Conferenza stampa Juventus-Chelsea, Allegri: «Servirà pazienza»

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Alle 21:00 di domani andrà in scena all’Allianz Stadium la partita fra Juventus e Chelsea. Il match è valido per il 2º turno del girone H di Champions League, che per ora vede bianconeri e blues al comando con 3 punti. La Juve è reduce da 3 risultati utili di fila in campionato, che l’hanno rimessa in carreggiata dopo un avvio complicato. I londinesi si trovano al 3º posto in Premier League, ad una sola lunghezza dal Liverpool capolista. Oggi Massimiliano Allegri ha presentato Juventus-Chelsea in conferenza stampa

Juventus-Chelsea, Allegri in conferenza stampa: «Szczesny, Locatelli e Alex Sandro titolari»

Allegri ha esordito parlando delle grandi qualità del Chelsea, ma anche delle ambizioni insite nel DNA bianconero: «Domani ci vorrà una partita tecnica. Sonosolidi, Tuchel ha fatto un grande lavoro. Sono forti in contropiede e nelle palle inattive. Sarà un bel test da quel punto di vista, magari domani sera non prendiamo gol in quelle circostanze. Servirà una gara con pazienza, sarà difficile trovare varchi e dovremo esser bravi a stare in campo. Bisogna dare pressione ma anche giocare bene, fare più passaggi, non puoi giocare 95 minuti in pressione. Quando hai palla, devi respirare per costruire e poi andare a recuperare subito. Domani voglio una squadra che giochi una bella partita, pulita. L’emozione è naturale, servirà una gara “internazionale”. Davanti abbiamo una squadra che quando sbagli ti punisce. Voi direte “anche in Italia avete sbagliato una volta e vi hanno punito”… Avete ragione. Il bonus nel contratto in caso di vittoriadellaChampions? Certo che ce l’ho: ognuno ha ambizione, ognuno ha desiderio. Domani giochiamo contro i Campioni d’Europa, sarà una serata magnifica indipendentemente da come finirà. Serviranno entusiasmo, voglia ed emozione di giocare queste partite. È questo che ti porta a far cose straordinarie, tutti dobbiamo lavorare per fare il massimo. Vincere la Champions, il campionato. Solo così arrivi in cima: dire “passiamo il girone e vediamo”, no. Il desiderio nostro è quello di arrivare in finale. Non so se ci arriveremo, ma è un obiettivo da andare a prendere. E anche lo scudetto. Questo ti fa vincere: amor proprio, ambizione. Ovviamente non puoi vincere tutti gli anni, ci sono anche gli altri, ma farlo è straordinario.

Sulla formazione ho le idee confuse… Scherzi a parte, è stato un buon allenamento. C’è Rabiot, Ramsey è out. Domani deciderò. Difesa a 3? È il primo dubbio che ho: però, come ho già detto, è una questione relativa. Devo dire 3 titolari? Szczesny, Locatelli e Alex Sandro. Danilo domani gioca. Dove? Vedremo. L’unica punta di ruolo è Kean, metterò i due o tre davanti a seconda delle caratteristiche. Rabiot è a disposizione, la caviglia sta bene e sarà convocato. Arthur è ancora molto indietro. Sono stati fatti dei test: nella sosta faremo due amichevoli, proveremo a rimetterlo in condizione nel minor tempo possibile».

Conferenza stampa Juventus-Chelsea, le parole di Allegri

Massimiliano Allegri ha poi commentato la crescita di alcuni giocatori in particolare, soffermandosi principalmente su Bernardeschi, Rabiot, Chiesa e Kean: «Bernardeschi a volte gioca da fantasista ma non è il suo ruolo. Ha delle grandi potenzialità inespresse: con la Sampdoria ha fatto una buona partita come sempre quando è stato chiamato in causa. Tutto parte da quello che hai nella testa, dalla cattiveria nel giocare le partite quando hai la palla. Anche Rabiot è come lui: quando un giocatore è alla Juventus, è difficile possa essere discusso. La differenza nelle carriere dei giocatori passa da quello che hanno nella testa, dall’obiettivo personale al servizio della squadra e dalla cattiveria con cui si allenano, con cui tirano in porta, con cui passano, con cui difendono. Sono dettagli che fanno la differenza. Io se fossi Rabiot sarei arrabbiato con me stesso: è al terzo anno in Italia, in due anni ha segnato poco: non esiste. In questa stagione migliorerà su questi dettagli. I nostri ragazzi “giovani” non sono, hanno solo meno esperienza internazionale. Bentancur è cresciuto molto, domenica poteva tenere palla bassa e segnare. Da solo non può fare la regia di una squadra però, ha bisogno di una collaborazione. Locatelli sotto questo punto di vista gliela può dare: Manuel adesso non è pronto per farla da solo, insieme se la dividono. Kean deve giocare e segnare. Una cosa che sa far bene è far gol. Calcia bene, attacca bene la profondità, chiude bene l’azione. Deve migliorare quando deve giocare con la squadra, a livello di tecnica individuale. Chiesa? Mi aspetto quel che sta facendo ora e ancora meglio. Ha fatto molto bene, arrivare qui e vivere un’annata come lo scorso anno non era facile. Dopo questo Europeo dove ha segnato dei gol decisivi, è nella condizione di non esser più il ragazzo che qualsiasi cosa faccia, va bene. Il margine d’errore s’è assottigliato. Ecco perché questa stagione per lui è più “difficile”».

Allegri: «Italia e Inghilterra hanno due culture calcistiche diverse»

Infine, il tecnico juventino ha chiosato sulla differenza di cultura calcistica fra Italia e Inghilterra, nonché sul cambiamento del calcio nell’era del Covid: «In Italia si va allo stadio per tifare “contro”, in Inghilterra “pro”. In Italia c’è una cultura diversa, completamente. Poi che loro abbiano più risorse è un dato di fatto, il rapporto sui diritti tv tra noi e loro è uno a tre. Noi però c’arrangiamo, è nella nostra storia e nel nostro DNA. Non dobbiamo diventare come le altre nazioni: siamo l’Italia e l’Italia siamo. Piaccia o no. Poi quali partite son belle? Alcune finiscono 3-2, altre 0-0. A tanti lo 0-0 non piace, perché non colgono il dettaglio nel difendere. Dopo il Covid il calcio è cambiato? Sì. Le pressioni… Si giocava senza tifosi, ora con il 75%, e meno male. Ma non puoi sapere se il calcio cambierà ancora in futuro. Ora pochi dati lo confermano: poi a marzo quando ci sarà da vincere, quando i punti peseranno, voglio capire se con gli stadi pieni sarà tutto così. In Italia se uno fa un tiro in porta, allora “vale 35 milioni”. Le partite finiscono 3-2, allora “è cambiato il calcio”. Calma: non ci sono dei dati. Poi lo penso io, quelli più bravi magari la vedono diversamente».

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