La prima corsa della Roma di De Rossi: destinazione cambiamento

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Nel tardo pomeriggio di sabato 20 gennaio, ha avuto ufficialmente inizio l’era di Daniele De Rossi sulla panchina della Roma. L’ex figliol prodigo è stato chiamato nel difficilissimo compito di scacciare il fantasma di José Mourinho che ancora, prepotentemente, aleggia sull’Olimpico. Vuoi per gli indelebili ricordi scolpiti nei cuori dei tifosi giallorossi, vuoi per segnare uno schieramento deciso contro la società. In un clima insomma tutt’altro che agevole, arricchito comunque dalle dimostrazioni d’affetto per un beniamino della Capitale come il campione del Mondo del 2006, il nuovo allenatore se l’è cavata piuttosto egregiamente. L’obiettivo principale è stato raggiunto: sconfiggere il Verona e conquistare 3 punti per risollevarsi dopo diverse domeniche senza gioia e mantenere viva la lotta per la zona Europa.

La prima corsa della Roma di De Rossi: destinazione cambiamento

Una sola partita di certo non può bastare a raccogliere indizi sulle potenzialità della squadra con la nuova guida tecnica, ma qualcosa si è già intravisto. In questo nostro approfondimento vogliamo proprio andare a cogliere quelle che sono le novità apportate dal classe ’83. In particolare, ci muoveremo lungo due direttrici. Da un lato, gli aspetti meramente tattici. Dall’altro, l’identità di squadra che vuole imprimere.

L’assetto tattico della prima Roma di De Rossi

Per la sua prima sulla panchina della Roma, De Rossi ha optato per un 4-3-3. La scelta potrebbe essere stata dettata dalle ingenti assenze nel reparto arretrato, ma ciò non toglie che questo possa essere il primo ingrediente per superare l’età mourinhana. Il neoallenatore ha mantenuto questo schieramento per 80 minuti, salvo poi passare al 3-5-2 negli istanti finali. Soprattutto per l’esigenza di rinfoltire la difesa contro un Verona super offensivo e tutto proteso in avanti a caccia del pareggio.

Il nuovo modulo è andato a rilanciare le caratteristiche di Stephan El Shaarawy. L’ex Milan non solo è partito titolare, ma dopo tanto tempo è tornato ad occupare la sua posizione originaria. Quella a lui più congeniale, nella quale si è messo in luce ormai diversi anni fa: esterno d’attacco a sinistra. Più vicino alla porta, meno compiti difensivi. Il risultato? Un’ottima prestazione condita da 2 assist e tanti spunti in velocità che confermano quanto possa essere ancora determinante a buon livello.

Il 4-3-3 di De Rossi non segue però una perfetta simmetria. Ciò è dovuto al fatto che Dybala, seppur in partenza giochi largo a destra, tende per natura a venire a giocare dentro al campo. L’ampiezza da quel lato, dunque, viene garantita dal terzino, nella fattispecie Karsdorp, che parte nettamente più alto rispetto a Spinazzola. Quest’ultimo a inizio azione si mantiene vicino ai 2 centrali, per sviluppare una costruzione a 3. Davanti ad essi, agisce ovviamente Paredes, supportato dal tuttofare Bove. Anche Pellegrini avanza il proprio raggio d’azione in maniera tale da spaziare il fronte offensivo in larghezza. Due uomini aperti, Lukaku in mezzo e la Joya e il numero 7 più vicini e centrali a suo sostegno.

La prima corsa della Roma di De Rossi: destinazione cambiamento

Quali sono le impressioni della prima Roma di De Rossi?

De Rossi sta sicuramente cercando di infondere una ventata di modernità alla Roma. Dopo pochi allenamenti e una sola partita, si possono già intravedere alcuni concetti base che, se sviluppati ancora, possono regalare una bella idea di calcio. Innanzitutto, la squadra deve essere presente a sé stessa e nella partita. Deve mantenere il ritmo alto, avere velocità di pensiero ed esecuzione e, soprattutto, deve fare la partita! 

