La parabola ascendente di Bruno Fernandes: il “10” moderno

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Qualunque giocatore si avvicini per la prima volta al mondo del calcio sogna di poter vivere sulla propria pelle la parabola ascendente che Bruno Fernandes ha visto realizzarsi sotto i propri occhi. Il calciatore portoghese, infatti, è partito dalla Serie B italiana ed ora è diventato uno dei centrocampisti più forti e decisivi dell’intero panorama internazionale.

La parabola ascendente di Bruno Fernandes: il "10" moderno

Non solo la qualità espressa in campo: ciò che rende speciale il “10” del Manchester United è anche e soprattutto la storia che oggi può raccontare. I sacrifici, la crescita umana e tecnica, la voglia di non mollare e di lavorare duramente ogni giorno per raggiungere un ambizioso traguardo. Dunque, se Bruno Fernandes dovesse essere abbinato ad un valore, quest’ultimo dovrebbe essere proprio quello della forza di volontà.

La carriera e la parabola ascendente di Bruno Fernandes

La parabola ascendente di Bruno Fernandes vede la propria genesi l’8 Settembre 1994, a Maia, un comune nel nord del Portogallo. Di famiglia borghese, il piccolo Bruno Miguel cresce nella periferia di Porto, sognando un giorno di poter calcare i palcoscenici più importanti della storia del calcio. 

Il primo club che decide di puntare su di lui è l’FC Infesta. Dopo un solo anno di permanenza, il giovane si trasferisce al più quotato Boavista FC. Fino al 2012 il nativo di Maia rimane nelle giovanili del club di Porto; quell’anno, infatti, arriva la chiamata del Novara che, dopo aver inviato un osservatore per monitorare un compagno di Bruno, decide invece di offrire un contratto al piccolo trequartista. A soli 17 anni Bruno Fernandes prende la prima decisione importante della propria carriera: sceglie di trasferirsi in Italia.

La parabola ascendente di Bruno Fernandes: il "10" moderno

Sul suolo del Bel Paese il “10” lusitano trascorre 5 stagioni, cambiando ben 3 compagini. Il Novara, infatti, dopo un anno di cadetteria, lo cede in comproprietà all’Udinese. A Udine Bruno Fernandes condivide lo spogliatoio con Antonio Di Natale, del quale dirà: “Ho avuto la fortuna di lavorare con Di Natale. A livello del tiro in porta, è stato il più forte calciatore che io abbia mai incontrato, insieme a Quagliarella. Il giorno in cui firmai con i friulani “Totò” segnò una rete incredibile nella sfida contro il Chievo Verona. Mi ha aiutato tanto a studiare il portiere avversario”.

Alla fine della seconda stagione, la Sampdoria spende 7 milioni e porta Bruno Miguel a Genova. Qui trova mister Giampaolo, che sfrutta le abilità e le doti del proprio fantasista. Il portoghese, però, non riesce a spiccare il volo. In 5 annate le reti messe a segno sono soltanto 19 e il ragazzo non è in grado di emergere come avrebbe desiderato.

La parabola ascendente di Bruno Fernandes: il "10" moderno

Nel 2018, però, arriva la chiamata che gli fa svoltare la  carriera: lo Sporting Lisbona investe 8,5 milioni sul fantasista blucerchiato e lo riporta in patria. La consacrazione è ad un passo, perché nei 2 anni bianco-verdi, Bruno Fernandes fa registrare: 56 presenze, 16 gol e 20 assist alla prima stagione; 53 apparizioni impreziosite da una cospicua partecipazione in zona-gol (50 la somma tra reti e assist) durante l’arco della seconda annata.

Il Manchester United e le porte del sogno

“Quando sono arrivato per i test atletici ho compreso di essere in un’altra dimensione. All’interno del Centro Sportivo puoi sottoporti a qualsiasi visita. Pensi: “Questo è davvero uno dei Club più importanti del mondo“. Poi c’è l’ingresso ad Old Trafford: appena metti il piede sull’erba senti un frastuono incredibile. Mi sono venuti i brividi. Sognavo fin da piccolo di poter giocare lì”.

A Gennaio 2020 il Manchester United decide di versare nelle casse del club portoghese 55 milioni di euro, con la possibilità di dover pagare ulteriori 25 milioni legati ai bonus. La parabola ascendente di Bruno Fernandes raggiunge dunque uno dei suoi apici e il sogno di diventare un affermato calciatore è ora realmente tangibile.

La parabola ascendente di Bruno Fernandes: il "10" moderno

Molte volte ci si è trovati dinnanzi a storie che ci han saputo cullare, salvo poi incredibilmente spegnersi nel loro punto più alto. Questo, indubbiamente, non è il caso del fuoriclasse con il n°18 sulle spalle. In un anno di calcio inglese, infatti, il fantasista è sceso in campo con i Red Devils ben 52 volte ed ha realizzato 28 gol, conditi da 20 assist. Questi numeri gli han permesso di vincere in quattro occasioni il premio di “Man of The Month” in Premier League.

