Chiellini appende gli scarpini al chiodo: il ritiro dell’ultimo grande centrale “vecchia scuola”

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Era una notizia già da tempo nell’aria e alla quale è arrivata la conferma attraverso i suoi profili social: Giorgio Chiellini ha annunciato il ritiro dal calcio giocato. Giunge al capolinea quindi, la carriera di uno dei più forti difensori degli ultimi 20 anni. Una carriera gloriosa costellata prestazioni iconiche e innumerevoli trofei. Dai nove Scudetti alzati al cielo con la maglia della Juventus, passando per quell’Europeo vinto in finale contro l’Inghilterra con la fascia da capitano al braccio, fino ad arrivare al trionfo in MLS nella passata stagione, sono ben 27 le coppe aggiunte nella propria bacheca personale. A questi si aggiungono le 716 presenze tra club e Nazionale, tra le quali ben 561 in maglia bianconera superando un uomo simbolo come Scirea. Un’avventura che termina al meglio per forse l’unico difensore “vecchia scuola” rimasto nel calcio moderno.

Il ritiro di Chiellini: dal Livorno al tetto d’Italia con la Juventus

Cresciuto nel settore giovanile del Livorno -con una breve parentesi anche in quello della Roma-, Giorgio Chiellini ha debuttato tra i professionisti all’età di soli 16 anni. In maglia amaranto, il nativo di Pisa vive quattro anni caratterizzati dalle promozioni in cadetteria e in Serie A dopo il piazzamento al terzo posto nella stagione 2003/04. Estate quella, in cui sembrava che il difensore potesse passare a titolo definitivo ai capitolini. Alla fine però, per via delle difficoltà finanziarie della famiglia Sensi, ad inserirsi nella trattativa è la Juventus. Un vero e proprio segno del destino per un giocatore che da lì a qualche anno, sarebbe diventato una delle colonne portanti del club bianconero, se non una delle bandiere.

Ancora troppo giovane ed inesperto, la Vecchia Signora decide di “parcheggiare” il difensore in comproprietà alla Fiorentina. Con la casacca viola Chiellini si specializza nel ruolo di terzino sinistro dimostrando non solo una buona lettura negli anticipi e una marcatura solida, ma anche la sua pericolosità sui calci piazzati. Sono infatti tre i gol siglati nell’annata 2004/2005 contribuendo alla salvezza della compagine toscana. Una svolta per il futuro del classe ’84 arriva la stessa estate quando si accasa definitivamente alla Juventus. 

Chiellini appende gli scarpini al chiodo: il ritiro dell'ultimo grande centrale "vecchia scuola"

Il debutto arriva sotto la gestione Capello ad ottobre, e da qui incomincia una bellissima avventura terminata soltanto nel 2022. Dalla caduta in Serie B, passando per i due settimi posti fallimentari fino ad arrivare agli Scudetti e alla delusione per le due finali di Champions perse, il n°3 ha vissuto tutto questo crescendo non solo come calciatore, ma anche come uomo. In un ruolo delicato come quello del difensore centrale, Chiellini ha anche passato momenti complicati soprattutto post ritorno in massima serie. Le difficili annate dei due piazzamenti in settima posizione, hanno risucchiato nel ciclone della critica lo stesso ex Livorno, capace però di far rimangiare tutto nel corso degli anni a seguire.

La “cura” Conte e la nascita della BBC

Quando si parla di Giorgio Chiellini non si può non pensare alla famosa BBC. Quel trio difensivo composto da Barzagli, Bonucci e dallo stesso difensore toscano capace di diventare uno dei simboli più iconici del grande ciclo vincente della Juventus dei 9 Scudetti. Prima con Conte, poi con Allegri, questo trio difensivo capeggiato in porta da Gigi Buffon, è cresciuto di stagione in stagione acquisendo sempre più solidità e compattezze, facendo sognare i tifosi bianconeri. 

Antonio Conte lo ha creato, mentre Massimiliano Allegri lo ha plasmato. Gran parte dei successi ottenuti in patria e non solo si deve proprio alla BBC, e ad un Chiellini capace di diventare grazie anche a questo assetto tattico, uno dei migliori centrali nel panorama europeo. Questo è stato il periodo della maturità del difensore azzurro sempre più una spina nel fianco per gli attaccanti avversari.

