La famiglia nel pallone: i fratelli Tedesco

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Nuovo appuntamento con la consueta rubrica “La famiglia nel pallone”, targata 11contro11, con un’altra coppia alquanto nostalgica: i fratelli Tedesco. Giovanni, in particolare, è più grande di Giacomo di quattro anni, con caratteristiche diverse ma entrambi impiegati nel ruolo di centrocampisti. Ciò che accomuna, inoltre, i due siciliani, è il fatto di aver lasciato un ricordo indelebile nel cuore dei tifosi di diverse realtà di provincia. Come per i fratelli Vieri e Insigne, anche quella Tedesco può definirsi come una piccola dinastia calcistica. Infatti, Giovanni e Giacomo hanno un altro fratello, Salvatore, giocatore in categorie inferiori prima e allenatore poi, e una sorella, che ha seguito le stesse orme dei tre fratelli. Palermo, la loro città natale, ma anche Salerno, Perugia, Reggio Calabria e Catania le città in cui hanno maggiormente espresso il proprio potenziale. Infine, una nuova vita nello sport che più amano, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, nelle vesti di allenatori.

La storia dei fratelli Tedesco: Giovanni

Nato il 13 maggio 1972, Giovanni Tedesco cresce calcisticamente nelle giovanili del Palermo. Tuttavia, l’esordio e i primi gol tra i professionisti arrivano con la maglia della Reggina, tra Serie B e Serie C. Successivamente lo nota e lo acquista la Fiorentina di Claudio Ranieri, puntando sulle sue ottime capacità di interdizione ma anche con una spiccata propensione all’inserimento in zona offensiva. I viola vincono il campionato trascinati da un giovane Gabriel Omar Batistuta e tornano in massima serie. Anche in questa circostanza Giovanni esordisce e segna il suo primo gol, in occasione del tennistico Fiorentina-Torino 6-3. Successivamente, passa al Foggia, dove incontra Delio Rossi in panchina, col quale comincerà ad emergere e ad esprimersi al meglio.

La famiglia nel pallone: i fratelli Tedesco
Da sinistra a destra il centrocampo della Salernitana 1997/1998 promossa in Serie A: Giovanni Tedesco, Roberto Breda, Paolo Rachini e Giacomo Tedesco.

Un connubio, quello tra i due, che si riforma nell’estate del 1997. La Salernitana di Aniello Aliberti, fresca di stentata salvezza, infatti, richiama proprio il tecnico romagnolo dopo la promozione in Serie B del 1994 e il fallito doppio salto di categoria del 1995. Rossi vuole con sé diversi giocatori, tra i quali proprio Giovanni Tedesco e il fratello Giacomo, proveniente dal Palermo. Scelta assolutamente azzeccata, in quanto i granata, trascinati da un giovane Marco Di Vaio, centrano l’obiettivo Serie A dopo cinquant’anni. Tuttavia, in circostanze mai chiarite, forse proprio per scelta dell’allenatore, il club campano non punta sul centrocampista, tra i migliori dell’annata precedente, con anche 3 gol all’attivo.

Dall’esplosione di Perugia all’esperienza nella Genova rossoblù

Ad accaparrarsi le prestazioni di Giovanni Tedesco ci pensa il Perugia, altra neopromossa. In Umbria, il giocatore si riprende la sua piccola, grande rivincita nei confronti di chi non l’aveva più voluto all’ombra del castello Arechi. A fine stagione, infatti, i “grifoni” mantengono la categoria, mentre i campani retrocedono nuovamente in cadetteria. Quella stagione è l’inizio di un’avventura importante per il giocatore, che diventa perno inamovibile dell’undici titolare. Tanta grinta e determinazione, abbinati a 25 gol totali in sei stagioni, tra le quali spicca quello segnato nella finale di Coppa Intertoto contro il Wolfsburg, nel 2003, vinta con un rotondo 0-2. Probabilmente il momento più alto della storia del Perugia.

Tuttavia, il passaggio “dalle stelle alle stalle” è pressoché immediato, con gli umbri retrocessi a fine stagione, nonostante l’altro importante traguardo dei sedicesimi di finale di Coppa Uefa. E Tedesco, così, decide di cambiare aria, seguendo Serse Cosmi al Genoa, che punta alla promozione in Serie A. Obiettivo raggiunto a fine stagione, grazie anche ai suoi 7 gol e soprattutto grazie alle realizzazioni di un ancora sconosciuto Diego Milito, ma annullato dal caso Maldonado, che condanna i rossoblù alla retrocessione in Serie C. Tuttavia Giovanni Tedesco decide di rimanere, ma nel gennaio del 2006 arriva l’opportunità irrinunciabile di tornare a casa, nel Palermo che sta ben impressionando in massima serie.

