
Raimondo show allo Stirpe: tripletta storica, Frosinone-Sassuolo finisce 4-2.
Ci sono serate che un tifoso si porta dietro per anni, e quella di venerdì allo Stirpe rischia di diventare una di queste. Il Frosinone di Alvini ha battuto 4-2 il Sassuolo nell’anticipo della settima giornata di Serie A, e lo ha fatto nel modo più travolgente possibile: cinque gol in un solo tempo, un pubblico in delirio e un protagonista assoluto, Antonio Raimondo, che con una tripletta ha scritto una pagina di storia per il club ciociaro e si è preso la vetta della classifica marcatori. Sette gol in sette partite per un ragazzo di 22 anni che sta trasformando una stagione da neopromossa in una favola.
Frosinone, Raimodo fa ripartire i ciociari dopo Napoli
Per capire la portata di questa vittoria bisogna ricordare da dove arrivava il Frosinone. Nell’ultimo turno i ciociari erano usciti sconfitti dal campo del Napoli, un ko pesante che aveva interrotto la scia positiva di un avvio di stagione sorprendente. La domanda, alla vigilia, era semplice: questa squadra è davvero in grado di reggere l’urto di una stagione lunga, o l’entusiasmo iniziale si sarebbe spento alla prima battuta d’arresto?
La risposta, a distanza di novanta minuti, è arrivata forte e chiara. Alvini ha confermato Raimondo come prima punta, con Kvernadze e Ghedjemis ai suoi fianchi e Schmid a muovere i fili sulla trequarti, e ha lasciato che la sua squadra giocasse con la solita aggressività. Davanti, il Sassuolo di Aquilani, partito con ambizioni di alta classifica e reduce dal pareggio con il Milan, si è presentato con qualità importanti a partire da Berardi, ma senza la solidità necessaria per reggere il ritmo di un avversario affamato.
Un primo tempo da cinque gol
Il copione si accende subito. Dopo pochi minuti il Frosinone passa in vantaggio con Calò, un gol che sblocca la partita e carica lo stadio. La risposta del Sassuolo è immediata: Berardi pareggia dopo un quarto d’ora su assist di Bakola, riportando la gara in equilibrio. È un gol che pesa anche sul piano statistico, perché per il capitano neroverde è una rete che gli vale l’aggancio ad Altobelli nella classifica dei marcatori di Serie A.
Il Frosinone però non si scompone. Poco dopo il quarto d’ora Kvernadze la mette dentro, ma il VAR e la linea dei fuorigioco annullano il gol. È un episodio che, anziché frenare i padroni di casa, ne alimenta la voglia di aggredire. E allora inizia lo show di Raimondo.
Il primo, il secondo: due errori, due gol: la serata di Raimondo e del Frosinone
Intorno alla mezz’ora arriva il momento che indirizza la partita. Un errore in uscita del portiere del Sassuolo, Muric, regala il pallone a Raimondo che non perdona e firma il 2-1. È il suo primo gol della serata, e sembra già una scena da ricordare: l’attaccante sfrutta l’incertezza della difesa avversaria con la freddezza di chi sente di essere nel posto giusto al momento giusto.
Passano pochi minuti, quattro o cinque al massimo, e il copione si ripete. Un’altra incomprensione tra difesa e portiere neroverde, un altro regalo, un’altra zampata di Raimondo: è il 3-1, è la doppietta, ed è la prova che il Sassuolo quella sera aveva la testa altrove. Il portiere, ex Manchester Citye Ipswich, vive una serata da incubo con due errori che pesano come macigni, ma sarebbe ingiusto ridurre la prova di Raimondo a una questione di sviste altrui. Il suo lavoro nell’attaccare lo spazio, nel pressare e nel farsi trovare sul pallone giusto è il risultato di una lettura del gioco già sorprendentemente matura.
La risposta del Sassuolo e il 3-2
Il Sassuolo, comunque, non si arrende. Al 37′, dopo un’azione ben orchestrata, Thorstvedt riapre la partita sfruttando un assist di Esposito: 3-2, e il primo tempo si chiude con cinque reti in una sola frazione, un’esplosione di emozioni che lascia il pubblico dello Stirpe senza fiato. Nello spogliatoio, a quel punto, il Frosinone sa di avere in mano una partita che può ancora cambiare faccia, mentre il Sassuolo, che ha fatto la sua parte in fase offensiva, deve capire come mettere ordine alla propria difesa.
La ripresa si apre con le occasioni per i ciociari: Schmid e Kvernadze sfiorano il gol, mentre Alvini continua a chiedere pressione alta e ripartenze veloci. Il Sassuolo prova a riorganizzarsi, ma fatica a trovare il filo del gioco.
Il tris personale: il gol più semplice, quello che vale di più
Al 57′ arriva il momento che consegna Raimondo alla storia. Su un calcio d’angolo, Kvernadze scodella per la testa di Ghedjemis, il portiere respinge e sulla ribattuta sbuca ancora lui, Raimondo, che da due passi non può sbagliare: 4-2 e tripletta personale. Dopo due gol nati da errori avversari, il terzo è quello del puro attaccante d’area, di chi sa dove cadrà il pallone prima ancora che cada. Una rete, per usare le parole dei cronisti, normale, ma proprio per questo emblematica di un giocatore che sta trovando la porta in tutti i modi.
I numeri, a questo punto, parlano da soli. Raimondo è il primo giocatore nella storia del Frosinone a segnare una tripletta in Serie A. Con 22 anni e 212 giorni di età, è anche il più giovane italiano a firmare almeno tre gol in una partita di campionato dai tempi di Domenico Berardi, che lo fece contro il Milan a 20 anni e 289 giorni nel maggio 2015. Con questa tripletta supera Malen e diventa il nuovo capocannoniere del campionato con sette reti in altrettante gare: una media da fuoriclasse, per un attaccante di proprietà del Bologna che sta vivendo in Ciociaria la stagione della consacrazione.
Raimondo è un trascinatore, non solo un bomber per il Frosinone
C’è un aspetto che le statistiche non catturano fino in fondo, ed è la personalità con cui Raimondo ha gestito la serata. Un ragazzo di 22 anni che si ritrova al centro dei riflettori, con un portiere avversario in difficoltà e un pubblico che spinge, potrebbe farsi prendere dall’ansia. Lui, invece, ha continuato a muoversi con intelligenza, a dialogare con i compagni di reparto e a sacrificarsi nel pressing. Il Frosinone, che gioca un calcio verticale e coraggioso, ha trovato nel suo centravanti il punto di riferimento ideale: un attaccante capace di fare la differenza sia quando la partita è sporca sia quando serve la giocata pulita.
Alvini, poco prima del novantesimo, lo richiama in panchina e lo sostituisce con Birligea. Allo Stirpe si alza un’ovazione che dice tutto: lo stadio in piedi, la squadra in festa e un ragazzo che esce dal campo con la sensazione di aver vissuto la serata più bella della sua carriera.
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