Diamo i numeri: i 4 della storia dell’Inter

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La consueta rubrica targata 11contro11 “Diamo i numeri” torna ancora una volta in casa Inter, andando a ripercorrere le gesta dei suoi numeri 4. Così come nel caso del 3, anche questo numero è stato ritirato ufficialmente dalla società. Il tutto in coincidenza con l’addio al calcio giocato di uno dei suoi calciatori più rappresentativi, nonché attuale vicepresidente: Javier Zanetti. Non è un segreto che l’argentino sia diventato, col tempo, un vero e proprio simbolo nerazzurro: tenacia, velocità, dribbling a campo aperto e nello stretto le sue migliori qualità tecniche. A queste si aggiungono un innata vocazione per la leadership dentro e fuori dal campo.

In 19 anni di Inter, è vero che “el tractor” ha realizzato solo 21 gol complessivi, ma alcuni di questi hanno portato un trofeo, la Coppa Uefa del 1998, e hanno contribuito ad arrivarne a un altro, lo Scudetto di dieci anni più tardi. A questi si aggiungono altri 4 Scudetti, con altrettante Coppe Italia e Supercoppe Italiane, nonché la Champions League, a coronamento del Triplete del 2010, e il Mondiale per Club. Un bottino niente male per chi, a lungo, ha sofferto con tutto il mondo nerazzurro la lunga astinenza da trofei. Ad ogni modo, prima di Zanetti, sono tanti i numeri 4 ad aver vissuto un ruolo importante nella storia della società meneghina.

I numeri 4 dell’Inter prima di Zanetti: Tagnin e Bedin nella storia

Di fatto, Javier Zanetti è stato il primo e unico tra i numeri 4 della storia dell’Inter a indossare ufficialmente questo numero, visto il suo arrivo a Milano nel 1995. Prima dell’introduzione della numerazione personalizzata, infatti, sono stati diversi, anche nell’arco della stessa stagione, a portare il 4 sulle proprie spalle. Il primo di cui si ha ufficialmente notizia, in particolare, è Maino Neri, nella stagione 1951-1952, con i nerazzurri che terminano il campionato al terzo posto. In seguito è toccato a Costanzo Balleri, nonno dell’ex Livorno David, e poi, tra gli altri, a Enea Masiero, Giovanni Invernizzi e Bruno Bolchi.

Due numeri 4 fondamentali nella storia nerazzurra sono stati, senza dubbio, Carlo Tagnin e Gianfranco Bedin. Mezzala il primo, centrocampista il secondo, entrambi hanno fatto parte della “gande Inter” di Angelo Moratti ed Helenio Herrera, portando in bacheca 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Più duratura la permanenza del calciatore originario di San Donà di Piave, che ha fatto parte della rosa del club anche negli anni ’70, collezionando 225 presenze e 20 reti, mentre Tagnin è rimasto solo due stagioni. Ad ogni modo, i loro nomi restano impressi indelebilmente nelle menti e nei cuori dei tifosi che gli hanno vissuti e non.

I numeri 4 dagli anni ’70 agli anni ’80

Detto di Bedin, sono diversi gli altri numeri 4 celebri della storia dell’Inter. Tra questi spicca sicuramente Gabriele Oriali, il quale ha indossato anche la 2 e la 3, vivendo grandi stagioni da libero prima e da dirigente accompagnatore poi, sempre nel segno della vittoria. Uno Scudetto in bacheca, nel 1970-1971, anche per Mario Bertini e il compianto Mauro Bellugi, scomparso nell’inverno del 2020 dopo aver contratto il covid-19. Palmares consistente anche per Gianpiero Marini, campione del mondo 1982 come Oriali. Per lui, in particolare, un campionato e 2 Coppe Italia da giocatore, nonché della Coppa Uefa del 1994 nelle vesti di allenatore.

Dopo Adriano Fedele e Nevio Scala, un altro nerazzurro di lungo corso con la 4 sulle spalle è stato Giancarlo Pasinato, che nelle sue 185 presenze, condite da 11 reti, ha contribuito alla vittoria di uno Scudetto e una Coppa Italia. Negli anni ’80 poi, all’occorrenza, è toccato anche a Giuseppe Baresi e Andreas Brehme indossare il numero 4, oltreché al centrocampista Gianfranco Matteoli, componente della rosa dell’Inter dei record allenata da Giovanni Trapattoni.

Gli ultimi numeri 4 prima di Javier Zanetti

Tra tanti occasionali, gli anni ’90 hanno avuto nomi di primo livello come Nicola Berti e Riccardo Ferri e altri che non sono riusciti ad ottenere quanto avrebbero voluto, come i fratelli Antonio e Massimo Paganin o Igor Shalimov, senza dimenticare i vari Corrado Verdelli, Paolo Stringara, Sergio Battistini e Alessandro Bianchi. Tanti nomi che, pur non avendo impresso il proprio nome nella storia del club, sono rimasti sicuramente impressi nelle menti dei tifosi che li hanno vissuti direttamente.

Chi invece ha dato un contributo importante negli ultimi anni prima dell’era Zanetti è stato l’olandese Wim Jonk. Nei due anni in nerazzurro, l’elegante centrocampista orange ha totalizzato 67 presenze condite da 13 reti. La più importante proprio nella finale di ritorno di Coppa Uefa contro il Casino Salisburgo, nel succitato trionfo del 1994 con Marini in panchina. Un successo nel segno del 4, è proprio il caso di dire. Angelo Orlando, Andrea Seno, Antonio Manicone e Salvatore Fresi gli ultimi ad indossare questa maglia non personalizzata. Il tutto prima che l’ex capitano nerazzurro si prendesse definitivamente la scena, diventando l’unico numero 4 dell’Inter nella storia delle maglie personalizzate. Uno di tanti meritati primati, per chi si è fatto sempre “in quattro” per l’Inter.

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