Euro2024, Croazia-Italia (1-1): analisi tattica e considerazioni

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Euro2024, Croazia-Italia (1-1): analisi tattica e considerazioni

Con un finale clamoroso e dopo essere andata ad un passo dal farraginoso capitombolo, l’Italia riesce a conquistare un pareggio fondamentale contro la Croazia in una partita folle che ci regala il secondo posto e la qualificazione agli ottavi di finale e di cui a breve andremo a svolgere l’analisi tattica. A Lipsia le due squadre si arrestano su un 1-1 maturato in maniera incredibile nella ripresa. Al 55′ è la squadra di Dalić ad aprire le danze. Modrić prima si fa parare il rigore da Donnarumma un minuto prima, poi sul prosieguo dell’azione trova il tap-in vincente dopo un altro miracolo del nostro portiere su Budimir. Quando tutto sembra ormai andare a rotoli, all’ottavo minuto di recupero, Zaccagni, come Del Piero a Dortmund nel 2006, trova il destro a giro sul palo lontano che strazia la Nazionale balcanica, a pochi secondi dalla festa.

Andiamo a rivivere questa pazza notte azzurra attraverso la nostra analisi tattica di Croazia-Italia. Come sempre, però, andiamo prima a dare un rapido sguardo alle scelte dei due commissari tecnici.

L’allenatore bosniaco dispone un 4-3-3. Tra i pali Livaković, protetto dalla linea difensiva composta dai terzini Gvardiol e Stanišić e dalla coppia centrale con Pongračić e Šutalo. A centrocampo abbondano qualità e dinamismo con Brozović davanti alla retroguardia e ai suoi lati Modrić e Kovačić. Davanti, il tridente formato dal riferimento centrale Kramarić e dalle ali Pašalić e Sučić.

Spalletti risponde modificando 3 pedine, ma soprattutto rettificando il modulo rispetto alle uscite contro Albania e Spagna. In porta ovviamente Donnarumma, difesa a 3 con Bastoni centrale e Calafiori e Darmian come braccetti. Sugli esterni, a tutta fascia, agiscono i quinti Dimarco e Di Lorenzo, mentre la linea mediana è formata dagli inamovibili Barella e Pellegrini ai lati di Jorginho in cabina di regia. In attacco, completano il 3-5-2 l’inedita coppia Raspadori e Retegui.

Analisi tattica Croazia-Italia, primo tempo: Azzurri ordinati, Scaccati pazienti

Fin dalle prime battute del match, la Croazia mostra quello che sarà un po’ il leitmotiv dell’analisi tattica della sfida contro l’Italia. Potendo contare sull’esorbitante qualità a centrocampo, la Nazionale di Dalić impone una qual certa predominanza territoriale attraverso un palleggio prolungato e molto paziente, volto a scardinare la compatta fase difensiva dei nostri.

Oltre a muoversi tanto per non dare punti di riferimento e sfuggire alle marcature individuali degli Azzurri, Modrić e compagni cercano di dettare sempre svariate soluzioni. Brozović, da regista basso, amministra la prima fase della costruzione insieme ai due difensori centrali. Le due mezz’ali, invece, cercano di aprire spazi ai compagni. Kovačić, sul centro-sinistra, tiene impegnato Barella, liberando così Gvardiol per l’uno contro uno con Di Lorenzo. Dall’altra parte, invece, il fuoriclasse del Real Madrid si posiziona sul fianco di Pellegrini per portare supporto alle discese dell’altro terzino, Stanišić. L’esteso possesso palla croato, da destra a sinistra, cerca proprio di coinvolgere questo gioco di coppie tra terzino e intermedio che si vengono a creare sugli esterni per trovare un minimo di superiorità numerica.

Anche davanti gli interpreti si muovono tanto. Soprattutto Kramarić e Pašalić. Il primo dovrebbe teoricamente agire da prima punta, ma in realtà predilige aprirsi sulla sinistra e all’occorrenza abbassarsi per offrire una sponda sulla prima manovra. Il centrocampista atalantino, invece, riempie lo spazio lasciato vuoto dal compagno, abbandonando l’ala mancina per inserirsi centralmente.

