Conferenza stampa Lazio-Udinese, Sarri: «Patric titolare»

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A chiudere il turno infrasettimanale di Serie A sarà Lazio-Udinese. Alle 20:45 di domani sera le luci dello stadio “Olimpico” di Roma si accenderanno su una gara molto importante per il destino di Sarri in biancoceleste. La sua Lazio è infatti chiamata a dare delle risposte convincenti dopo gli ultimi due brutti stop in campionato contro Juventus e Napoli. Sarri ha parlato oggi in conferenza stampa di Lazio-Udinese.

Conferenza stampa Lazio-Udinese, Sarri: «Domani potrei cambiare 3-4 giocatori rispetto a domenica»

In merito alla partita di domani sera, il tecnico ha riservato alcune parole per l’allenatore dell’Udinese Luca Gotti, suo collaboratore nell’esperienza al Chelsea: «Gotti ha un’intelligenza fuori dal comune, al Chelsea lo ascoltavo perché non faceva mai considerazioni banali. Sarà una partita dura. L’Udinese ha concesso poco anche fuori casa, è una squadra molto fisica».

Sarri non ha voluto comunicare la formazione titolare, ma ha parlato delle considerazioni che sta facendo: «Il criterio con cui sceglierò i titolari domani? Se prendiamo come riferimento la partita di Napoli allora devo cambiare tutta la squadra. Luiz Felipe è squalificato, c’è Patric che è l’unico destro in questo momento. Vediamo oggi che ci dice l’allenamento. Quando vieni da una partita così viene da chiedersi: cambio tutti o do ancora fiducia agli stessi? Di solito propendo per rifar giocare tutti e undici, ma magari 3-4 li cambio domani. È importante però che non venga gettata la croce addosso a nessuno, perché la responsabilità della sconfitta di Napoli è collettiva».

«Il nostro è un problema di testa e di inconscio. In alcune partite viene meno il movimento senza palla»

L’allenatore biancoceleste non ha nascosto il rammarico per la sconfitta di Napoli, soffermandosi poi su alcuni giocatori al centro delle polemiche: «Il nostro comunque non è un problema tattico, ma di testa e di inconscio. Il sistema nervoso si scarica. Domenica avevamo già perso nel riscaldamento, era evidente. Ciò mi ha provocato un senso di frustrazione. Bisogna avere le idee chiare: quando il Liverpool prese Klopp il primo anno arrivò 12° e il secondo 8°, poi ha vinto tutto. Non penso poi di essere come lui, che è molto meglio di me.

Come si accende Felipe Anderson? Se avessi un joystick lo farei subito. Ha delle qualità straordinarie ma al tempo stesso ha un carattere delicatissimo: la sua sensibilità è diversa dagli altri. Per questo alcune volte diventa fragile. È difficile farlo riattivare ed è difficile fare scelte su di lui: se lo togli rischi di affossarlo, se lo metti dentro rischi di pagare il suo momento. Reina o Strakosha? Viene fatta costantemente una valutazione e finora abbiamo fatto una scelta. Vedremo se sarà il caso di cambiare, ma non è che, se Reina ha preso 3-4 gol, allora va messo fuori. Marusić per ora ha fatto più visite che allenamenti: da oggi va in doppia seduta per diversi giorni. Il “problema del gol” l’abbiamo avuto in poche partite, con o senza Immobile. I nostri attaccanti esterni già sono a 8 gol complessivi, anche Milinković-Savić e Luis Alberto stanno segnando. In alcune partite poi viene meno il movimento senza palla e quindi si diventa sterili. Con la Juventus per esempio volevano tutti la palla sui piedi».

Lazio-Udinese, Sarri in conferenza stampa: «A livello societario c’è margine per lavorare alla Lazio»

Infine, il tecnico toscano ha parlato della mancanza di continuità nei risultati e della direzione progettuale da concordare con la società di Lotito: «Risultati altalenanti? Io penso sempre a vincere le partite. Le difficoltà però sono evidenti: nelle 3 partite dopo le nazionali abbiamo fatto 3 punti, mentre 4 dopo l’Europa League. Se si guardano le partite “normali” invece ne abbiamo raccolti 14, una media molto alta. È una problematica non semplice nel calcio di oggi, perché – al contrario del passato – si gioca sempre ogni 3 giorni. Quando si gioca troppo alla fine si gioca male. Siamo diventati dei registi televisivi noi allenatori, lavoriamo solo sui filmati. Si sta perdendo il gusto di lavorare sul campo. A me non piace, ma magari ad alcuni sì. Non è una questione di soldi per me: io mi divertivo anche in Serie C quando per due volte consecutive sono stato con una società in via di fallimento.

Non ho mai parlato con la società di nomi, ho solo fatto presente delle necessità. Secondo me bisogna mettersi seduti per programmare due o tre sessioni di mercato, non mettersi alla finestra per trovare singole occasioni. Così facendo, in 2-3 finestre costruisci una squadra seria. A livello societario c’è margine per lavorare alla Lazio. Non mi sembra che ci sia questa pressione di dover fare il risultato domani. La società ha delle idee e le porta avanti. A livello mediatico mi interessa il giusto, non so mai quello che scrivete. Se vedo un campo verde guardo, se vedo uno studio cambio canale».

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