Juventus-Napoli: il precedente che fa paura

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E’ ormai sulla bocca di tutti, amanti del pallone e non, la notizia che il “big match” valido per la 3a giornata di Serie A tra Juventus e Napoli sia stato vinto dai bianconeri. Nulla di scandaloso o di eccezionale, se non fosse che la partita sia stata decisa “a tavolino”.

Sebbene non vi sia stata alcuna comunicazione ufficiale da parte del Giudice Sportivo, che ha rinviato la propria decisione a data futura, un gran polverone si è sollevato sul mondo del calcio nostrano.

La squadra partenopea, che avrebbe dovuto raggiungere il capoluogo piemontese, non è mai partita da Napoli ed anzi, è stata relegata a Castel Volturno in quarantena fiduciaria.

L’ASL del capoluogo campano, dopo aver valutato la positività dei due calciatori Elmas e Zielinski, ha predisposto che l’intera rosa non potesse oltrepassare i confini regionali.

Questa forte presa di posizione, prettamente sanitaria e a tutela della salute pubblica, va però in contrasto con quanto il Ministero, in data 18 Giugno 2019, aveva promulgato: in caso di positività all’interno del gruppo squadra, tutti i membri sarebbero dovuti sottostare ad una quarantena “soft”.

Infatti, per portare a compimento il campionato, la Lega Serie A, in accordo con le 20 società partecipanti, ha sottoscritto un documento nel quale vengono stilati, in modo chiaro e conciso, i comportamenti da tenere in caso di positività al virus.

Juventus-Napoli, la poca chiarezza e le incomprensioni tra Stato e Regione

Sicuramente i fatti appena accaduti hanno bisogno di una severa e ponderata riflessione.
Allo stato attuale delle cose non necessitiamo di ulteriori polemiche, in un momento non facile e considerando il periodo che il nostro paese sta attraversando.

L’incomprensione c’è stata ed è evidente.

Il CTS ad inizio stagione è sceso in campo per salvaguardare la riuscita della massima competizione calcistica nazionale.

Approvando che la quarantena potesse essere definita “soft” per le squadre professionistiche, esso ha da subito concesso agli sportivi di effettuare spostamenti legati alla disputa delle gare di campionato. Il Napoli, sabato scorso, quand’è stato bloccato, si stava apprestando a compiere questa operazione.

Il Napoli, dunque, ha deciso di rispettare una precisa ordinanza regionale, ponendo i propri tesserati in quarantena. La Juventus, invece, ha seguito gli step previsti dal regolamento della Lega e si è presentata regolarmente allo “Juventus Stadium”.

La questione si fa spinosa perché, secondo le disposizioni ufficiali, una partita di campionato può essere rinviata solo e soltanto se si dovessero riscontrare almeno 10 positivi. Fino ad almeno 13 disponibili, invece, vi è la possibilità di poter disputare l’incontro.

La compagine partenopea non è rappresentante di nessuno dei due esempi qui riportati e, come dichiarato dalla FIGC, la partita si sarebbe dovuta svolgere. D’altro canto, però, non è stata una scelta spontanea e a cuor leggero quella di non presentarsi a Torino.

Se da un lato la Juventus, seguendo gli ordini del massimo Organo calcistico, si trova in uno stato di assoluta ragione, anche il Napoli non si può definire “in torto”.

Juventus-Napoli: il precedente che fa paura

Il possibile precedente e l’importanza di decidere

Cosa succederebbe se il Giudice Sportivo decidesse di rinviare la gara a “data da destinarsi”?

Ecco che lo scenario che ci si apre dinnanzi non è felice né lascerebbe tranquille le squadre che di positivi, per ora, ne hanno riscontrati zero.

Infatti, il club di De Laurentiis ha solamente 2 tesserati in quarantena (e non almeno 10, come invece impone la Lega per chiedere il rinvio).

Se si decidesse dunque di concedere la posticipazione, si creerebbe un precedente che scombussolerebbe l’intero svolgimento regolare della Serie A.

Ogni società potrebbe appellarsi a questa vicenda per poter posticipare la propria sfida e così permettersi di recuperare anche un solo tesserato “malato”.

La Lega, a questo punto, non potrebbe opporsi, avendo concesso questo “privilegio” ad un club e non potendo fare favoritismi. Dovrebbe concedere che la quarantena “soft” venga mutata in “obbligo di isolamento”. Si entrerebbe all’interno di una spirale senza fine che metterebbe a serio repentaglio la “salute” del nostro calcio e la riuscita di una competizione che, mai come quest’anno, pare essere intrigante e non scontata.

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