Coppa Italia, Lazio-Juventus (2-1): analisi tattica e considerazioni

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Una sconfitta agrodolce in casa della Lazio basta alla Juventus, dopo una gara di ritorno a tratti orrenda e di cui a breve andremo a svolgere l’analisi tattica, per guadagnarsi un posto nella finale di Coppa Italia. La squadra di Tudor, autrice di una prestazione convincente, va vicinissima alla rimonta, trascinata da un sontuoso Luis Alberto e dalla doppietta di un letale Castellanos. Poi, però, una mossa azzeccata di Allegri seppellisce i sogni di gloria biancocelesti. Al minuto 82 inserisce Milik e il polacco tocca il suo primo pallone trasformando in gol l’assistenza di Weah. Tuttavia, dietro questo 2-1 che castiga i padroni di casa, nonostante la bella prova, c’è tanto di cui ci occuperemo nella nostra analisi tattica di Lazio-Juventus. Prima di procedere, però, diamo come sempre prima uno sguardo alle scelte di formazione dei due allenatori.

Il tecnico croato si affida al suo collaudato 3-4-2-1. Tra i pali Mandas, difesa titolare con Romagnoli al centro, affiancato da Gila e Casale. Sugli esterni, Tudor punta su due giocatori dalle spiccate doti difensive come Hysaj e Marušič, mentre in mezzo al campo stazionano Guendouzi e Cataldi. Davanti c’è Castellanos, supportato alle spalle dai fantasisti Felipe Anderson e Luis Alberto.

Allegri risponde ovviamente col 3-5-2. In porta Perin, protetto dalla retroguardia tutta brasiliana con Alex Sandro, Bremer e Danilo. A sinistra torna Kostić, mentre dalla parte opposta agisce Cambiaso. A completare la linea mediana troviamo Locatelli in cabina di regia e le due mezz’ali Rabiot e McKennie. In attacco, confermata ancora la coppia composta da Chiesa e Vlahović.

Analisi tattica Lazio-Juventus, primo tempo: dominio biancoceleste

Al di là del risultato che premia la Juventus e condanna la Lazio, l’analisi tattica di questa sfida di ritorno ruota attorno ad un concetto ben evidente: l’essere effettivamente una squadra. Un principio che i biancocelesti incarnano perfettamente, mentre nei bianconeri scarseggia, a tratti paurosamente. Si tratta questo di un elemento che ben si dispiega negli atteggiamenti, nell’organizzazione e nel modo di approcciare alla partita delle due compagini.

Gli uomini di Allegri lasciano l’iniziativa ai capitolini, che dimostrano di avere fin da subito le idee molto chiare. La formazione di Tudor vuole consolidare la manovra, creando spazi col possesso palla. Per questo motivo, ogni portatore ha sempre svariate opzioni di appoggio. L’azione parte sempre con un’impostazione dal basso condotta con una linea a 4, della quale entra a far parte Cataldi. Guendouzi si apre sulla sinistra, consentendo a Marušić di alzare la propria posizione, mentre a destra si abbassa Hysaj.

In ulteriore soccorso alla costruzione giunge anche il contributo dei trequartisti, i veri uomini-chiave e catalizzatori della produzione offensiva. Felipe Anderson e Luis Alberto non giocano mai sulla stessa linea, ma a turno si abbassano venendo incontro, anche per attirare fuori un difensore bianconero e aprire un varco per l’inserimento di un mediano o per il taglio profondo di un terzino. L’altro, invece, si posiziona alle spalle dei centrocampisti juventini, che escono in pressione sugli omologhi laziali. Questa posizione è determinante, perché è in questi ultimi 30 metri che emerge la superba qualità dei due giocatori nel rifinire l’azione.

Quest’ottimo piglio dei padroni di casa viene premiato al minuto 12. Da corner, Castellanos segna il gol dell’1-0, mangiando in testa ad Alex Sandro con uno stacco imperioso. Il difensore brasiliano, a presidio del secondo palo, non è particolarmente solerte nel cercare di infastidire l’attaccante argentino, permettendogli così di prendere posizione e vantaggio. Colpo di testa agevole e palla in rete.

Coppa Italia, Lazio-Juventus (2-1): analisi tattica e considerazioni

La (non) reazione della Juventus

A questo punto, ci si aspetterebbe una reazione da parte della Juventus, che però latita rispetto alla netta superiorità della Lazio descritta in questo inizio di analisi tattica. La mancata replica dei bianconeri, però, non risiede tanto nelle occasioni costruite o meno, bensì nel fatto che non danno mai l’impressione di poter impensierire i biancocelesti in maniera continuativa.

Il gol subito finisce, anzi, per intimorire la squadra di Allegri, che abbassa ulteriormente il proprio baricentro, avviandosi verso un sostanziale auto-annullamento. L’esemplificazione di questo atteggiamento è rintracciabile sia sul piano difensivo che offensivo. La Lazio riesce a uscire senza alcuna fatica, addirittura con i difensori che possono portare palla indisturbati fin dentro la metà campo avversaria. Guadagnando così facilmente tanto campo, gli uomini di Tudor si predispongono già per un’ottimale fase di ri-aggressione e non a caso recuperano il pallone con estrema semplicità. Di converso, la Juventus non ha altre soluzioni per respirare se non quella di lanciare lungo frettolosamente verso i propri attaccanti, che però, isolati, divengono agevoli prede della retroguardia casalinga.

