Coppa Italia, Atalanta-Juventus (0-1): analisi tattica e considerazioni

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La Juventus si aggiudica la quindicesima Coppa Italia della sua storia superando l’Atalanta nella finale dello “Stadio Olimpico” di cui a breve andremo a svolgere l’analisi tattica. I bianconeri s’impongono alla loro maniera, di corto muso, grazie ad una prestazione gagliarda e ad uno straordinario Dusan Vlahović, autore di una prestazione encomiabile e, soprattutto, del gol che consegna il trofeo alla Vecchia Signora. I nerazzurri, opachi nel primo tempo, vogliosi ma comunque improduttivi nella ripresa, non riescono a esprimersi al loro meglio, né in termini di intensità né di qualità. E anche qui risiede uno dei meriti della squadra di Allegri, capace di difendere il vantaggio praticamente per tutta la gara, essendo arrivato appena al minuto 4

Coppa Italia, Atalanta-Juventus (0-1): analisi tattica e considerazioni

Andiamo allora a ripercorrere i momenti chiave di questa finale tra Atalanta e Juventus attraverso il racconto della nostra analisi tattica. Non prima, ovviamente, di aver dato un’occhiata alle formazioni mandate in campo dai due allenatori.

Gasperini opta per il fidato 3-4-2-1. In porta Carnesecchi, linea difensiva identica a quella schierata contro la Roma, con De Roon a fungere da braccetto assieme a Djimsiti e al centrale Hien. Su gli esterni, Zappacosta e Ruggeri, mentre in mezzo agisce la coppia formata da Éderson e Pašalić. Davanti, stante l’assenza dello squalificato Scamacca, tridente leggero con Koopmeiners e De Ketelaere a supporto di Lookman.

I bianconeri rispondono con un 3-5-2. Il blocco difensivo non presenta novità, con il terzetto titolare con Danilo, Bremer e Gatti a proteggere Perin. In cabina di regia, Nicolussi Caviglia prende il posto di Locatelli, affiancato poi da Rabiot e McKennie. A sinistra, Iling viene preferito a Kostić, mentre a destra staziona Cambiaso. In attacco, la coppia Chiesa-Vlahović.

Analisi tattica Atalanta-Juventus, primo tempo: Allegri stana Gasperini

Per una notte, la Juventus è tornata a essere, muoversi e agire come una squadra e questo segnale è evidente fin dai primissimi istanti della partita contro l’Atalanta, come andiamo a sottolineare nella nostra analisi tattica. Per la quasi assoluta simmetria dei moduli e per le caratteristiche di gioco dei nerazzurri, si vengono a formare dei duelli in ogni zona del campo. Tuttavia, per una volta, il gioco delle coppie non arride agli uomini di Gasperini.

In fase di non possesso, Pašalić si alza su Nicolussi, per estromettere il giovane regista dalla prima costruzione. I tre centrali, invece, ingaggiano degli uno contro uno con le due punte e con McKennie. Chiesa, che parte da sinistra, è oggetto di osservazione da parte di Djimsiti. Hien chiaramente prende Vlahović, mentre De Roon deve interessarsi del texano, che galleggia nel corridoio intermedio di destra. Sono questi gli accoppiamenti nelle zone di campo che mettono più in difficoltà gli orobici nella prima frazione.

Il continuo movimento dei giocatori offensivi bianconeri crea scompiglio e varchi nella difesa atalantina, come accade al minuto 4. Il movimento incontro di McKennie porta fuori l’olandese, creando luce e spazio a Vlahović per poter ricevere la verticalizzazione di Cambiaso. Il serbo, attento nell’evitare il fuorigioco, prende vantaggio sul proprio marcatore e s’invola verso la porta. Davanti a Carnesecchi rimane freddo e lo batte sul proprio palo, portando in vantaggio la Juventus.

Coppa Italia, Atalanta-Juventus (0-1): analisi tattica e considerazioni

Buona parte della costruzione offensiva della squadra di Allegri, dunque, poggia non soltanto sulle ripartenze, ma, appunto, anche su una sapiente gestione di movimenti e spazi. Con Vlahović a fungere praticamente da regista alto, con una intelligente e pulita gestione del pallone, tanto le mezz’ali quanto gli esterni approfittano dei varchi lasciati dai difensori di Gasperini per inserirsi in profondità.

Non soltanto ripartenze, come dicevamo, anche perché i bianconeri trovano una discreta fluidità di palleggio favorita dalla superiorità numerica a centrocampo. Con Pašalić alto, Éderson rimane da solo a fronteggiare l’esuberanza fisica di Rabiot, mentre con Cambiaso spesso interno, la squadra di Allegri guadagna un palleggiatore in più. Anche nel giro-palla da dietro, con la disposizione a 4, la Juventus elude il primo tentativo di pressing. Aprendo Gatti e tenendo basso Iling, Koopmeiners, Lookman e De Ketelaere non riescono a coprire tutto l’arco e, se non vengono commessi errori tecnici nella trasmissione del pallone, diventa dura recuperare.

Coppa Italia, Atalanta-Juventus (0-1): analisi tattica e considerazioni

I tentativi atalantini di rimediare allo svantaggio

Non è stato un primo tempo facile per l’Atalanta contro una Juventus ben messa in campo e organizzata come appurato in questa prima parte dell’analisi tattica. Gasperini tenta di dare imprevedibilità ai suoi alterando più volte le posizioni dei tre davanti. Prima l’olandese a sinistra e il belga a destra per poter avere Lookman in zona centrale, costantemente ricercato come primo appoggio. Sia in profondità, quando la Juventus si alza per accompagnare il proprio centravanti, sia soprattutto palla nei piedi.

