Diamo i numeri: i 9 della storia del Torino

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numeri 9 Torino

Come in occasione degli scorsi appuntamenti, la rubrica dedicata ai numeri di maglia della nostra Serie A torna con un nuovo “episodio”. Dopo avervi parlato della storia dei numeri 4 del Milan e dei 10 della Lazio, oggi tratteremo le vicende dei numeri 9 della storia del Torino. Come di consueto, parleremo di quegli atleti che hanno militato tra le fila dei granata dal 1995 in avanti, anche se non possiamo non citare almeno tre grandi interpreti del passato.

I nomi grossi che, oggi, vogliamo presentarvi sono: Nestor Combin, Francesco Ciccio Graziani e Toni Polster. I tre calciatori hanno vestito la maglia del Torino in tempi diversi, tutti, però, hanno indossato la “9” e, in qualche modo, sono entrati a far parte della storia del calcio

I numeri 9 storici del Torino: Combin, Graziani e Polster

Nestor Combin

Nestor Combin è il primo grande personaggio del quale ci apprestiamo a parlare. Nato nel 1940, l’attaccante ha doppio passaporto: argentino e francese. Il n°9, però, dopo alcuni anni, sceglie di rappresentare i transalpini. Combin ha vestito numerose maglie durante la propria carriera ma, in Italia, ha giocato solo con Juventus, Torino e Milan. Con i granata, il “9” ha disputato 82 incontri e ha realizzato 27 gol, tra il 1966 e il 1968.

Diamo i numeri: i 9 della storia del Torino

Nestor Combin, tuttavia, è entrato nella storia del calcio per la Coppa Intercontinentale vinta con i rossoneri nel 1969. A Buenos Aires, infatti, nella gara di ritorno della finale contro l’Estudiantes, accusato dagli avversari di essere un traditore, il francese è stato più volte colpito in modo duro, prima dal portiere Poletti e poi dal difensore Aguirre Suarez, che con una gomitata lo ha anche fatto svenire. 

Francesco Graziani

Il secondo numero 9 leggendario del Torino è proprio Ciccio Graziani. Il classe ’52 ha giocato per la squadra del capoluogo piemontese per ben otto stagioni e, durante la sua permanenza al Toro ha veramente riscritto pagine di storia. Insieme al compagno Paolo Pulici è andato a formare i cosiddetti Gemelli del gol, che nel 1975-1976 hanno riportato sulla sponda granata il famigerato Scudetto.

Diamo i numeri: i 9 della storia del Torino

Il futuro allenatore di Fiorentina e Catania, all’ombra della Mole, è riuscito a conquistare quel che pochi altri calciatori sono riusciti, dopo di lui, a raggiungere: essere capocannonieri di Serie A (1976-1977) e vincere la Coppa del Mondo (1982). In totale, in 222 presenze, il nativo di Subiaco ha realizzato 97 reti

Toni Polster

Il terzo ed ultimo leggendario centravanti del Torino pre-anni ’90 è proprio Anton Toni Polster. Il ragazzo austriaco ha indossato la “9” nella stagione 1987-1988, subito dopo aver raggiunto grandi successi con la squadra del proprio paese: l’Austria Vienna. L’attaccante classe ’64, in patria, aveva vinto tre titoli nazionali, aveva segnato 95 gol ed aveva sollevato, nel 1987, anche la Scarpa d’oro, come miglior marcatore del continente. 

Diamo i numeri: i 9 della storia del Torino

Con la maglia del club piemontese, Polster ha giocato 27 match e ha segnato solamente 9 gol. Indubbiamente, però, quando è sbarcato nel nostro paese, anche solo per il riconoscimento ottenuto l’anno precedente all’arrivo, il ragazzo originario di Vienna ha fatto sognare i tifosi del Toro.

I numeri 9 del Torino

Dal 1995 al 2001: il migliore è Ferrante

Tra il 1995 e il 2001, il prestigioso numero 9 è andato sulle spalle di quattro calciatori. Il primo è stato Andrea Silenzi, che tra il ’92 e il ’95 ha vestito i colori granata ma che solo nella prima parte del suo ultimo anno torinese ha vestito la casacca simbolo del centravanti.