Tanto allenamento e molti sacrifici: così si raggiungono i successi

La vita di Bruno Fernandes non è mai stata semplice. Fin da piccolo egli ha dovuto sopportare numerose delusioni ed insidie: tra tutte la divisione della propria famiglia. Prima che il lusitano si trasferisse in Italia, infatti, già il papà (in Svizzera) ed il fratello (in Germania) si erano allontanati dalla dimora di Porto, per provare a regalare ai piccoli di casa Fernandes un futuro migliore. Rimasto solo con la mamma e la sorella, uno dei motivi del trasferimento in Piemonte è stato proprio quello di poter riunire il padre e la madre.

Arrivato a Novara, il 17enne portoghese ha dovuto lavorare a lungo sul campo, per potersi guadagnare un posto in prima squadra. Fin da piccolo, però, il sogno di Bruno Fernandes era sempre stato quello di diventare un calciatore. Con la sua intelligenza e voglia egli ha infatti capito quali fossero le chiavi da utilizzare per ottenere il successo: allenamenti, sudore, palestra e tanta voglia di emergere.

“La palestra fa sempre più parte del nostro mondo. Quando sono arrivato a Novara l’avevo sperimentata solo in due o tre occasioni. A me piace fare molta prevenzione perché l’intensità delle partite è molto alta. Non vince però chi fa più palestra, conta avere equilibrio. Dybala non ha un fisico massiccio ma calcia più forte di tanti colleghi. Si lavora tanto sui glutei, sui posteriori e sugli adduttori per aumentare forza e prevenzione”.

La parabola ascendente di Bruno Fernandes: il "10" moderno

Non solo la parte atletica: secondo il fantasista ciò che conta di più per un n°10 è possedere una tecnica sopraffina: “Se arrivi a giocare ad alti livelli, la qualità ce l’hai. Se rischi, sai che il rischio può portare a qualcosa. Il trequartista non è un ruolo semplice: se guardo la Serie A chiamo Dybala trequartista. L’argentino rischia tanto e rischia bene”.

L’incontro con Cristiano Ronaldo e l’entrata nell’olimpo dei più grandi

Nella mente di un ragazzo portoghese, approdare in Nazionale equivale ad entrare nella storia. Indossare la stessa maglia che in passato ha reso grandi miti come Deco, Eusebio, Rui Costa e Figo è un desiderio che, da sempre, accompagna i calciatori lusitani. Bruno Fernandes non s’è limitato ad infilarsi la casacca del proprio paese, egli, infatti, ha avuto ed ha l’occasione di condividere lo spogliatoio con il connazionale più forte di tutti i tempi: Cristiano Ronaldo.

Dal n°7 più vincente del pianeta, il “Red Devil” ha imparato a conoscere il significato della parola “inclusione”. Durante il suo primo raduno con la rappresentativa, infatti, Bruno Fernandes ha avuto modo di avvicinarsi al bomber juventino“Fin da subito mi ha ricevuto benissimo in Nazionale. Noi tutti lo guardiamo come un idolo, per me lo è da sempre. E’ stato bellissimo il primo giorno di ritiro: è venuto lui da me. Mi ha detto: “Stai facendo benissimo allo Sporting, giocati le tue carte qui. Continua così”. Per me era un sogno ad occhi aperti: lui era venuto da me, non ero andato io da lui. Quelle parole fanno tutta la differenza del mondo. Quel gesto mi ha lasciato un segno”.

La parabola ascendente di Bruno Fernandes: il "10" moderno

La parabola ascendente di Bruno Fernandes ha sfiorato tanti picchi elevati ma constatare che il proprio idolo d’infanzia si metta sul proprio stesso piano rende il sogno una vera e propria magia. In quegli istanti, il ragazzo partito da Maia è diventato veramente un uomo ed ha capito di essere entrato a far parte di un’élite mondiale: quella dei calciatori migliori del mondo.

Il 10 moderno: un centrocampista che studia da attaccante

Ormai, al giorno d’oggi, siamo abituati ad osservare match tattici, molto chiusi e ragionati, nei quali non trova spazio la fantasia; legati più ad una manovra corale rispetto che ad una giocata del singolo. E’ nato proprio così il “mito” del n°10 moderno. Pochi calciatori possono realmente dire di appartenere a tale categoria ma, sicuramente, in questo istante, Bruno Fernandes ne è il miglior rappresentante, il più decisivo.

Ripesando al proprio passato, anche il lusitano ammette di aver studiato in modo profondo e sofisticato i dettami tattici. Il passo in più che, però, egli è riuscito a compiere è certamente quello di aver messo le nozioni apprese al servizio del proprio infinito e smisurato talento. “Ho sempre lavorato sui movimenti in profondità, sull’ingresso in area di rigore. A Udine mi hanno assistito preparatori tecnici, assegnandomi esercizi personalizzati”.

La povertà, le insidie di una vita difficile, le poche opportunità al di fuori del mondo calcistico: queste sono le spinte che fanno comprendere al n°18 dello United quanto il destino abbia tracciato per sé una strada ben precisa. La sua intelligenza, poi, svolge un ruolo cruciale: Bruno Miguel Fernandes si rende conto di dover lottare, di doversi guadagnare ogni singolo gradino della propria scalata. Se un giorno avesse voluto raggiungere l’Olimpo dei grandi, la fatica e la cattiveria agonistica sarebbero dovute essere due delle armi del proprio arsenale.

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Partito da Novara ed arrivato a Manchester, il sensibile ed educato ragazzo portoghese ci ha saputo insegnare che il talento è innato ma che questo non basta, se non è affiancato da una strenua e convinta forza di volontà.

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