
Dopo aver intervistato alcune giocatrici del Cesena Femminile nel corso della stagione come Jessica Ciano e Noemi Battilana, in quest’occasione siamo andati ad intervistare la capitana della squadra romagnola: Greta Di Luzio. Classe 1999, con un passato tra San Marino, Como e Parma, la bomber (ben 12 reti nell’ultima stagione di Serie B) e capitana delle bianconere si è raccontata tra aneddoti ed obiettivi. Ecco di seguito l’intervista esclusiva.
Alla scoperta di Greta Di Luzio
Ciao Greta, grazie mille per averci concesso quest’intervista. La prima curiosità che mi viene da chiederti ci fa fare un salto indietro nel tempo: come ti sei appassionata al calcio?
Per me quella con il mondo del calcio è stata una passione probabilmente innata perché, fin da piccolissima, anche se a livello inconscio, tiravo dei calci al pallone con il mio piede sinistro, essendo mancina. Poi, ovviamente, crescendo questa passione è diventata qualcosa di sempre più grande, sempre più razionale, fino a diventare il mio mestiere.
Quali sono stati i primi passi nelle giovanili di squadre femminili?
Ho iniziato a giocare a pallone in una squadra vera e propria quando avevo 12 anni, nel Milan Ladies. Ho fatto questa scelta perché era innanzitutto una realtà molto vicina a casa mia. Essendo di Milano, è stata dunque questa la prima squadra in cui ho giocato. Inizialmente giocavamo a calcio a sette e, in questa società, ho fatto tutta la trafila delle giovanili fino all’esordio in prima squadra in Serie B. Poi è arrivata la chiamata del San Marino e lì c’è stata un po’ una svolta, perché ho capito che si poteva praticare questo sport anche a livello remunerativo.
Hai giocato in molte realtà come San Marino, Como e Parma. Cosa rappresentano per te queste esperienze?
Come detto nella risposta precedente, San Marino è stata un po’ la svolta della mia carriera, perché ho pensato: “Mi pagano per giocare”. Da quel momento ho iniziato a vedere il calcio come un lavoro, seppur la paga non fosse particolarmente elevata. È stato comunque il momento in cui, per me, c’è stato anche un cambio di vita, anche grazie all’arrivo in Serie A. Sarò dunque sempre riconoscente alla realtà di San Marino.
Dopodiché è arrivato il Como, che per me ha rappresentato casa. Questo sia per l’effettiva vicinanza con Milano sia per l’ottima struttura e organizzazione della società. Per quanto riguarda gli episodi che mi legheranno per sempre a questa realtà, ci sono innanzitutto il primo gol che ho realizzato in Serie A, poi il passaggio al professionismo vero e proprio del calcio femminile e anche le due convocazioni che ho ottenuto con la Nazionale Under 23. Tutta una serie di risultati e coincidenze che mi hanno fatto vivere questa esperienza in modo estremamente positivo.
È arrivato poi, purtroppo, l’infortunio al crociato del ginocchio che è stato, oltre che un momento di grande difficoltà, anche un’opportunità per comprendere molti aspetti in più. Per quanto riguarda l’esperienza di Parma, è stata un’altra tappa importante, dove sono tornata a giocare dopo l’infortunio e a rimettere minuti nelle gambe, anche se dopo sei mesi le nostre strade si sono separate.

Greta Di Luzio ha subito il grave infortunio al ginocchio ed è ripartita poi nel 2024 dal progetto Cesena. Come mai hai scelto questa squadra? Cosa significa Cesena per te?
Diciamo che la scelta di andare a Cesena è stata consequenziale al problema al ginocchio, al fatto che il Como, giustamente, si fosse cautelato prendendo altre giocatrici nel mio ruolo in attesa del mio rientro e al fatto che, di conseguenza, lo spazio per me si fosse ridotto. Per questa ragione, dopo il periodo al Parma, dove sono tornata a giocare, avendo bisogno di una realtà che mi permettesse di avere maggiore continuità, ho scelto di ripartire dal Cesena. Innanzitutto per l’ambiente tranquillo e sereno, dove poter ritrovare me stessa come calciatrice senza avere troppa pressione addosso.
Un altro aspetto che ha inciso, e non poco, è stato il fatto che mi abbia chiamato il mio ex allenatore ai tempi del San Marino, che allenava proprio il Cesena. Sentire la sua fiducia, sapendo anche quanto potessi rendere sotto la sua guida, mi ha fatto capire che questa poteva essere la scelta giusta. Cesena per me è dunque il luogo che ha rappresentato la mia rinascita come calciatrice ed è un ambiente in cui mi trovo veramente bene, sia a livello societario sia con le compagne di squadra.
Che emozione è stata avere in questa stagione la fascia di capitana?
Portare la fascia di capitana è stato veramente un onore perché, prima di quest’anno, non avevo mai ricoperto questo ruolo in nessuna delle altre società in cui avevo militato. È stata dunque una cosa che mi ha riempito di orgoglio. L’eredità della fascia era poi molto importante, perché prima di me era stata indossata per moltissimi anni da Elena Casadei. Inizialmente avevo un po’ di ansia e qualche dubbio, però il calore della società e delle compagne mi ha dato molta energia per ricoprire questo ruolo di grande responsabilità. È stato per me un grande orgoglio anche il fatto di essere stata scelta nonostante la mia relativamente breve permanenza nel club, essendo arrivata nel 2024. Soprattutto, spero di aver portato la fascia e di aver ricoperto questo ruolo nel modo giusto. Non sta a me dirlo, ma ci ho messo tutto quello che potevo.
