosa. Con la maglia rossoblù riuscì a giocare con maggiore frequenza, trovando anche la via del gol e adattandosi definitivamente alle caratteristiche del campionato italiano. Quando tornò al Milan, la situazione era profondamente diversa.
Suso si conquistò gradualmente un ruolo sempre più importante e diventò uno degli uomini di riferimento dell’attacco rossonero. Il suo modo di giocare diventò facilmente riconoscibile. Partenza larga sulla destra, controllo con il mancino, movimento verso il centro del campo e ricerca del tiro o dell’assist. Una giocata spesso prevedibile agli occhi degli avversari ma altrettanto difficile da neutralizzare nei suoi momenti migliori. Complessivamente, Suso ha indossato la maglia del Milan in centocinquantatré occasioni, realizzando 24 reti. Numeri che raccontano soltanto in parte il peso avuto dallo spagnolo in alcune stagioni particolarmente complicate della storia recente rossonera.
In un Milan ancora distante dagli standard degli anni migliori, il suo talento rappresentò spesso una delle principali fonti di imprevedibilità offensiva. Con i rossoneri riuscì inoltre a conquistare la Supercoppa Italiana del 2016. Uno dei trofei più significativi della sua esperienza in Italia. Il rapporto con il Milan terminò nel gennaio del 2020, quando Suso fece ritorno in Spagna per vestire la maglia del Siviglia. Anche questa esperienza sarebbe diventata centrale nella sua carriera. In Andalusia trovò infatti una squadra abituata a competere ai massimi livelli europei e riuscì ad arricchire sensibilmente il proprio palmares.
Ritiro Suso: il Cadice se lo godrà ancora, il Milan ringrazia
Con il Siviglia, fino alla stagione 2024/25, ha disputato complessivamente centosettanta partite e realizzato 10 reti. Soprattutto, però, ha potuto festeggiare due Europa League, conquistate nelle stagioni 2019/20 e 2022/23. Due successi che hanno dato alla seconda parte della sua carriera una dimensione internazionale importante. A questi si è aggiunta anche la UEFA-CONMEBOL Club Challenge conquistata nel 2023. Il Siviglia è stato quindi il club con cui Suso ha raccolto alcune delle soddisfazioni più importanti a livello di trofei. Completando un percorso che lo aveva visto partire giovanissimo dalla Spagna, crescere in Inghilterra e affermarsi definitivamente in Italia. Nel 2025, dopo tanti anni lontano da casa, è arrivata la scelta di chiudere il cerchio tornando al Cadice.
Un ritorno guidato non soltanto da motivazioni sportive ma anche da un forte legame personale. L’idea era quella di mettere esperienza e qualità a disposizione della squadra della propria città e provare a contribuire al ritorno nella massima serie spagnola. Il progetto non è riuscito ad arrivare fino in fondo. Ma il rapporto con il Cadice è destinato a proseguire anche dopo il ritiro. Suso lascia quindi il calcio senza allontanarsi realmente da quel mondo. Cambierà semplicemente prospettiva, passando dal terreno di gioco a un incarico istituzionale. Per il Cadice rappresenterà un volto conosciuto a livello internazionale, ma soprattutto un uomo profondamente legato alla società e alla città: inoltre Suso ha lasciato al Milan e al Siviglia in particolare quel non so che di nostalgia che con il suo ritiro si è trasformato in qualcosa di ancora più grande.
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