Juventus, una domenica da dimenticare sul fronte scontri diretti

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È stata una domenica particolarmente grigia per il mondo bianconero quella appena trascorsa del 4 febbraio. Sia la Juventus maschile che quella femminile, infatti, sono uscite a testa bassa dal “Tre Fontane” di Roma e dal “Meazza” di Milano non solo per le relative sconfitte negli scontri diretti con le rispettive capilista, ma anche perché entrambe possono significativamente dire addio ai sogni di gloria

Nella Capitale, le ragazze di Montemurro hanno subito un pesante passivo. Un netto 3-1, esattamente come nella gara d’andata, contrassegnato da un dominio deciso delle giallorosse sotto tutti i punti di vista. La squadra di Allegri, invece, ha per una volta guardato gli altri esultare per un corto muso, ma la differenza di atteggiamento e determinazione nel confronto con l’Inter è stata a tratti impietosa. Alle due compagini della Vecchia Signora pare restare nient’altro che difendere la posizione in zona Champions, arrivandoci possibilmente dalla seconda piazza, e arrivare fino in fondo in Coppa Italia per strappare un trofeo comunque importante. In particolar modo per un ambiente che fa della vittoria il suo mantra, la sua ossessione e l’unica ragione di vita (sportiva).

Juventus, una domenica da dimenticare sul fronte scontri diretti

Al di là dei risultati negativi occorsi in match-chiave, i ko della prima squadra maschile e di quella femminile celano tanti punti in comune in questa nefasta giornata per la Torino a strisce. Proviamo a scoprire quali.

Juventus: cosa è successo nella rovinosa domenica degli scontri diretti?

Con le dovute differenze del caso, la Juventus maschile e quella femminile hanno decisamente steccato nei rispettivi appuntamenti di campionato che le vedevano coinvolte negli scontri diretti con le teste di serie. Tra le tante analogie di quest’annata (dall’assenza dall’Europa alla necessità di ricominciare da capo dopo la scorsa stagione non del tutto esaltante), le due squadre hanno condiviso anche la giornata più importante per misurare le proprie possibilità di continuare ad inseguire il sogno. Non si trattava, dunque, di una mera questione di ridurre la distanza in classifica in termini di punti, bensì di lanciare un chiaro messaggio alla rivale per dimostrare che sarà battaglia fino alla fine.

Eppure non è stato così. La parola-chiave della doppia Caporetto negli scontri diretti per la Juventus è sicuramente mancanza. Un termine così ampio, che racchiude dentro di sé una miriade di sfaccettature, tecniche e non. Dall’idea di gioco alla pericolosità offensiva, dalla concentrazione meticolosa al coraggio per dare e ottenere di più. Sono diversi i profili in cui possono declinarsi le prestazioni dei bianconeri e delle bianconere. Tutte però fanno capo ad un unico grande denominatore comune: a venir meno, in primis, è stato lo spirito che contraddistingue da sempre la Vecchia Signora.

Juventus senza fame né gloria

Quelle uscite dagli scontri diretti contro Roma femminile e Inter sono due Juventus che sembrano aver smarrito il proprio DNA. Quello operaio, di lotta, di non arrendersi mai, di non lasciarsi travolgere da un destino che sembra già scritto senza prima aver provato a controbattere. Due squadre in balia dell’avversaria. Dalle giallorosse che ripartono in scioltezza in una metà campo difensiva sguarnita ai nerazzurri che entrano quasi in porta col pallone, facendolo girare vorticosamente come nel più consueto torello d’allenamento.

Poco mordente, poca determinazione. Le due compagini bianconere vanno sotto prima per un atteggiamento sbagliato e poi, di conseguenza, dal punto di vista tecnico-tattico. Un asservimento psicologico non consono a un club storicamente vincente e assolutamente inopportuno di fronte alle proprie nemesi ataviche. Tanto la squadra maschile quanto quella femminile si consegnano all’opponente, fingendo nella ripresa di aumentare i giri del motore, per concludere poi con un nulla di fatto. Una reazione di facciata che porta, anzi, a lacerarsi in campo e nell’animo, finendo per esporsi al pubblico ludibrio calcistico.

