Diamo i numeri: i 6 della storia della Roma

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La rubrica “Diamo i numeri”, targata 11contro11, torna con un nuovo appuntamento. Oggi si focalizza l’attenzione su uno dei club più importanti della Serie A, la Roma, e in particolare sui numeri 6 della propria storia. Un numero che sulla maglia giallorossa ha trovato spazio in diverse zone di campo, in particolare la difesa e il centrocampo. In particolare, tra il 2003 e il 2013 nessuno l’ha indossata, dopo che questa era rimasta per sei anni sulle spalle di un monumento capitolino come il difensore brasiliano Aldair. Di conseguenza, da quando esiste la numerazione personalizzata, anno 1995, ad oggi, sono solo quattro i calciatori ad essere stati numeri 6 ufficiali della Roma oltre all’indimenticato “Pluto”. 

Prima di lui i difensori Amedeo Carboni ed Enrico Annoni, e negli ultimi otto anni Kevin Strootman e Chris Smalling. Il centrocampista olandese, in particolare, ha rappresentato uno dei punti fermi della formazione allenata da Rudi Garcia, capace di dettare geometrie in mezzo al campo e allo stesso tempo inserirsi in fase di finalizzazione. Tallone d’Achille che ne ha impedito la consacrazione definitiva il gran numero di infortuni che l’hanno portato spesso fuori dal campo. Ad ogni modo, ancora oggi, con 13 reti e 19 assist in 131 presenze viene ricordato con affetto dalla tifoseria giallorossa. Tuttavia, prima di analizzare anche l’avventura del difensore inglese, attuale numero 6 capitolino, è bene sottolineare l’importanza di questo numero, ripercorrendo le gesta di alcuni illustri predecessori.

I numeri 6 della Roma fino al 1995

La storia della Roma, e quindi anche quella dei propri numeri 6, è contraddistinta da tanti successi ma anche altrettante beffe e vittorie sfuggite anche in extremis. In particolare il primo di cui si ha traccia che ha indossato questa maglia è Giuseppe Bonomi. L’ex centrocampista, in particolare, fa parte della rosa vincitrice del primo Scudetto della “magica”, nel 1941-1942. Superata anche la brutta parentesi della retrocessione in Serie B a inizio anni ’50, a inizio anni ’60 i giallorossi alzano al cielo la Coppa delle Fiere. In quella circostanza, la 6 è indossata dal centrocampista Sergio Carpanesi, che precede il tedesco Karl-Heinz Schnellinger. Quest’ultimo, nel 1964, vince con i propri compagni la prima delle 9 Coppe Italia detenute in bacheca dal club.

Franco Cordova, Giancarlo De Sisti, Mauro Sandreani e Leonardo Menichini sono alcuni dei nomi che hanno contraddistinto gli anni ’70 capitolini, non particolarmente proficui. Unica eccezione è la Coppa Anglo-Italiana alzata al cielo dal primo di questi nel 1972. Un numero 6 passato alla storia della Roma, poi, è stato il compianto terzino Aldo Maldera, che ha contribuito con tanta sostanza e una rete alla vittoria del secondo tricolore del 1984. Bottino incrementato la stagione successiva, con 6 gol totali, oltreché una Coppa Italia. Nel frattempo, tuttavia, la 6 è passata sulle spalle di Dario Bonetti.

Se da una parte, uscendo da uno Scudetto vinto e dalla vittoria della Coppa Italia, il 1984 non può dirsi fallimentare in casa Roma, dall’altra c’è una ferita anche aperta e che brucia tutt’oggi. Infatti i giallorossi vivono un cammino quasi perfetto in Coppa dei Campioni, arrivando a giocarsi la finale tra le mura amiche, allo Stadio Olimpico. Dopo l’1-1 nei tempi regolamentari, tuttavia, il Liverpool ha la meglio nella lotteria dei calci di rigore, portando a casa il trofeo. Fa parte di quella rosa anche Sebastiano Nela, detto Sebino. Fatte salve la prima esperienza al Genoa e quella di fine carriera al Napoli, il terzino di Rapallo può considerarsi una bandiera giallorossa a tutti gli effetti, avendo realizzato anche 19 gol e 7 assist in 396 presenze.

Dal post-Scudetto ai giorni nostri

Tra i più importanti numeri 6 ad aver indossato la maglia della Roma non si può non citare anche Fulvio Collovati. Il campione del mondo è passato dalla capitale alla fine degli anni ’80, ma le due stagioni vissute in giallorosso non sono state propriamente esaltanti. Stesso discorso per l’attuale tecnico del Lecce, Marco Baroni, che a Roma ha vissuto solo un’esperienza di passaggio. Menzione d’onore anche per il compianto Gianluca Signorini, storico capitano del Genoa scomparso prematuramente dopo una lunga battaglia contro la SLA. Significativo anche l’apporto del mediano Stefano Desideri, che ha giocato in tutto 136 partite realizzando anche 24 gol.

Pur avendo indossato anche i numeri 2,3,4,5 e 11, Aldair è ricordato a Roma come il numero 6 per eccellenza. Il difensore brasiliano, come accennato in precedenza, è stato un punto fermo della compagine capitolina per diverse stagioni. Le partite giocate, in totale, sono state 436, condite da 20 gol e anche 5 assist. Con “Pluto”, Zago, Jonathan Zebina e Walter Samuel al centro della retroguardia di Fabio Capello, la Roma è riuscita a riportare il tricolore nella propria bacheca nella stagione 2000-2001, superando la concorrenza di diverse corazzate. Proprio il terzo scudetto impreziosisce ulteriormente il peso specifico di un elemento come Aldair all’interno della rosa. Carisma ed esperienza internazionale portate nella capitale da un altro difensore, sedici anni più tardi.

L’esperienza di Smalling alla Roma

Dopo una vita in Premier League vissuta tra Fulham e soprattutto Manchester United, Chris Smalling decide di rimettersi in gioco nel nostro campionato, accettando la corte della “lupa”. Dopo un inizio non proprio esaltante e con il concomitante avvento della pandemia da covid-19, il difensore inglese fatica più del previsto ad ambientarsi. Alla fine della stagione 2019-2020, tuttavia, totalizza anche 3 gol e 2 assist, diventando punto fermo del reparto difensivo. Dopo un’altra annata non proprio esaltante, arriva nella capitale José Mourinho, che l’aveva già allenato a Manchester. 

L’inizio di stagione della squadra è promettente, ma in seguito arrivano una serie di risultati negativi, con Smalling che subisce anche qualche infortunio di troppo. Col suo ritorno, tuttavia, la retroguardia riacquista sicurezza, e lui contribuisce anche in zona offensiva. Le due reti contro Spezia e Atalanta corrispondono a due importanti vittorie dei giallorossi, che rilanciano la propria candidatura a un posto nella prossima Champions League. E per raggiungere tale obiettivo, servirà l’importante contributo dell’ex United.

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