In quanto a essere squadra, quella di Allegri, dunque, fatica e non poco. Davanti, invece, non riesce diventa impossibile imbastire delle ripartenze perché nessuno accompagna le punte, mentre dietro, pur difendendo con tanti uomini, prevalgono distrazioni e imprecisioni individuali che rischiano di far crollare il collettivo.

Nelle rare fasi di stanca della Lazio, il giro-palla ospite è sempre piuttosto lento e prevedibile. Le cose migliori arrivano quando la Juventus riesce a dispiegare 5 uomini sul proprio fronte offensivo, con Kostić e McKennie aperti e Cambiaso e Chiesa nei corridoi intermedi. A mancare terribilmente, però, sono proprio gli spunti di quest’ultimo. L’ex Fiorentina, diversamente dal solito, non si fa vedere quasi mai sull’adorata fascia mancina, rimanendo invece molto vicino a Vlahović. Qui paga chiaramente la scelta di Tudor di tenere un giocatore diligente e attento come Hysaj che infatti tiene ogni tentativo di uno contro uno del fantasista azzurro.

Coppa Italia, Lazio-Juventus (2-1): analisi tattica e considerazioni

Analisi tattica Lazio-Juventus, secondo tempo: Milik salva i bianconeri

Nella ripresa, la Juventus prova a cambiare registro rispetto al copione dell’analisi tattica della prima frazione, ma cede il fianco alla Lazio. Alzando il baricentro e portando più uomini davanti, si espone a degli uno contro uno in campo aperto che la serata sorta del terzetto arretrato non può legittimare.

Ed è così che al minuto 49 i biancocelesti colpiscono in contropiede, distendendosi abilmente in verticale. Felipe Anderson, defilatosi, trova Luis Alberto, che innesca l’ottimo movimento di Castellanos. Bremer sbaglia i tempi di anticipo e viene tagliato fuori dall’argentino, che fredda Perin. 

Coppa Italia, Lazio-Juventus (2-1): analisi tattica e considerazioni

Il raddoppio dei biancocelesti induce gli uomini di Allegri ad una reazione stavolta, quanto meno, un po’ più consistente. Al netto comunque di grossi sbilanciamenti. La Juventus riesce a portare una maggiore presenza dentro l’area grazie agli inserimenti di McKennie, che funge da punta aggiunta, mentre Chiesa prova a ritagliarsi qualche spazio più decentrato sulla sinistra. L’atteggiamento più propositivo dissuade il tecnico livornese dall’operare cambi, mentre Tudor si vede costretto ad una misura di maggiore copertura. Poco dopo l’ora di gioco, fuori un già malconcio Felipe Anderson e dentro Vecino, con con conseguente passaggio al 3-5-1-1.

Stante comunque una situazione di punteggio e di penuria qualitativa che non può soddisfare gli ospiti, al 70′ c’è spazio per Weah al posto di Cambiaso. Solo negli ultimi 10 minuti, però, arriva la vera svolta. Mentre l’allenatore croato conferma la propria scelta aggiungendo soltanto energie fresche davanti e in mezzo con Immobile e Rovella per Castellanos e Cataldi, Allegri inserisce Yildiz e Milik per McKennie e Vlahović. La Juventus schiera il tridente, mascherato da 4-4-2 ultra-offensivo. Kostić fa il terzino col turco sulla sua verticale, Danilo si apre a destra con Weah davanti a lui. 

Ed è proprio l’americano a trovare, al minuto 83, l’assist determinante con un tiro-cross raccolto da Milik. Il polacco gioca a nascondino con Romagnoli e gli sbuca alle spalle piazzando la zampata decisiva. 

Coppa Italia, Lazio-Juventus (2-1): analisi tattica e considerazioni

Nel finale, sia la Lazio che la Juventus tornano all’organizzazione tattica presentata ad inizio analisi con Pedro per Guendouzi da una parte e Alcaraz per Chiesa dall’altra. Nonostante l’assedio biancoceleste, però, sono i bianconeri a far festa.

Lazio-Juventus, le considerazioni finali

Concludiamo questa analisi tattica di Lazio-Juventus con qualche considerazione.

In una delle migliori prestazioni dell’Era Tudor, i biancocelesti non riescono a raccogliere una qualificazione che avrebbe significato tanto per questa travagliata stagione. Una beffa che fa male anche perché arriva negli ultimi scampoli finali di una gara dominata. Ciò che rimane di buono è l’atteggiamento complessivo della squadra e anche  e soprattutto di alcuni giocatori-chiave. Sia Felipe Anderson che Luis Alberto, infatti, stanno dimostrando la loro grande professionalità e il loro attaccamento, continuando a giocare come se dovessero dimostrare in ogni partita una fedeltà eterna a questa maglia.

Anche la Juventus salva un’unica cosa dalla serata nella Capitale: l’accesso alla finale. Una squadra che è tornata a sgretolarsi difensivamente, dopo aver inaugurato proprio all’andata un brevissimo filotto di clean sheet durato appena 3 gare. La testa ora va subito al campionato, dove ad attendere i bianconeri c’è un Milan più ferito che mai. Sperare in un miglioramento della proposta di gioco è pura utopia, per cui contro i rossoneri bisogna quanto meno ritrovare la vittoria. Urge un successo, anche perché il terzo posto è a rischio e il calendario è davvero tosto.

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