Il ritorno a casa e la breve esperienza dirigenziale, a Palermo

In quattro stagioni e mezzo allo stadio Renzo Barbera, il centrocampista è uno dei punti fermi di tutti gli allenatori succedutisi, garantendo sempre un contributo importante in fase difensiva e realizzativa. In più, riesce a togliersi anche la soddisfazione di esordire in Coppa Uefa, realizzando anche un gol, nella stagione 2006/2007 contro il Celta Vigo, nella fase eliminatoria.

La famiglia nel pallone: i fratelli Tedesco
Giovanni Tedesco con la maglia del Palermo, stagione 2007/2008.

La sua ultima annata da calciatore coincide con una brutta frattura al malleolo peroneale e col nuovo incontro con Delio Rossi, in veste di neo-tecnico rosanero, che gli concede le ultime apparizioni prima che dica definitivamente addio al calcio giocato. Dopo aver ricevuto la Benemerenza Civica dalla Provincia Regionale di Palermo nel 2010, riconoscimento per i cittadini particolarmente meritevoli, Giovanni Tedesco vive anche una breve esperienza da team manager dei rosanero, terminata dopo circa due anni.

La storia dei fratelli Tedesco: Giacomo

Giacomo Tedesco, come detto, il minore dei due fratelli, nasce l’1 febbraio 1976 e, anch’egli, cresce calcisticamente nelle giovanili del Palermo. A differenza di Giovanni, tuttavia, riesce a esordire e giocare sin da subito in prima squadra. Il bilancio finale, in tre stagioni, è di 72 presenze e 3 reti complessive. I suoi punti di forza stanno, senza dubbio, nella costante presenza in ogni parte del campo, unita a un piede “educato” capace di grandi prodezze da fuori area. Con la retrocessione dei rosanero in Serie C, come già accennato, viene acquistato dalla Salernitana, insieme ad altri due suoi compagni: Francesco Galeoto e Ciro Ferrara. Dopo il campionato vinto, il centrocampista resta alla corte di Delio Rossi e risulta tra i migliori, nonostante la retrocessione a fine stagione. Importante il suo rocambolesco e decisivo gol nella prima, prestigiosa vittoria dei campani in stagione, contro la Lazio.

Rimasto a Salerno per un’altra stagione e mezzo, successivamente vive una parentesi di sei mesi al Napoli, allenato da Zdenek Zeman, che lo riporta con sé in granata nel 2001/2002. Una stagione ineguagliabile, a livello personale, per Giacomo Tedesco, trascinatore dei suoi con 8 reti. Il bilancio finale con la Salernitana, per lui, sarà di 14 gol in 147 presenze. Numeri che fanno di lui, ancora oggi, uno dei giocatori mai dimenticati dai sostenitori del club campano.

Dalla parentesi Cosenza alla consacrazione di Reggio Calabria

Dopo un’altra brevissima parentesi con la maglia del Cosenza, finita con la retrocessione a fine stagione, nonostante le conseguenze del caso Catania, Giacomo Tedesco torna in Serie A, per vestire la maglia della Reggina. Con gli amaranto resta quattro stagioni, totalizzando solo 6 gol, ma dando sempre un contributo fondamentale, soprattutto quando nel 2006/2007. Infatti, nonostante gli 11 punti di penalità per i fatti di Calciopoli, la squadra allenata da Walter Mazzarri riesce nell’impresa di salvarsi. Senza questo handicap il club, trascinato dalla coppia da 33 gol Rolando Bianchi-Nicola Amoruso, avrebbe centrato la qualificazione alla Coppa Intertoto.

La famiglia nel pallone: i fratelli Tedesco
Giacomo Tedesco con la maglia della Reggina, stagione 2010/2011.

Un traguardo ulteriormente premiato, per Tedesco e compagni, anche dall’amministrazione comunale di Reggio Calabria, con la cittadinanza onoraria. Gesta che hanno parzialmente cancellato anche l’episodio di Cagliari-Reggina della stagione precedente, quando fu squalificato per 4 giornate. Motivo della sanzione, la rissa con l’attaccante Antonio Langella e soprattutto per aver rivolto a Nelson Abeijon frasi ingiuriose, riguardanti la malattia della figlia del centrocampista rossoblù. E quello non sarebbe stato l’unico, controverso episodio nella carriera del giocatore.

