Juventus, contro la Lazio ritrovato un minimo di solidità difensiva

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Juventus Lazio

Può bastare alla Juventus questa vittoria per 2-0 nella semifinale d’andata di Coppa Italia contro la Lazio per strappare un ghigno di felicità? Sicuramente si, anche se è davvero ancora troppo presto per dirsi fuori dai guai. Eppure dalla serata dell'”Allianz Stadium”, dopo 2 mesi infernali sotto il profilo dei risultati, i bianconeri possono guardare per una volta il bicchiere mezzo pieno, ricordandosi che oltre alla sconfitta e alle brutte figure ci sono anche altri possibili risvolti. E così, una partita per 50 minuti scialba, brutta e a tratti impalpabile si trasforma in un motivo da cui ripartire per ritrovarsi. Potremmo individuare almeno tre elementi positivi da questa trionfale partita della Vecchia Signora. Tuttavia è su uno solo in particolare che vogliamo andare a soffermarci.

Juventus-Lazio, (finalmente) una buona prova della retroguardia bianconera

Il ritrovato successo e la firma indelebile dei due attaccanti rappresentano sicuramente alcuni dei fattori di contentezza che questa partita di Coppa contro la Lazio instilla nella Juventus. Eppure va menzionato anche un altro aspetto molto importante, che emerge forse in maniera silente, ma non per questo meno determinante. Si tratta di una recuperata, almeno per una notte, solidità difensiva, come ormai non si ammirava da tempo dalle parti della Torino bianconera. 

Juventus, contro la Lazio ritrovato un minimo di solidità difensiva

Dal famoso pareggio con l’Empoli di fine gennaio, momento-chiave di svolta negativa per gli uomini di Allegri, la Juventus ha mantenuto la propria porta inviolata soltanto in un’occasione. Lo 0-0 casalingo col Genoa del 17 marzo scorso. Nelle restanti 8 partite, la squadra ha subito ben 12 gol. L’ultimo dei quali siglato da Marušič nella sfida di ritorno di campionato contro i biancocelesti esattamente pochi giorni fa.

Un quadro altamente disastroso che ha rappresentato una debolezza non indifferente per un club che ha fatto della robustezza difensiva un marchio indelebile del proprio DNA ultracentenario. Un calo drastico e preoccupante che, assieme ovviamente a tanti altri elementi, ha comportato il vertiginoso crollo delle prestazioni, dei risultati e infine la discesa al terzo posto in classifica dopo essere stata l’unica accreditata anti-Inter nella prima metà di stagione.

Ciononostante questi stessi uomini incappati in una crisi nera sono riusciti a mantenere a galla la Juventus in un’aspettata serata di successo contro la Lazio. Oltre a non subire gol, infatti, la squadra ha concesso 0 tiri nello specchio della porta, con un unico brivido corso nel primo tempo con la traversa di Luis Alberto. In questo caso, però, il rischio è giunto più dalla superficiale lettura di Perin che non da un’effettiva défaillance della retroguardia.

L’analisi della prestazione della difesa della Juventus contro la Lazio

La solidità difensiva è stata l’unica vera costante della Juventus nei 90 minuti contro la Lazio. Dal gol di Chiesa che ha sbloccato la gara al minuto 50 in poi, infatti, l’entusiasmo ha permesso di innalzare il livello del rendimento generale della squadra, rendendo tutto più liscio e in discesa. Tuttavia, nella penuria del primo tempo, tra nervosismo, qualità deficitaria e mancanza di unità di gioco e di intenti, c’è stato ben poco di cui essere soddisfatti. Se non, appunto, la capacità di neutralizzare gli attacchi degli uomini di Tudor.

La retroguardia di Allegri ha retto senza troppi affanni, nonostante un po’ di disordine generale in mezzo al campo e la maggiore superiorità tecnica e la predominanza nel possesso da parte dei biancocelesti. Il merito di questa ritrovata attenzione difensiva va certamente ricercato nella discreta prova individuale dei singoli difensori, assieme ad una buona collaborazione di reparto.

Due facce vincenti della stessa medaglia

Bremer è tornato sui livelli di qualche tempo fa. Tanta grinta e accuratezza negli interventi, sempre alla ricerca dell’anticipo e insuperabile nei duelli. Si chieda a Ciro Immobile, che ha vissuto una serata da spettatore non pagante all'”Allianz”. Idem dicasi per Danilo e Gatti. Il capitano bianconero è stato preziosissimo nelle coperture alle spalle del connazionale oltre a fare buona guardia su Felipe Anderson. L’ex Frosinone ha profuso, invece, la consueta energia e generosità. Forse anche troppa, visto che un intervento sopra le righe gli è costato un’ammonizione che gli farà saltare la sfida di ritorno.

Al di là della bravura individuale, però, c’è stato, come dicevamo, anche un buon rendimento generale di tutto il reparto. La Juventus, seppur ha lasciato il pallino del gioco nelle mani della Lazio, ha costretto i biancocelesti a esplorare le vie esterne, senza mai concedere spazio tra le linee né corridoi centrali o diretti verso la propria area di rigore. Nessun giocatore ospite è stato mai liberato al tiro con facilità e quando ciò è (raramente) avvenuto, la difesa bianconera è sempre stata repentina nel murare questi tentativi. Presidio totale degli ultimi 16 metri e sovrastante predominanza fisica contro gli attaccanti della Lazio. Così Perin ha beneficiato di una serata piuttosto tranquilla.

Juventus, è da questa buona prova con la Lazio che bisogna costruire la ripartenza emotiva

Questo successo contro la Lazio non può certamente accontentare l’ambiente Juventus. La conquista della finale di Coppa Italia è un obiettivo dichiarato da inizio stagione, per cui i bianconeri sono soltanto a metà del percorso per perseguire questo obiettivo. All'”Olimpico” sarà una partita difficile. Tuttavia, arrivarci con un buon cuscinetto di vantaggio rappresenta una piccola certezza che dà morale. Un plus guadagnato anche grazie alla ritrovata solidità difensiva.

Potrebbe non essere un caso che la buona prova della retroguardia sia arrivata ripartendo dal tanto amato 3-5-2 senza esperimenti pindarici. Il reparto ha dimostrato di essere decisamente molto più a proprio agio rispetto all’orripilante 4-3-3 proposto 3 giorni fa in casa dei biancocelesti. Un mare magnum di confusione tattica in cui la squadra oscillava tra un film horror trash e L’armata Brancaleone di gassmaniana memoria. 

Certo, c’è ancora da lavorare, perché i 90 minuti di salda prestazione difensiva non possono comunque oscurare 50 minuti di smarrita connessione tra gli attaccanti, di Chiesa che a lungo ha dovuto macinare chilometri nel deserto per trovare palloni giocabili (o che quanto meno gli si avvicinassero e non necessariamente con la dovuta precisione) e di catene esterne ampiamente deficitarie sia sul piano sia della qualità che dell’intensità.

Juventus, contro la Lazio ritrovato un minimo di solidità difensiva

Tuttavia, la capacità di resistere e reggere senza andare in apnea è un buon punto da cui la Juventus può ripartire per ritrovare i risultati. Per il momento, almeno per una notte, dopo 2 mesi bui, la gravissima amnesia difensiva di cui si parlerà non è quella della squadra di Allegri.

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