Successivamente Marco Osio ha ereditato il suo numero di maglia. Cresciuto nelle giovanili della squadra, il classe ’66 ha scelto la “9” nel 1995, ma nella sua parentesi granata ha disputato solamente 27 gare. In terza istanza, la maglia è passata a Hakan Sukur, che a Torino non ha mai inciso e che ha giocato solo 5 partite

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Il “vero” possessore dell’importante numero di maglia, dal 1999 al 2001 è stato Marco Ferrante. Sebbene l’italiano giocasse già nel Torino, solo dal 1999 ha optato per la scelta di questa casacca prestigiosa. Durante la sua permanenza in Piemonte, però, il ragazzo ha preso parte a ben 150 gare e ha gonfiato le reti avversarie in 85 occasioni, laureandosi anche capocannoniere di Serie B (1998-1999) e segnando 18 gol in massima serie nell’anno successivo.

Lucarelli, Tiribocchi e Quagliarella: l’inizio degli anni 2000

Lasciata libera la “9” da Ferrante, un altro grande bomber ha deciso di indossarla: Cristiano Lucarelli. Il nativo di Livorno, quando indossava la maglia della propria città, si è anche laureato capocannoniere della Serie A. Nel 2001-2002 e nel 2002-2003, invece, è stato il punto di riferimento per l’attacco del Torino. In 56 apparizioni, il centravanti ha segnato 10 gol, uno dei quali anche in un Derby della Mole durante il quale i granata, sotto per 3-0, sono riusciti poi a rimontare e a pareggiare. 

Nel 2003-2004, la 9 viene ereditata da Simone Tiribocchi, attaccante del quale vi abbiamo narrato le gesta proprio all’interno di questo nostro articolo. In granata, il nativo di Fiumicino ha vissuto tante parentesi, ma quella del 2003-2004 gli ha regalato ben 11 gioie.

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Dopo lo storico attaccante dell’Atalanta, a Torino è sbarcato Fabio Quagliarella, che oggi sta facendo ancora le fortune della Sampdoria. Cresciuto tra le giovanili del club granata, nel 2004-2005 il ragazzo napoletano ha giocato in Serie B e, anche grazie anche alle proprie marcature (7 in 34 presenze), ha regalato alla compagine la promozione in massima serie. Purtroppo, però, a causa del fallimento finanziario, a fine stagione si è ritrovato svincolato.

Muzzi, Ventola e Abbruscato

Sul finire dei primi anni ’10 del secolo corrente, anche Roberto Muzzi, Nicola Ventola e Elvis Abbruscato hanno indossato la 9 del Toro. Il primo ha giocato in B, ha ottenuto con la squadra la promozione in Serie A grazie anche ad un suo gol in finale play-off (2005-2006) e poi l’anno successivo ha fatto registrare solamente tre reti.

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Il secondo, Ventola, ha disputato 35 gare in due anni (2007-2008 e 2008-2009) e ha lasciato il segno solo in 6 occasioni. Il terzo ed ultimo, invece, (Abbruscato) ha vissuto tre stagioni a Torino ma solo nel 2008-2009 ha indossato la maglia simbolo del centravanti. 

I numeri 9 del Torino ritrovano un campione: Rolando Bianchi

Per tornare ad avere un proprietario che si avvicini ad un trascinatore e ad un bomber d’area di rigore, la n°9 del Torino ha dovuto aspettare il 2009. Il 23 agosto 2007, infatti, era sbarcato in città, per 7 milioni di euro, Rolando Bianchi. Il prolifico centravanti, però, ha acquisito il possesso della casacca solo dalla stagione successiva.

Dal gennaio del 2010, poi, l’ex-Atalanta e Manchester City è diventato il capitano della formazione del presidente Urbano Cairo. Proprio quell’anno (2009-2010) il ragazzo ha realizzato 25 gol e ha trascinato i compagni fino alla finale play-off, poi persa contro il Brescia. Nel 2010-2011, invece, ha raggiunto le 100 presenze con la casacca del Torino, entrando così nella storia della società. Con 19 gol in 33 apparizioni, Rolando Bianchi è arrivato a 56 marcature, traguardo che gli ha permesso di scavalcare Giorgio Ferrini nella classifica all-time.