Dall’esperienza di Catania alla chiusura di carriera a Trapani, passando per le incomprensioni con Giovanni

Salutata la tifoseria reggina, il centrocampista si trasferisce dall’altra parte dello stretto, ma non nella squadra della sua città, come fatto un anno e mezzo prima dal fratello Giovanni, bensì al Catania. In rossoazzurro resta due stagioni, totalizzando 60 presenze e un solo gol, realizzato nella partita persa 4-3 contro la Roma allo stadio Olimpico. Resta purtroppo memorabile, come anticipato, un episodio che lo vede protagonista proprio insieme Giovanni. Nella conferenza stampa pre-derby di Sicilia, Giacomo esterna i problemi intercorrenti col fratello, soprattutto dopo l’esultanza di quest’ultimo in occasione del derby vinto la stagione precedente dai rosanero. Una sconfitta che sarebbe potuta costare la retrocessione al Catania.

La famiglia nel pallone: i fratelli Tedesco
Giacomo Tedesco contrastato da Simone Pepe in Catania-Udinese 2-0, stagione 2007/2008.

Infatti, come da lui stesso affermato, e riportato da La Repubblica: “Io e mio fratello non siamo in sintonia. Anzi, da tempo non ci vediamo, non ci parliamo. […] Forse, tra un po’ di tempo, chiariremo tutto quanto, perché sono cose che coinvolgono tutta la famiglia e che proprio per questo fanno male. […] Vederlo festeggiare la vittoria al Barbera rischiando di fare retrocedere il fratello non è stato bello, per me è stata una doppia amarezza. Anche se gioco nel Catania se nell’ultima giornata il Palermo ha bisogno di punti io faccio di tutto per fare salvare una squadra siciliana”. Episodio condannato fermamente dalla dirigenza rossoazzurra, tanto che Giacomo, alla fine, si è scusato con tutti. Il centrocampista, quindi, gioca ancora per altre quattro stagioni, tra Bologna, il ritorno alla Reggina e il Trapani, dove si toglie l’ultima grande soddisfazione: la prima storica promozione dei siciliani in Serie B. Una carriera decisamente tinta di granata e amaranto per lui.

I fratelli Tedesco oggi: una nuova vita in panchina

Nonostante le divergenze familiari, la strada intrapresa dai fratelli Tedesco dopo aver appeso gli scarpini al chiodo è la stessa: la carriera da allenatore. Giovanni consegue l’abilitazione nel 2011 e comincia, tanto per cambiare, a Palermo. Dopo aver girovagato tra settore giovanile e i diversi staff tecnici avvicendatisi, arriva addirittura a ricoprire il ruolo di allenatore della prima squadra in coppia con l’argentino Guillermo Barrios Schelotto, che però dura solo tre partite, nel 2016. Nel mentre, vanta un’esperienza in Lega Pro Seconda Divisione col Foligno e alcuni anni nel campionato maltese, precisamente al Floriana, squadra di Riccardo Gaucci, figlio del suo ex presidente al Perugia, Luciano, al Birkirkara, all’Hamrun Spartans, al Gzira United, al Valletta e attualmente al Sirens. Per lui anche una breve parentesi nella seconda divisione araba, all’Al-Bataeh.

La famiglia nel pallone: i fratelli Tedesco
Giovanni e Giacomo Tedesco nelle vesti di allenatori, rispettivamente, di Palermo e Igea Virtus.

Decisamente più breve, per il momento, invece, la carriera in panchina di Giacomo, che nel frattempo apre una scuola calcio a Palermo. Inizia con la formazione Berretti della Reggina, diventando nel 2015 allenatore della prima squadra, in sostituzione dell’esonerato Roberto Alberti Mazzaferro. A fine stagione, conduce gli amaranto alla salvezza in Serie C, dopo i playout vinti contro gli eterni rivali del Messina. Successivamente di accasa all’Igea Virtus, in Serie D, nella stagione 2018/2019. Tuttavia non riesce a portare a termine il proprio incarico, rimanendo, di conseguenza, senza squadra. Due storie intense e ricche di episodi, quindi, per i fratelli Tedesco. Due giocatori che, a prescindere da ciò che gli serberà il futuro e dalle divergenze passate, verranno sempre ricordati con affetto e stima da tutti gli appassionati del nostro calcio.

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