Coppa Italia: Juventus-Inter (2-4 d. t. s.), l’analisi tattica

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analisi tattica Sassuolo-Atalanta

L’Inter batte la Juventus per 4-2 e si aggiudica l’ottava Coppa Italia della sua storia. I nerazzurri conquistano così il secondo trofeo stagionale in una finale contro i bianconeri, dopo la Supercoppa. Per decidere la gara occorrono i supplementari, dove la squadra di Inzaghi, trascinata da un Perisic strabiliante, mette k.o. gli uomini di Allegri. Oltre ai gol, non mancano poi spettacolo, emozioni, intensità e polemiche, come si confà ad un derby d’Italia che si rispetti. Nei primi 90 minuti regna un sostanziale equilibrio e non solo nel punteggio. La gara vive di fasi alterne di dominio dell’una sull’altra. Alla Vecchia Signora non basta la ritrovata vena realizzativa di Vlahovic. Non indugiamo oltre e prepariamoci ad approfondire i tantissimi spunti di questo Juventus-Inter sotto il profilo dell’analisi tattica. Partiamo però prima, come sempre, dalle formazioni.

Coppa Italia: Juventus-Inter (2-4 d. t. s.), l'analisi tattica

Allegri decide inizialmente di fare a meno di Morata e schiera un 4-4-2 che possa garantirgli copertura sugli esterni. In porta c’è ovviamente Perin, portiere di Coppa, protetto da una retroguardia composta da Danilo e Alex Sandro sugli esterni e dalla coppia centrale Chiellini-De Ligt. In mezzo al campo Zakaria e lo stakanovista Rabiot, con Bernardeschi e Cuadrado a presidiare le fasce. Davanti, la coppia Dybala e Vlahovic.

Inzaghi risponde col consueto 3-5-2. Handanovic tra i pali, linea difensiva guidata da De Vrij insieme a Skriniar e D’Ambrosio sul centro-destra. I quinti a tutta fascia sono l’inamovibile Perisic e Darmian. In mediana, invece, spazio per i titolarissimi Brozovic, Barella e Calhanoglu. In attacco, torna il duo formato da Dzeko e Lautaro Martinez.

Primo tempo: ottima partenza dell’Inter, Juve meglio nella seconda parte

In questa analisi tattica di Juventus-Inter, vedremo come una costante determinante per l’andamento della gara sia l’intensità. Tale fattore si pone come elemento barometro soprattutto per i bianconeri. Quando la squadra di Allegri riesce a tenere alto il ritmo del pressing, allora crea qualche problema ai nerazzurri. Quando, invece, l’aggressività cala, paga dazio. Ed è così che al minuto 7, gli uomini di Simone Inzaghi trovano la rete del vantaggio. Sugli sviluppi di una palla inattiva, Barella sfrutta tutto lo spazio e il tempo concessogli dalla passiva resistenza dei piemontesi per trovare l’angolo lontano con un destro micidiale.

Coppa Italia: Juventus-Inter (2-4 d. t. s.), l'analisi tattica

Analisi tattica Juventus-Inter: la proposta dei bianconeri

Allegri, conscio della maggiore qualità dei palleggiatori avversari, prepara una partita di attesa ed attenzione. Dybala è chiamato a dare un’occhiata in prima battuta a Brozovic. L’argentino, però, non segue troppo il croato, specialmente quando questi si sgancia in avanti. In fase di impostazione, i bianconeri si dispongono con la difesa a 3 guidata da De Ligt. Danilo stringe la sua posizione, mentre Chiellini si defila leggermente sul centro-sinistra. Ciò consente ad Alex Sandro di alzarsi e portarsi in linea con gli altri giocatori offensivi.

Contro la difesa schierata dell’Inter, i torinesi fanno fatica a sviluppare gioco. Cuadrado non trova spazi per via dei profondi ripiegamenti difensivi di Perisic, attentissimo in copertura. Vlahovic è il solo a muoversi in profondità, dato che gli altri compagni si schiacciano contro la linea nerazzurra e chiedono palla nei piedi. Le occasioni migliori dopo il gol subito arrivano solamente attraverso due soluzioni. O trovando Dybala, che svaria molto e spesso si scambia di posizione con Bernardeschi o col colombiano, in quello che a tratti diviene un 4-2-3-1. Oppure quando la squadra aumenta l’intensità della pressione recuperando il pallone nella metà campo avversaria. Così si può beneficiare degli spazi sguarniti dai nerazzurri sbilanciati in uscita.