Nonostante il possesso palla, il dinamismo e il continuo scambio di posizioni, la Croazia non riesce a far breccia nel fortino italiano. In particolare, gli unici pericoli possono arrivare dagli inserimenti dei centrocampisti, che giungendo da dietro provano a sfruttare l’assenza di marcatura contro la linea schiacciata. Di fatto, però, manca una presenza di spessore in attacco verso cui far convergere giocate in verticale.

La buona disposizione della squadra di Spalletti

I problemi della Croazia esposti in questa prima dell’analisi tattica sono però da attribuire in parte anche alla disciplinata organizzazione dell’Italia. Il 3-5-2 consente agli Azzurri di non soffrire esternamente (a differenza della partita con la Spagna), con i centrali che possono rompere più facilmente la linea per uscire a contrastare il giro-palla dei centrocampisti avversari (vedi Calafiori su Modrić).

Calafiori-1 Euro2024, Croazia-Italia (1-1): analisi tattica e considerazioni

In fase di possesso, invece, non viene snaturata troppo l’idea del nostro tecnico. L’impostazione è sempre affidata al trio difensivo col supporto dei due registi Jorginho e Barella. Quest’ultimo poi sempre impegnato anche nell’accompagnare l’azione assieme all’altra mezz’ala Pellegrini, che invece assieme a Raspadori fa da supporto a Retegui.

L’Italia regge bene l’urto croato, anche grazie ad una pressione spesso molto alta e coraggiosa. I due quinti prendono alti i terzini croati, con le due punte ad alternarsi tra lo schermo su Brozović e l’uscita sui centrali. Davanti, invece, la proposta degli Azzurri si sdoppia su un più efficace sbocco sulle fasce, dove i nostri esterni possono godere di tanta libertà vista la linea molto stretta di Dalić e arrivare a chiudere l’azione sul lato debole, e l’attacco della profondità da parte del centravanti del Genoa, che cerca di sorprendere una retroguardia spesso molto avanzata.

I segnali di miglioramento nelle due fasi rispetto alla vulnerabilità mostrata contro gli iberici ci sono, ma l’Italia ancora non dà l’impressione di avere quel mordente di chi la partita dovrebbe sbranarla.

Analisi tattica Croazia-Italia, secondo tempo: prima la tragedia, poi l’euforia

Nella ripresa, il copione dell’analisi tattica di Croazia-Italia non varia. A cambiare, invece, sono i due commissari tecnici. Spalletti manda dentro Frattesi per Pellegrini, spostando Barella sul centro-sinistra. Dalić risponde con Budimir per Pašalić: con una prima punta pure come l’ex Crotone, oltre a guadagnare una soluzione in profondità e a maggior peso in area, Kramarić può finalmente collocarsi stabilmente sull’adorata fascia mancina. La sostituzione del tecnico bosniaco ha effetti devastanti.

A sinistra, il giocatore dell’Hoffenheim è decisamente più coinvolto e nel vivo del gioco ed è lui a procurarsi un calcio di rigore al minuto 53. La sua conclusione viene deviata da un braccio troppo largo del neoentrato Frattesi. Dal dischetto, Modrić si fa parare il tiro da un sontuoso Donnarumma. Sul prosieguo dell’azione, dalla destra, Sučić converge dentro al campo e lascia partire un cross mancino che incontra la deviazione in porta di Budimir, che sovrasta fisicamente Darmian. Il nostro portierone è ancora una volta fenomenale nella risposta, ma nulla può sulla ribattuta a colpo sicuro di Modrić, che si fa perdonare per l’errore e porta la Croazia in vantaggio.

Modric Euro2024, Croazia-Italia (1-1): analisi tattica e considerazioni

La risposta di Spalletti al gol croato è immediata. Minuto 57, fuori Dimarco e dentro Chiesa. Darmian si sposta a fare il quinto di sinistra, mentre l’esterno juventino va a destra in quello che rimane comunque un 3-5-2 ma con un maggiore spessore offensivo. La Croazia, portatasi davanti cambia atteggiamento, ribaltando quello che era stato fino a questo momento il canovaccio dell’analisi tattica della sfida con l’Italia. La squadra di Dalić si rannicchia con tutti gli effettivi dietro la linea della palla, mandando Budimir in pressione su qualunque giocatore gli capiti a tiro, e concede il possesso agli Azzurri. Per quanto concerne noi, invece, diventiamo monotematici e, sostanzialmente, Chiesa-dipendenti

Tutte le nostre azioni, portate invadendo la metà campo avversaria anche coi difensori, tenendo i due esterni con i piedi sulle linee laterali e con Raspadori e Frattesi in appoggio a Retegui, hanno come sbocco primario la fascia destra. Non a caso, mentre Darmian viene lasciato in marcatura singola, contro l’ex Fiorentina i croati mandano Kramarić in costante raddoppio a sostegno di Gvardiol.