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Infine, nel suo ultimo anno in Piemonte (2012-2013), il ragazzo di Lovere è riuscito nell’impresa di riportare in Serie A la squadra. Grazie alle sue brillanti prestazioni, il “9” ha raggiunto le 70 marcature, agganciando Ezio Loik, importante cannoniere ai tempi del Grande Torino. Alla fine della propria esperienza con i granata, Bianchi avrà collezionato 77 gol, issandosi all’11° posto della classifica marcatori all-time della formazione.

I numeri 9 del Torino ai giorni nostri: Immobile, Larrondo e Belotti

Dopo l’addio di Rolando Bianchi, a Torino arriva un attaccante fortemente voluto da Gian Piero Ventura, allora allenatore della formazione: Ciro Immobile. Il ragazzo campano, reduce da due buone annate al Pescara di Zeman e successivamente al Genoa, viene ingaggiato per portare in dote un numero di gol sostanzioso.

Diamo i numeri: i 9 della storia del Torino

Sotto la guida del futuro CT della Nazionale, il classe ’90 segna 22 reti in campionato e trascina i “suoi” fino alla qualificazione in Europa League. In quell’anno, poi, si laurea anche capocannoniere della Serie A. Immobile è il primo a riuscirci con la maglia del Toro dopo Ciccio Graziani, il quarto nella storia dopo Paolo Pulici, Valentino Mazzola e proprio Francesco Graziani.

Dopo una breve parentesi sulle spalle di Marcelo Larrondo, che però non incide mai come un “9” dovrebbe, la casacca tanto ambita, nel 2015, passa al calciatore che tutt’oggi la sta indossando: Andrea Belotti. Il ragazzo di Calcinate, dopo le brevi esperienze all’Albinoleffe e al Palermo, possiamo dire che abbia dedicato tutta la propria carriera al Torino. Il Gallo è il secondo, dopo Pulici, ad aver toccato la doppia cifra (di gol) per ben sei stagioni consecutive e, ad oggi, sta concorrendo per raggiungere la testa della classifica marcatori all-time.

Il capitano del Torino: Andrea Belotti

Il classe ’93, come anticipato, è sbarcato a Torino quando ancora era poco più che un ragazzo: all’età di 22 anni. Con la maglia granata sta vivendo le più grandi gioie e, dal 2017-2018 è anche il capitano della formazione piemontese. Nel 2016-2017, con 26 reti in 35 partite, ha stabilito il proprio record di marcature in un singolo campionato, arrivando terzo nella classifica cannonieri della Serie A. 

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Nel 2018-2019, anche grazie ai propri centri, Andrea Belotti ha trascinato la squadra fino a raggiungere, a distanza di anni, la qualificazione ai preliminari di Europa League. Il 16 settembre 2019, poi, il n°9 è diventato il 10° miglior marcatore della storia del club e il 12 dicembre 2020 ha raggiunto la soglia dei 100 gol in tutte le competizioni.

Non solo il carisma in campo, Belotti è il simbolo del Torino

Come se le prestazioni sul terreno di gioco non bastassero, l’attuale n°9 del Toro sta anche diventando un vero e proprio simbolo per la società e per il comune di Torino. Oltre al carisma e alla volontà che mette quando scende in campo, Andrea Belotti è un vero leader. Hernan Crespo, non molto tempo fa, ha detto questo di lui: “E’ un giocatore non solo molto forte e molto bravo, ma sa trasmettere davvero tanto anche alla squadra, ai compagni, ai tifosi, a tutti gli appassionati di pallone”.

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Gli interventi commossi e commoventi del Gallo in occasione delle cerimonie di commemorazione delle vittime di Superga hanno evidenziato ancor di più la grande umanità di questo ragazzo. Al pari dei grandi miti del club, Andrea Belotti sta diventando simbolo indelebile di quel che il Torino rappresenta per tutto il movimento calcistico italiano.

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