Coppa Italia: Juventus-Inter (2-4 d. t. s.), l'analisi tattica

Nella seconda metà della prima frazione, i bianconeri producono il massimo sforzo, sfiorando varie volte il gol. Difensivamente concedono ancora qualche conclusione di troppo da fuori. La difesa tiene bene negli ultimi 16 metri, collassando tutta in area. A questo punto, si libera spazio per i tiratori a rimorchio. Al minuto 41, Allegri perde Danilo per un problema muscolare. Al suo posto entra Morata. Lo spagnolo si colloca sulla sinistra, con Bernardeschi che si sposta dalla parte opposta. In fase d’attacco, rimane il 4-2-3-1, che si trasforma in 4-4-2 quando il possesso è dell’Inter.

La risposta tattica dei nerazzurri

La squadra di Inzaghi, dal canto suo, si affida alle consuete armi. L’azione si avvia sempre con il giro-palla dei difensori. Brozovic si schiaccia sulla loro linea per costruire, coadiuvato da una delle due mezz’ali che si abbassa. L’altra, generalmente Calhanoglu, allunga invece in profondità per provare a scardinare la retroguardia avversaria. Lo sviluppo del gioco passa sempre per l’ampiezza. A sinistra, Perisic viene ricercato in velocità. A destra, invece, si cerca la superiorità numerica con le sovrapposizioni di D’Ambrosio a Darmian. 

Coppa Italia: Juventus-Inter (2-4 d. t. s.), l'analisi tattica

La Juventus si copre bene tutto sommato e quando alza la pressione, i nerazzurri devono affidarsi al lancio lungo verso Dzeko. Una soluzione che si rivela però poco efficace, dato che il bosniaco è braccato e ottimamente contenuto da Chiellini. Anzi, il lavoro del capitano bianconero in anticipo dà proprio il là alle ripartenze pericolose che mettono in difficoltà i nerazzurri. Molto meglio quando le due punte vengono servite incontro palla nei piedi, in modo da poter dialogare con i centrocampisti e gestire meglio il possesso. 

Nella seconda metà della prima frazione, è Brozovic a trovare maggiore spazio tra le linee con i suoi inserimenti senza palla. Barella e Calhanoglu si abbassano per l’impostazione, mentre il croato si dilegua da Dybala e sorprende con i suoi inserimenti senza palla Rabiot. L’Inter è costretta a stare sulla difensiva, ma riesce a resistere ai colpi dei bianconeri, mantenendo il vantaggio al break.

Secondo tempo: partenza shock della Juventus, ma l’Inter rientra

Nella ripresa, i bianconeri partono alla grande. In due minuti, tra il 50° e il 52°, la squadra di Allegri prima pareggia e poi passa in vantaggio. Alex Sandro approfitta di un Handanovic non irresistibile per fare 1-1 con una conclusione di sinistro. A questo punto, l’Inter si riversa ferocemente in avanti, lasciando però praterie alle proprie spalle per le ripartenze della Juventus. La Vecchia Signora colpisce nuovamente sfruttando proprio un contropiede perfettamente condotto dagli sviluppi di un corner per i nerazzurri. Dybala innesca Vlahovic nello spazio. Il serbo prima centra il portiere sloveno, poi sulla ribattuta è freddo nel trovare la rete del 2-1.

Coppa Italia: Juventus-Inter (2-4 d. t. s.), l'analisi tattica

Difensivamente però, la squadra di Allegri soffre maledettamente sulla propria corsia di destra. Cuadrado non riesce mai a tenere Perisic nell’uno contro uno. Il croato arriva sempre sul fondo, beneficiando del mancato raddoppio di Bernardeschi, attirato dentro al campo dal movimento della mezz’ala. Specialmente quando è Barella a spostarsi da questa parte, scambiandosi con Calhanoglu. Inzaghi capisce di dover sfruttare ancora di più le fasce e così, poco dopo l’ora di gioco, effettua un triplo cambio. Dentro Dimarco, Correa e Dumfries per D’Ambrosio, Dzeko e Darmian. L’ex Parma e Verona si posiziona da centrale mancino della difesa a 3, ma di fatto gioca da esterno aggiunto con le sue continue sovrapposizioni al croato.

