Calciomercato, allarme Arabia Saudita: la Premier chiede l’intervento della Fifa

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Calciomercato, allarme Arabia Saudita: la Premier chiede l’intervento della Fifa

Sul calciomercato europeo esplode l’allarme Arabia Saudita.

Il calciomercato ci aveva abituati, in questi ultimi anni, allo strapotere della Premier League grazie anche a capitali stranieri al quale si è aggiunto. Solo il PSG, di proprietà Qatar Investment Authority, fondo sovrano del Quatar ha potuto competere con le squadre inglesi negli investimenti su cartellini e stipendi di giocatori al top.
Quest’anno abbiamo assistito all’esplosione del fenomeno Arabia Saudita.
Peccato non aver avvertito i segnali che già gli scorsi anni, quando l’Arabia Saudita abbelliva il proprio campionato con giocatori a fine carriera, come è stato per Cristiano Ronaldo, proponendo cifre per nulla aderenti ai reali valori di mercato.

Calciomercato e l’allarme Arabia Saudita

Il vero tornado è arrivato quest’anno quando sul mercato europeo in poche settimane sono stati spesi oltre 500 milioni di Euro solo per i trasferimenti di giocatori. E questa volta a partire sono stati giocatori anche all’apice della loro carriera calcistica, prelevati da qualsiasi campionato di punta europeo e contesi a tutte le squadre più importanti del continente. Nessuna si è salvata, anche quelle che negli scorsi anni hanno comandato a piacimento il mercato continentale: Manchester City, PSG che solo per volontà del giocatore non ha perso Mbappé, Manchester United, Bayern Monaco, Liverpool, Chelsea, Real Madrid, Inter e Juventus quest’ultima per essersi vista sfuggire un obiettivo alla portata come Milinkovic Savic.

Jota-1 Calciomercato, allarme Arabia Saudita: la Premier chiede l'intervento della Fifa

Calciomercato e l’allarme Arabia Saudita: le regole del gioco

Ora alcuni club Inglesi hanno chiesto alla Fifa di adottare un provvedimento per limitare le maxi-offerte. Secondo quanto scrive Brett Knight su Forbs, in un articolo del 19/05/2023, per limitare le spese di proprietari che hanno disponibilità illimitata di capitali e in assenza di un tetto salariale come avviene per le leghe sportive americane, l’unico elemento utile a disposizione degli organi federali è quell’insieme di norme chiamato fair play finanziario. Queste regole vincolano le spese dei club ai ricavi che sono in grado di produrre.

Ora, visto l’uso spregiudicato che si è fatto di queste norme a livello comunitario, sembra quasi paradossale appellarsi proprio al fair play finanziario nel caso delle squadre saudite. Non c’è voluto molto ai più grossi club continentali per comprendere come aggirare le regole, a esempio adottando sponsorizzazioni fasulle per gonfiare artificialmente i ricavi delle società.
Sempre citando l’articolo di Forbs, per molti queste regole hanno, inoltre, l’effetto di cristallizzare una gerarchia europea anziché garantire la parità di condizioni. E’ logico che se non disponi di una storia gloriosa, come pochi club al mondo possono vantare, solo un club con buoni giocatori può generare grandi ricavi. Solo disponendo di molto denaro si può acquistare buoni giocatori.

Sarà difficile per la Fifa trovare una strada per accogliere le richieste dei club inglesi e, in generale, per affrontare un problema che riguarda indistintamente tutto il calcio mondiale.

Calciomercato, altro allarme 

Per le società europee c’è poi un altro grande pericolo, forse meno grave ma altrettanto urgente e potenzialmente impattante. Il mercato in Arabia chiuderà una settimana dopo quello europeo. Questo potrebbe significare che a mercato chiuso si possono verificare uscite di giocatori importanti senza avere la possibilità di trovare un sostituto.
Il Daily Mail è pessimista anche sulla possibilità di intervenire su questo ambito per l’anno in corso. Troppo tardi per apportare una modifica in un tempo così breve. Bisogna iniziare a ragionare su ciò che è necessario fare per il prossimo anno.

Insomma, la Fifa ha già gli strumenti per gestire la situazione. Occorre però  muoversi nei tempi giusti. Occorre soprattutto rinsaldare un patto tra i club europei e non, affinché tutti si impegnino a rispettare le regole del gioco. E tra questi anche quelli che in questi ultimi anni le hanno ignorate. Dalla Fifa così come dalla Uefa e dalle singole federazioni occorre pretendere maggior rigore e coraggio nel applicazione delle regole e delle sanzioni. Senza guardare in faccia a nessuno.

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