A tal proposito, massima predilezione per il possesso palla rasoterra e con pochi tocchi, per non stagnare l’azione e rischiare sulla pressione avversaria. Giocatori vicini, fraseggio e appena possibile andare in verticale per innescare o la velocità dell’esterno oppure l’attacco della profondità di Lukaku. Contro il Verona, il belga si è mosso tanto, defilandosi anche per aprire spazio agli inserimenti da dietro. 

Con questi pochi e semplici accorgimenti, la Roma ha giocato molto bene per almeno un’ora, legittimando la sua supremazia col doppio vantaggio costruito nel primo tempo. Gol costruiti guarda caso dalla parte sinistra, dove agisce El Shaarawy, autore delle assistenze su entrambe le reti. A segno vanno il centravanti e proprio Lorenzo Pellegrini

La prima corsa della Roma di De Rossi: destinazione cambiamento

La squadra ancor prima del singolo

Un ambiente in difficoltà necessita di compattarsi, lasciando che lo spirito di gruppo emerga sui personalismi. De Rossi ha cercato di tradurre in campo questo fondamentale principio per la sua Roma. La ricerca del palleggio, il coinvolgimento nell’impostazione dal basso e nella fase offensiva di tanti giocatori sono tutte mosse volte a superare la dipendenza da pochi giocatori

Se la squadra di Mourinho pendeva eccessivamente dalle giocate di Dybala, quella di De Rossi deve lavorare e costruire il successo tutta insieme. Nella vittoria contro il Verona, infatti, c’è poco zampino del fuoriclasse argentino, mentre tutti hanno speso il massimo. Stesso discorso vale per Paredes. Nessuna richiesta di giocate mirabolanti, ma una regia semplice e lineare, smistando palla esternamente con velocità. Un po’ come faceva ai tempi del PSG, quando stazionava a protezione del terzetto d’impostazione, avviando la manovra con passaggi elementari. 

Le note stonate della prima Roma di De Rossi

Ovviamente, la vittoria della Roma sul Verona non è stata tutta rose e fiori. Come dicevamo poc’anzi, per 60 minuti i giallorossi hanno messo in scena un’ottima prestazione. Poi, però, sono inevitabilmente calati sul piano fisico. E, di conseguenza, ne hanno risentito anche la lucidità e la qualità del tanto ricercato possesso palla. L’idea di gioco voluta da De Rossi comporta inevitabilmente un ingente dispendio energetico, tra movimenti senza palla, scatti in profondità e coralità, dunque sarà fondamentale lavorare sulla tenuta atletica, affinché la squadra riesca a mantenere un certo ritmo per il maggior tempo possibile. Emblematici in tal senso sono gli atavici problemi muscolari accusati anche in questa giornata sia da Spinazzola che da Dybala.

Tornando a parlare di tattica, De Rossi ha chiesto più volte ai suoi durante la partita di tenere il baricentro alto. Purtroppo per lui, quasi mai c’è riuscita. La linea difensiva è stata spesso molto bassa, finendo per schiacciarsi nella propria area di rigore negli ultimi 10 minuti. Se a ciò aggiungiamo la stanchezza di cui sopra, troviamo una spiegazione dell’allungamento e dello sfilacciamento tra i reparti che, a partire dall’80’, ha permesso al Verona di guadagnare campo, trovare spazi e mettere sotto pressione i capitolini.

Buona la prima, ma Mou è già solo un ricordo?

Una partita così farcita di elementi innovativi potrebbe (erroneamente) indurre a pensare che De Rossi sia già riuscito ad allontanare il pensiero di Mourinho dal mondo Roma. In realtà non è così, come dimostrato dall’inesauribile sostegno dei tifosi per il tecnico portoghese. Tuttavia, in qualche aspetto il nuovo allenatore ha forse già tracciato una linea di superamento rispetto al recente passato. Sul piano della comunicazione l’upgrade è evidente.

La prima corsa della Roma di De Rossi: destinazione cambiamento

Tanto dialogo coi giocatori in campo con richieste specifiche, ma semplici e lineari e costanti nel tenere alto il livello della prestazione. Il tutto senza esagerare nei modi e senza lasciare che la platealità superi il reale contenuto dei suoi messaggi. Un elemento per nulla scontato in un ambiente che, quest’anno, è stato troppe volte sopra le righe, anche per mascherare i problemi evidenti in campo. 

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