Juventus, manovra stipendi: respinto il ricorso di Andrea Agnelli

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Il mese di gennaio continua a procedere con un ritmo serrato e lo sport più amato del Bel Paese non smette di mandare in visibilio intere schiere di tifosi. Con un perfetto turn over tra giocatori navigati e astri nascenti il calcio non delude l’attesa dei supporters. Ormai la Serie A 2023/2024 entra nel vivo grazie a un turbinio di vittorie e sconfitte che lasciano col fiato sospeso gli appassionati di calcio. Tuttavia oltre ai goal e la celebrazione del fair play, c’è qualcos’altro che rimane al centro dell’attenzione: gli affari che avvengono al di fuori dell’ambito rettangolo verde. Quest’ultimi tuttavia hanno un certo riverbero sul club. Ne è un esempio la manovra stipendi che ha travolto la Juventus e uno dei suoi protagonisti è Andrea Agnelli che ha fatto ricorso. Ma cosa è successo? Scopriamolo insieme.

Juventus, manovra stipendi: no al ricorso di Andrea Agnelli

Ad attirare nuovamente l’attenzione sulla spinosissima questione che ha cambiato il volto della Juventus, è stata l’ultima decisione del Collegio di Garanzia del Coni. Quest’ultimo infatti ha rigettato il ricorso dell’ex presidente bianconero, poiché “in parte inammissibile e in parte infondato”. Per comprendere cosa è successo all’imprenditore torinese, bisogna riavvolgere il nastro. In primis era stato condannato a 16 mesi di inibizione, che in seguito furono ridotti a 10 come previsto dalla Corte federale d’appello.

Juventus, manovra stipendi: respinto il ricorso di Andrea Agnelli

Tuttavia le misure imposte nei confronti di Andrea Agnelli, non sono state condivise in maniera unanime. Infatti, come riportato da La Gazzetta dello Sport, le dichiarazioni del procuratore generale dello sport, Ugo Taucer, del legale Davide Sangiorgio e dell’avvocato della Figc Giancarlo Viglione, sembrano virare verso tre direzioni differenti. Inoltre a distanziare il destino legale degli altri dirigenti da quello del quarantottenne piemontese, è stata la decisione di non patteggiare. Quindi oltre ai 10 mesi di inibizione, a rimanere intatta è anche la sanzione all’ammenda di 40.000 euro.

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