ESCLUSIVA – Milena Corbelli: “la mia storia, i diritti d’immagine e il mondo del calcio”

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Milena Corbelli

“Il mio nome è Milena Corbelli, sono nata e cresciuta in Argentina, a San Pedro, un paese a nord di Buenos Aires. La mia famiglia è composta da mio padre, mia madre, mia sorella e mio fratello”.

Così è iniziata l’intervista che la Marketing Manager Milena Corbelli ha concesso ad 11contro11. Grazie alla disponibilità della manager argentina, abbiamo quindi avuto la possibilità di conoscere meglio l’agente che, tra gli altri, cura i diritti d’immagine di Hakimi, Theo Hernandez, Joaquín Correa e Lautaro Martinez.

ESCLUSIVA - Milena Corbelli: "la mia storia, i diritti d'immagine e il mondo del calcio"

Chi è Milena Corbelli? Qual è la sua storia e com’è iniziata questa professione?

“Sono la più piccola della famiglia e sono andata a scuola a San Pedro. Quando ho finito, poi, mi sono trasferita nella grande città di Buenos Aires per continuare a studiare e per lavorare”.

Dopo aver presentato, a grandi linee, la composizione della propria famiglia, Milena Corbelli ha voluto raccontare alcuni aneddoti della propria infanzia, vissuta nel piccolo paese che sorge sulla sponda destra del Paranà.

“Da piccola mi piaceva dipingere e disegnare. Facevo io stessa i miei vestiti: compravo il materiale e lo portavo ad una signora che ricamava, poi, i vestiti disegnati per me. Mi piaceva tanto tutta la questione della comunicazione (come scrivere) ed anche l’arte, in tutte le sue forme. Questa passione è nata in me sin da quando ero piccola. I miei genitori mi hanno sempre insegnato a lavorare e ad essere una persona onesta e soprattutto a lottare per i miei sogni. Mi ricordo sempre come, sia mia mamma che mio padre, lavoravano moltissimo per portare avanti la famiglia affinché a noi non mancasse mai nulla”.

Come possiamo quindi constatare, la passione per il mondo dell’arte e della comunicazione poggia le proprie radici nel passato più remoto della vita di Milena Corbelli. Oltre alle passioni, i genitori della ragazza argentina, da sempre, hanno trasmesso il senso del dovere a tutti i componenti della famiglia. 

“Quando ho finito la scuola, come detto, mi sono trasferita a Buenos Aires per studiare e lavorare. All’inizio ho cominciato in uno studio di moda, mentre intanto studiavo risorse umane. Tutti i weekend facevo diversi corsi di arte, produzione, cinema, consulenza di immagine. Ho studiato davvero tanto, dall’inzio fino ad adesso”. 

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Una vita non semplice quella vissuta agli esordi della carriera, quando ancora la manager era costretta a studiare e a lavorare per coltivare i propri sogni. Indubbiamente, come ammesso dalla stessa Corbelli, le figure genitoriali sono state fondamentali per la crescita umana e professionale.

“Mio padre mi diceva sempre: “Posso aiutarti con l’università. Per il resto, però, devi pensarci tu”. Fin da quando avevo diciotto anni, quindi, ho cominciato a lavorare e a studiare molto. Poi ho iniziato a lavorare in un’agenzia di pubblicità a Buenos Aires e ho cominciato un po’ a lavorare con quel che sto facendo adesso. Ho avuto molto a che fare con modelle, modelli e musici di Buenos Aires, che in Argentina erano molto famosi. Lì ho iniziato ad imparare qualcosa in merito ai diritti di immagine”.

Milena Corbelli: dallo studio alla vita lavorativa

Grazie all’agenzia di pubblicità per la quale aveva iniziato a lavorare, Milena Corbelli si è avvicinata al mondo professionale che, oggi, è diventato il centro gravitazionale di tutta la sua vita. 

“Proprio da quell’esperienza, dunque, nasce questa passione. Da quel momento inizio a lavorare in TV, in pubblicità e nel mondo dell’arte, per le agenzie “Campini” e “Base”.

Dal momento in cui riesce ad entrare nel mondo del marketing e dei diritti d’immagine, Milena Corbelli si fa notare per le proprie doti professionali ed umane. Queste qualità non passano di certo inosservate e, dunque, le possibilità e le occasioni di crescita si moltiplicano. 

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“Grazie a questo lavoro ho avuto il privilegio di conoscere persone famose nel mondo: Steven Tyler, David Guetta e tanti altri. La cosa bella di questo è che la gente vede i personaggi famosi come gente “diversa”, come dei “re”; per me è sempre stato bello perché ho visto che, dietro ai personaggi, ci sono degli esseri umani molto interessanti. Se sono arrivati dove sono ora, è perché hanno qualcosa di diverso”.

Il trasferimento in Italia e i primi contatti con il mondo del calcio

A 26 anni, poi, la decisione che svolta completamente la vita della manager argentina: quella di trasferirsi nel nostro paese. Dapprima con tanti timori e senza conoscere nessuno, ma con moltissima voglia di fare e di emergere. 