Due partite nate storte, con un primo tempo caratterizzato da gravi disattenzioni. Quella di Beerensteyn, che atterra Glionna in area di rigore procurando il penalty con cui Giugliano sblocca la partita a Roma. Quella di tutta la retroguardia di Allegri, che per inspiegabili motivi lascia Pavard tutto solo in area di rigore, nonostante la squadra trascorra quei primi 20 minuti tutta schiacciata nella propria trequarti e bassissima appunto per non concedere varchi agli uomini di Inzaghi. Piccoli dettagli che fanno una grande differenza: tra chi è pronto a trionfare e chi, invece, deve ancora inseguire.

E pensare che in queste debacle forse non è stato dato neanche il giusto merito ai portieri. Szczesny da una parte e Peyraud-Magnin dall’altra hanno vissuto una giornata difficile, eppure sono riusciti a rifulgere con le loro parate che hanno evitato dei passivi ancora più pesanti e difficili da digerire. La plasticità della francese e la reattività del polacco restano comunque altri segnali di una disfunzione evidente.

Juventus, una domenica da dimenticare sul fronte scontri diretti

Juventus, troppo poca reazione per degli scontri diretti di questa importanza

Alla mancanza caratteriale, va aggiunta anche quella strettamente tecnica a contrassegnare le sconfitte negli scontri diretti delle due Juventus. Non solo una reazione mai del tutto convincente sul piano della produzione offensiva, ma anche e soprattutto l’assenza di leader che potessero traghettare la nave fuori dalla tempesta

Quella maschile si è affidata solo ed unicamente a Vlahović, l’uomo dai gol decisivi. Il serbo si è battuto tanto, ma ha ricavato pochissimo, anzi niente. Gli si potrà anche rinfacciare di aver sfruttato male l’unico decente pericolo creato nei 90 minuti, è vero. Tuttavia, questa rimane una polemica sterile se si ignora che, nella stragrande maggioranza dei casi, si è ritrovato da solo contro la difesa nerazzurra. Nulla, poi, poteva pretendersi da Rabiot, appena rientrato dall’infortunio. E così, tutte le responsabilità sembravano gravare sul diciottenne Yildiz. Non esattamente una scelta saggia e decorosa caricare tutto questo vuoto di cui sopra sulle spalle di questo preziosissimo talento.

Juventus, una domenica da dimenticare sul fronte scontri diretti

Per quanto concerne la squadra femminile, invece, la situazione è diversa. Nel senso che la mancanza carismatica si avverte ormai da mesi. Trovandosi in una fase di transizione, il gruppo guidato da Montemurro si sta cimentando in un tortuoso ricambio generazionale. Un processo che sta tenendo lontane dalla titolarità stabile gente del calibro di Girelli, Salvai, Gama e Bonansea, oltre all’indisponibile Rosucci. Se a ciò aggiungiamo le prestazioni sottotono di Beerensteyn, investita ormai da una maledizione, ecco che si materializzano le difficoltà delle bianconere. 

È tempo di ridimensionare le proprie prerogative

Per la prima volta in questa stagione la prima squadra maschile e quella femminile della Juventus, uscite con le ossa rotte dai rispettivi scontri diretti, possono abbandonare le pretese di guardare in alto, per preoccuparsi molto di più di chi c’è dietro. Con la Roma a 8 punti e l’Inter (momentaneamente) a 4, sebbene manchi ancora un bel po’ prima che la matematica pronunci la sua inoppugnabile sentenza, le due compagini bianconere possono forse già dire addio ai sogni Scudetto. La distanza in classifica, infatti, rimane solo un numero che non può essere colmato dopo le insoddisfacenti prestazioni di domenica 4 febbraio. A ognuno, dunque, il proprio destino e i propri obiettivi. Per la Torino a strisce non possono che rimanere quello di vincere e migliorarsi per iniziare a costruire già oggi la strada per i futuri successi.

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