Gli aggiustamenti dei due allenatori negli ultimi 20 minuti

Per arginare ulteriormente Chiesa, Dalić inserisce forze fresche a sinistra. Al 70′ dentro Perisić e Ivanušec, fuori Sučić e Kovačić. L’ex Inter sulla fascia mancina trasloca Kramarić a destra, mentre il venticinquenne del Feyenoord agisce sotto punta in quello che, in fase di possesso, si trasforma in 4-2-3-1.

Passano solo 5 minuti e Spalletti rinfoltisce ancora di più l’attacco, passando al doppio centravanti di peso. Scamacca rileva Raspadori. Nonostante gli sforzi, però, l’Italia non riesce a costruire superiorità numerica. Pur portando un assedio in termini di uomini nella metà campo avversaria, non riusciamo a rifornire gli attaccanti in area con assistenze dalle zone laterali.

E mentre nella Croazia Majer dà un po’ di riposo a Modrić, assumendone anche la posizione in mezzo al campo, il tecnico toscano rompe definitivamente gli indugi. Al minuto 81 è il turno di Fagioli e Zaccagni per Jorginho e Darmian. Gli Azzurri passano ad un inevitabile e sbilanciatissimo 3-3-4, che ci espone a non pochi pericoli in contropiede, vista la freschezza di tutto il reparto avanzato croato. Tentativi che si arrestano attorno al novantesimo, quando Dalić decide di coprirsi per proteggere il vantaggio. Juranović prende il posto di Kramarić e la Croazia chiude con la difesa a 5

Per scongiurare la sconfitta serve un pizzico di follia. Quella che all’ottavo e ultimo minuto di recupero ispira Calafiori a spaccare in due gli avversari con una percussione centrale e Zaccagni a concludere di prima intenzione con un destro a giro vincente sul palo lontano su assistenza del difensore bolognese. È 1-1 allo scadere. E a noi va benissimo così.

Zaccagni Euro2024, Croazia-Italia (1-1): analisi tattica e considerazioni

Croazia-Italia, le considerazioni finali

Concludiamo questa nostra analisi tattica di Croazia-Italia con qualche riflessione

Sventata la paura di rischiare di non passare i gironi da campioni in carica (come avvenuto nel Mondiale del 2010), gli Azzurri devono fare lucidamente i conti su alcuni aspetti incontrovertibili. Per la terza partita su tre a Euro2024, la Nazionale di Spalletti è andata sotto nel punteggio. Contro l’Albania una disattenzione (grave) appena messo il piede in campo. Contro Spagna e Croazia, invece, due svantaggi arrivati nella ripresa, dopo delle prima frazioni rivedibili. Quella con gli iberici in cui siamo stati surclassati senza batter ciglio, accontentandoci di uno 0-0 senza mostrare segnali di reazione nella ripresa. Idem stasera, dove almeno si è sofferto meno, ma quella fame di vincere non si è vista né nei primi 45 minuti, né tanto meno nel secondo tempo, dove ci è bastato ricominciare come il primo per poi venire ovviamente puniti immediatamente.

Cosa pensare allora di questa squadra? Che forse non è una squadra normale, quanto piuttosto semplicemente limitata. E neanche poi così tanto dal punto di vista tecnico, bensì di mentalità. Di grinta, di voglia, di determinazione. Valori che tante formazioni meno gettonate della nostra hanno saputo dimostrare in questa prima fase di Euro2024 anche contro le big del Continente. Noi, invece, abbiamo saputo fare bella figura solo contro la modesta Albania. Ciò che rimane allora, forse, è proprio il sapersi accontentare. Prendere per buono qualunque sia il prosieguo del nostro percorso. Perché oltre un certo livello questa Nazionale non sembra poter aspirare.

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