“Quando ho compiuto 26 anni, quindi, mi sono trasferita in Italia (ovvero tre anni fa). Qui ho ripreso a lavorare sempre in questo settore, ma più nell’area sportiva. Mi sono resa conto che l’Italia e l’Europa sono molto forti nella questione calcio, soprattutto il vostro paese. Per prima cosa mi sono trasferita per fare i documenti per me e per la mia famiglia”.

Un salto quasi nel buio che, nonostante il covid e le difficoltà di ambientamento, ha portato Milena Corbelli a diventare la rispettata marketing manager che è oggi. 

“Fin da subito ho compreso che il mondo del marketing sportivo, qui, era ancora molto vergine. Quindi, ho preso un’agenzia di un amico argentino e l’ho portata in Italia. Nel frattempo è cominciato il covid: all’inizio è stato complicato. Non parlavo tanto la lingua e non conoscevo tanta gente ma lì ho cominciato a lavorare nel campo sportivo”.

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“Anche all’interno del mondo del calcio ho avuto l’occasione di conoscere personaggi davvero molto interessanti. Ti dico che amo questo lavoro ed è così che è nata la mia vita nel calcio”.

I diritti d’immagine, il mondo del calcio e il trasferimento di Hakimi

Dopo aver parlato della propria vita lavorativa e dei sacrifici che ha dovuto fare per raggiungere il livello professionale che la caratterizza oggi, Milena Corbelli ha risposto anche ad alcune domande più “tecniche” e relative al mondo del calcio. 

Nell’era in cui il calcio è più spettacolo che sport, quanto i diritti di immagine hanno influito sul cambiamento?

“I diritti di immagine hanno influito non solo in questo settore. Secondo me, infatti, hanno influenzato tutto il mondo. Stiamo attraversando assolutamente un cambiamento di era. Siamo nell’era digitale: sei ad un clic dal fare diventare virale qualsiasi cosa”.

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“È vero che il marketing sportivo è molto diverso da com’era tre/quattro anni fa. Credo che venga collegato alla vita reale, con tutto questo cambiamento che viene accompagnato dall’era digitale”.

Com’è vivere in questo ambiente? Quante pressioni ci sono?

“Ci sono pressioni, perché lavorare con persone molto conosciute non è una cosa semplice. Io cerco sempre di stare attenta, di essere responsabile e di essere consapevole che questo accompagni la carriera di ogni calciatore come una cosa in più. Loro devono sempre avere la testa sul giocare bene. A volte non è facile quando le squadre dove giocano hanno qualche difficoltà e non si può lavorare con le loro immagini. A volte capita che hanno un contratto con un brand o uno sponsor e non puoi fare nulla quando succedono queste cose. È una cosa bella accompagnare le loro carriere in questo senso”. 

“Poi ci sono le cose belle di vivere in questo ambiente: veder le partite, vedere la loro gioia quando vincono, osservare i risultati dei lavori. Questo mi fa molto felice. Grazie a questo lavoro ho anche conosciuto persone molto interessanti e intelligenti”.

Ci sono società, come ad esempio il Napoli, che hanno difficoltà nel chiudere le trattative per i diritti d’immagine, volendo il 100% di questi. Cosa ne pensa di casi come quest’ultimo?

“Non posso dire se quello che fa il Napoli vada bene o no. Se loro hanno trovato questa modalità di lavorare, ottima per loro, sicuramente avranno le loro ragioni. Io penso che lavorare in modo così chiuso ti faccia perdere davvero tante opportunità. Loro guadagneranno a livello istituzionale da un’altra parte, ma credo che, per questa scelta, tante porte con gli sponsor si debbano chiudere”.

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Molti giocatori ormai preferiscono liberarsi dopo la scadenza del contratto. Le squadre che poi li acquistano trattano solo con i procuratori, dovendo pagare delle commissioni. Che opinione ha delle lamentele delle società sull’elevato costo di queste commissioni? In molti, infatti, sostengono di essere “schiavi” dei procuratori. 

“A questa domanda vi rispondo perché faccio parte di questo mondo ma vi anticipo che io mi occupo principalmente della parte dei diritti di immagine. Gli agenti sportivi sono assolutamente necessari nelle carriere dei calciatori. Ho visto tanti calciatori che sono gestiti dalla famiglia o da gente che non è professionista: alla fine succedono sempre dei problemi, a posteriori. Se gli agenti prendono commissioni troppo alte? Questa è già una questione personale”.

Parlando di Hakimi, è corretto dire che il suo trasferimento al PSG sia stato anche influenzato dalla partenza di Antonio Conte dall’Inter?

“Io non credo che il trasferimento di Hakimi sia stato legato alla questione di Conte. Il PSG ha scelto un calciatore come Hakimi per l’alto livello professionale che ha. Mi sa che i risultati che sta avendo nella sua carriera sono ottimi e sicuramente per questo lo hanno preso. È veramente un calciatore fortissimo”. 

Dopo avervi riportato in maniera integrale le parole della marketing manager, ci teniamo a ringraziare davvero di cuore Milena Corbelli per la grande disponibilità e per la gentilezza con la quale si è posta nei confronti della nostra redazione.

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