Roccioso, grintoso, determinante, ma poco tecnico: tre caratteristiche di un difensore “vecchia scuola” in un calcio moderno e sempre più all’avanguardia. Basta ricordare i numerosi turbanti indossati sugli innumerevoli scontri aerei vinti, la marcatura asfissiante e lo scontro su un mostro sacro del calibro di Cristiano Ronaldo, la strattonata su Saka nella finale di Wembley e tanti altri episodi che raccontano in maniera dettagliata il Chiellini calciatore. Una cosa è certa: quando i piemontesi si chiudevano per difendere il risultato, il n°3 era in prima fila pronto ad indossare subito l’elmetto!

Chiellini si ritira: dalla Champions solo sfiorata al trionfo di Euro 2020

Pensando al ritiro di Chiellini non si possono non menzionare i 9 Scudetti alzati in bianconero, ai quali si aggiungono anche 5 Coppa Italia e 5 Supercoppe. Un palmarès sicuramente da non sottovalutare, ma al quale come trofei di club manca quella Champions League sfiorata per ben due volte. Dalla finale di Berlino -non giocata per infortunio- contro il Barcellona, fino al pesante 4-1 subito dal Real Madrid, Chiellini è sempre stato protagonista di campagne europee da protagonista. Non solo come leader della retroguardia, ma anche come leader carismatico pronto a buttare giù sangue e sudore per la maglia.

Chiellini appende gli scarpini al chiodo: il ritiro dell'ultimo grande centrale "vecchia scuola"

Se il sogno Coppa dei Campioni non si è realizzato, il difensore può comunque ritenersi più che soddisfatto per quanto fatto in Nazionale. Una esperienza in azzurro culminata con quell’Europeo vinto e alzato al cielo di Wembley visto non solo come forma di riscatto personale dopo il grave infortunio della stagione precedente, ma come la dimostrazione di come in quel periodo, Chiellini fosse forse il migliore al mondo nel suo ruolo. 117 presenze in Nazionale, 8 gol e quella coppa europea tale da portarlo nell’olimpo del calcio italiano con un po’ di amaro in bocca per quella mancata qualificazione a Qatar 2022 che avrebbe potuto mettere la ciliegina sulla torta alla sua gloriosa carriera.

L’età che avanza, gli infortuni e l’esperienza a Los Angeles

Nel calcio come nella vita, tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Ne sono un’ennesima dimostrazione gli ultimi anni di carriera della bandiera bianconera. Ultimi anni costellati da tanti, forse troppi problemi muscolari partiti da quel grave infortunio rimediato in allenamento durante la gestione Sarri. Sempre più ai margini della rosa piemontese, Chiellini ha giocato la sua ultima partita in maglia bianconera nel maggio 2022 contro la Lazio. Uno splendido viaggio terminato al terzo posto della top ten dei calciatori juventini con maggior numero di presenze dietro soltanto a Buffon e Del Piero.

Da qui la sua decisione di proseguire gli ultimi scorci del suo percorso professionale oltre Oceano, e più nello specifico con i Los Angeles FC. Una esperienza completamente nuova e in un calcio diverso senza più i riflettori puntati. Ovviamente, l’ex centrale della Nazionale non poteva non concludere questo cammino inserendo in bacheca altri trofei. Oltre alla MLS’ Supporters’ Shield, il trentanovenne ha collezionato due successi in Western Conference, ma soprattutto la vittoria del campionato americano nella passata stagione. 

Il ritiro di Chiellini: cosa ci lascia l’ex difensore bianconero e della Nazionale

Il ritiro di Giorgio Chiellini rappresenta sicuramente la fine di un’era. Un’era che per i tifosi juventini sta giungendo al termine pensando alla BBC. Un’era che per gli appassionati di calcio coincide con il capolinea dell’ultimo grande difensore “vecchia scuola” del calcio moderno. Se si pensa infatti ai centrali più forti degli ultimi anni, si tratta di calciatori con caratteristiche completamente diverse da quelle del Campione d’Europa.

Chiellini appende gli scarpini al chiodo: il ritiro dell'ultimo grande centrale "vecchia scuola"

Questo lo rende ancora più unico ed inimitabile agli occhi di un calcio che si priverà di uno dei migliori interpreti nel suo ruolo. Perché Chiellini, inoltre, si può dire abbia vissuto numerose vite in una nella sua carriera. Una carriera che ha visto inizialmente degli alti e bassi, senza mai demordere e rialzandosi più forte di prima. Un giocatore che si è fatto amare dai tifosi juventini, facendosi “odiare” sportivamente parlando dagli avversari per i suoi modi un po’ rudi e per quella cattiveria agonistica con la quale prendeva le misure agli attaccanti, facendosi allo stesso tempo rispettare come persona e non solo. Grazie di tutto Giorgio!

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