Giochi come attaccante: quali sono le tue principali caratteristiche? In cosa vorresti migliorare ancora? Hai un idolo nel mondo del calcio?
Tra le cose che vorrei migliorare, essendo mancina e avendo, a mio avviso, un ottimo sinistro, c’è sicuramente l’utilizzo del piede destro. Vorrei riuscire a usarlo meglio, aumentando anche la mia pericolosità quando mi trovo la palla su quel piede. È un aspetto su cui ho lavorato un po’ durante il periodo dell’infortunio al ginocchio sinistro, ma sul quale credo di poter ancora fare progressi. Per quanto riguarda le mie caratteristiche migliori, sono brava nel gioco spalle alla porta, nel far salire la squadra e mi reputo anche una giocatrice altruista, con buoni spunti in area di rigore.
Il mio idolo nel mondo del calcio è, da sempre, Zlatan Ibrahimović. Questo per un insieme di fattori: innanzitutto perché, per alcune caratteristiche, pur non paragonandomi minimamente a lui dal punto di vista tecnico, mi ci rivedo; poi per la sua voglia di vincere sempre e di non mollare mai; infine, per la sua grande capacità di compiere gesti tecnici complessi grazie alla spontaneità e alla convinzione di poter sempre fare la differenza.

Che ricordo hai del tuo primo gol in Serie A? Sei soddisfatta del bottino di reti realizzate in questi due anni con il Cesena?
Il primo gol in Serie A è stato, per ora, anche l’unico, ma per me è stata davvero un’emozione grandissima. Ho segnato con il Como contro il Sassuolo, una squadra superiore a noi, ma con quel gol abbiamo pareggiato la partita. Quella rete ha avuto un’importanza particolare, perché ci ha permesso di ottenere un risultato positivo. Il gol è stato piuttosto rocambolesco, realizzato all’interno dell’area di rigore, ma per il significato che ha avuto per me è stato il più bello che abbia realizzato in carriera.
Per quanto riguarda questi due anni a Cesena, sì, sono soddisfatta dei gol che ho realizzato. Potevano anche essere di più, ma in alcune occasioni ho preferito passare la palla a una compagna meglio posizionata. A differenza di molte attaccanti che giocano prevalentemente in area di rigore, a me piace svariare di più. Voglio aiutare nella costruzione del gioco e mettere anche le mie compagne nelle condizioni di segnare quando sono posizionate meglio di me. Per questa ragione, infatti, in stagione ho collezionato 12 gol ma anche 8 assist, numeri molto importanti che mi rendono orgogliosa del mio contributo alla squadra.
Che sogno ha Greta Di Luzio per il suo futuro nel mondo del calcio?
Diciamo che qualche sassolino dalla scarpa sono già riuscita a togliermelo, per fortuna. Aver giocato e segnato in Serie A, aver recuperato bene dall’infortunio e aver ottenuto la convocazione con la Nazionale Under 23 sono traguardi che mi rendono molto soddisfatta. Proprio per questa ragione, il mio obiettivo è quello di poter giocare a calcio il più a lungo possibile e di continuare a divertirmi, al di là della categoria in cui giocherò. In futuro, poi, vorrei rimanere all’interno di questo mondo. Non so ancora bene in quale ruolo, anche perché spero di giocare ancora a lungo, però mi immagino in una veste dirigenziale.
Oltre allo sport che pratichi ad alti livelli, so che ti sei laureata: che studi hai fatto? Quanto è stato difficile allenarsi, giocare e studiare allo stesso tempo?
Sono un’ingegnera edile e mi sono laureata tre anni fa. Ho iniziato il percorso universitario quando giocavo ancora nel Milan Ladies. Durante il primo anno di università non vedevo ancora il calcio come un lavoro e potevo frequentare le lezioni stando a Milano. Dal secondo anno, però, dato che mi ero trasferita a San Marino per giocare, ho cominciato a studiare per conto mio a distanza, tornando poi a Milano per sostenere gli esami. È stato un percorso davvero molto difficile perché la facoltà era impegnativa. L’università non era telematica e quindi mi sono trovata a dover studiare tutto da sola, senza poter nemmeno recuperare le lezioni online.
Devo dire però che, nonostante ci abbia messo un anno in più a laurearmi, tutti i sacrifici fatti — anche quando tornavo a Milano per sostenere gli esami e poi, nella stessa giornata, dovevo ripartire per allenarmi — hanno reso questo percorso estremamente gratificante. Sono fiera di averlo portato a termine anche perché non sono una persona a cui piace lasciare le cose a metà. Proprio per questo motivo, il giorno della laurea è stato per me una soddisfazione enorme.
Ancora un grande grazie mille a Greta Di Luzio per essersi raccontata a 360°. Noi di 11contro11 ti facciamo un grande in bocca al lupo e continueremo a seguirti ed a fare il tifo per te nelle prossime stagioni!
Fonte immagini: foto di Marco Montrone @womensfootballph
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