Poi, attorno al minuto 25, ecco lo smistamento dell’anglo-nigeriano sulla destra per portare i centimetri di De Ketelaere contro Bremer e Danilo. Il risultato comunque non cambia. Contro il compatto 5-4-1 bianconero, arroccato a protezione della trequarti, i bergamaschi non trovano spazi per imbucate e anche esternamente faticano a sviluppare gioco, visti i costanti aiuti di Chiesa da una parte e di McKennie dall’altra. Anche i braccetti, generalmente fonte per nulla secondaria delle sortite offensive atalantine, si limitano a supportare i centrocampisti nella prima impostazione, senza però offrire un contributo effettivo nel creare superiorità numerica in alcuna zona del campo.

La Juventus può così difendere senza affanni e lasciare Perin abbastanza tranquillo tutto sommato. 

Analisi tattica Atalanta-Juventus, secondo tempo: gli sforzi offensivi bergamaschi non pagano

Nella ripresa, Gasperini infonde subito una sterzata all’analisi tattica di Atalanta-Juventus con un cambio. Fuori De Ketelaere, dentro El Bilal Touré. Con l’innesto di un attaccante di maggior peso specifico, i nerazzurri cambiano passo rispetto al primo tempo, macinando molto più gioco sulle corsie esterne, dove insistono catene di tre uomini tra braccetto, esterno e trequartista.

Particolarmente sollecitata è la fascia sinistra, dove viene dirottato anche Lookman in virtù della sostituzione. L’ex Leicester entra finalmente in partita agendo in una zona più congeniale nei pressi del limite dell’area. La sua nuova posizione infastidisce la difesa bianconera, che collassa su di lui stringendo anche Cambiaso. La sua velocità e l’abilità nel dribbling, nonché la pericolosità delle sue conclusioni costringono la retroguardia di Allegri a tenere un occhio di riguardo. Non è un caso se è dai suoi piedi che arriva una delle occasioni più velenose, con un tiro respinto dal palo

La presenza di una punta dentro l’area, poi, fa aumentare vertiginosamente il numero di traversoni che mettono sotto pressione Bremer e compagni. Di converso, la Juventus, per ribaltare l’azione, è chiamata a giocare in contropiede per sfruttare il baricentro altissimo della squadra di Gasperini, di fatto accampata con tutti gli effettivi nella metà campo bianconera. Vlahović, con la sua energia e la sua qualità, è ancora una volta il riferimento principale su cui appoggiarsi. Tuttavia, talvolta il serbo non è sempre supportato col medesimo vigore dagli altri.

Poco prima dell’ora di gioco, il tecnico di Grugliasco eleva ulteriormente il tasso offensivo dei suoi. Entrano in contemporanea Miranchuk, Scalvini e Hateboer per Zappacosta, Hien e Pašalić. Koopmeiners viene arretrato in mediana, Djimsiti passa a fare il centrale, mentre il russo si colloca nel settore destro dell’attacco. Pochi minuti dopo, invece, Allegri rimpiazza Nicolussi con Miretti, spostando Rabiot davanti alla difesa. L’innesto del classe 2003 aggiunge imprevedibilità, soprattutto con i suoi inserimenti senza palla. Anche a lui sarà un legno a negare la gioia del gol.

Coppa Italia, Atalanta-Juventus (0-1): analisi tattica e considerazioni

Per sfruttare ulteriormente le ripartenze, l’allenatore livornese inserisce dapprima Yildiz per Chiesa. Poi, Milik e Weah per Cambiaso e il match-winner. Il copione dell’analisi tattica però non varia: l’Atalanta preme e spinge cercando pertugi dentro l’area, la Juventus tiene e respinge e cerca di alleggerire in avanti con la freschezza dei neoentrati. Va così fino al triplice fischio che consegna la Coppa alla Vecchia Signora.

Atalanta-Juventus, le considerazioni finali

Concludiamo questa nostra analisi tattica di Atalanta-Juventus con qualche riflessione.

Allegri, nella notte che può salvare un’altra annata altrimenti disastrosa, si ricorda di allenare una squadra e, soprattutto, una partita. I bianconeri mettono in scena una prestazione eccellente, come non si vedeva da praticamente gennaio. In particolare, però, la squadra dà sempre la sensazione di sapere cosa fare, sia con la palla che senza. Un piano preciso e organizzato, preparato per neutralizzare le caratteristiche dell’avversaria. Anzi, sfruttarle a proprio vantaggio, interpretando a meraviglia la gara. E, dulcis in fundo, una bella vittoria di corto muso che tanto piace al livornese.

Terza sconfitta in altrettanti finali della Coppa nazionale per i bergamaschi, che invece, hanno fatto fatica a esprimersi al meglio, con la leggerezza spumeggiante delle grande occasioni. L’assenza di Scamacca è stata sicuramente determinante, considerato lo stato di grazia dell’attaccante nell’ultimo periodo. Come se non bastasse, la serata dell'”Olimpico” viene ulteriormente aggravata da una pecca che potrebbe influire e non poco sul prossimo e fondamentale impegno dell’Atalanta, la finale di Europa League. De Roon, infortunatosi da solo dopo uno scontro di gioco, ha dovuto abbandonare la partita. Sulle sue gambe, sì, ma con un volto tutt’altro che rassicurante.

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