L’argentino, invece, agisce da seconda punta e si muove molto tra le linee alle spalle di Martinez. La Juventus prova a gestire i ritmi col possesso palla, beneficiando del prezioso lavoro di Vlahovic e Dybala che vengono in appoggio ai centrocampisti e puliscono il pallone con la loro qualità. Allegri decide comunque di rinforzarsi viste le mosse del collega. Dentro Bonucci e il rientrante Locatelli ai posti di Bernardeschi e Zakaria. I bianconeri passano ad un 3-4-3, che in fase di non possesso trasforma la difesa a 5, con Morata che si sacrifica e si abbassa sulla linea dei centrocampisti. I problemi però continuano ad arrivare dal solito lato sinistro, nonostante l’innesto dell’ex Sassuolo per aiutare contro i movimenti di Barella. 

Nella seconda metà del tempo, l’Inter schiaccia i bianconeri, soffocandoli nella propria trequarti e impedendo loro di ripartire. Alla fine il massimo sforzo dei nerazzurri viene premiato. Perisic rimette un pallone dentro di testa per Lautaro che viene steso. Per Valeri è rigore. Dal dischetto, Calhanoglu è perfetto, piazzando il pallone all’incrocio.

Gli ultimi scampoli e i supplementari

Il penalty accende il nervosismo tra le due panchine. Allegri perde anche Chiellini, sostituito al minuto 84 da Arthur. La Juventus si schiera così con un 4-3-3, che diventa 4-5-1 in copertura con Dybala e Morata a presidiare gli esterni. Inzaghi, invece, manda dentro Vidal e Sanchez per Lautaro e Calhanoglu. La partita è sul 2-2 e si va ai supplementari.

Nei bianconeri entra Pellegrini per Alex Sandro. Arthur viene dislocato da mezz’ala destra, con Locatelli dall’altra parte e Rabiot rimane il centrale. Al netto delle variazioni tattiche, l’Inter parte decisamente meglio e piazza in appena 3 minuti un doppio colpo tremendo. Il mattatore è Perisic che prima realizza il rigore procurato da De Vrij. Poi, conclude un’ottima ripartenza con una straordinaria conclusione di sinistro. Il croato firma così il 2-4 della vittoria.

I nerazzurri si rintanano in difesa, lasciando l’iniziativa a una Juventus demoralizzata. I bianconeri buttano frettolosamente tanti palloni e si infrangono contro la muraglia meneghina. Vano l’estremo tentativo di spostare De Ligt da centravanti aggiunto.

Analisi tattica Juventus-Inter: le considerazioni finali

La Juventus conclude sostanzialmente qui la propria stagione. Un’annata fatta di molti bassi e pochissimi alti, con due finali perse e una prematura eliminazione agli ottavi di Champions. La più tranquilla conquista del quarto posto rispetto all’anno passato resta l’unico risultato apprezzabile di un deludente Allegri-bis. La resa di Chiellini (per problemi fisici) è un po’ la fotografia dell’abdicazione della Vecchia Signora dopo 10 anni consecutivi di successi. Il capitano, al suo ultimo grande appuntamento con questi colori, rappresenta l’ultimo baluardo di una juventinità che è andata via via smarrendosi negli ultimi anni.

L’Inter, invece, alza il suo secondo trofeo stagionale, confermandosi una squadra tosta e con un’indomita voglia di vincere. I nerazzurri incassano lo scioccante avvio di secondo tempo dei bianconeri e reagiscono da grandissima squadra, che si affida strenuamente alle proprie certezze. E a un giocatore straordinario come Ivan Perisic, trascinatore e trionfatore che trova in questa doppietta il coronamento di una stagione clamorosa. Le energie fisiche e mentali profuse possono sicuramente avere delle ripercussioni per il rush finale per lo scudetto. Ma mai stare tranquilli contro questa pazza, ma fortissima Inter.

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