
Si è chiusa a Zenica un’era per la Bosnia con l’addio di Edin Dzeko alla sua nazionale. Il simbolo indiscusso di una nazione ha indossato per l’ultima volta la maglia nazionale nella sfida di UEFA Nations League terminata 1-1 contro la Svezia. Una serata carica di profonda commozione e tributi indelebili segna i saluti del centravanti quarantenne, da quasi vent’anni colonna portante della propria squadra.
L’addio di Dzeko alla Bosnia: un percorso leggendario scritto nei numeri e nel cuore
L’avventura di Džeko con la Bosnia ed Erzegovina prende il via il 2 giugno 2007 nel match contro la Turchia. Da quel momento è iniziato un cammino straordinario che lo ha visto collezionare un totale di 152 presenze e mettere a segno 73 reti, due traguardi che lo posizionano saldamente in cima alla storia dei primati del calcio bosniaco.
Il suo apporto è andato ben oltre le sole statistiche. Cresciuto a Sarajevo negli anni Novanta tra le ferite e le difficoltà del conflitto balcanico, l’ex centravanti di Roma e Inter, attualmente in forza allo Schalke 04, ha rappresentato la riscatto morale e la speranza di un intero popolo.
Sotto la sua guida la Bosnia ha conquistato la storica prima qualificazione ai Mondiali di Brasile 2014, replicando poi la partecipazione nel 2026, con Džeko nell’inedita veste di capitano e guida carismatica per un gruppo cresciuto nel suo mito.
Insieme al compagno Kolašinac, è rimasto l’unico ad aver disputato entrambe le fasi finali della Coppa del Mondo giocate finora dalla rappresentativa balcanica.
L’affetto di una nazione e l’omaggio a Sarajevo
L’addio era già stato annunciato dall’attaccante sui social con un messaggio toccante, nel quale ricordava l’immenso orgoglio di aver difeso la propria nazionale.
Particolarmente significativo è stato l’omaggio giunto da Sarajevo, la sua città natale: qui, nei pub e negli stand enogastronomici, è stato deciso di servire undici ćevapi nei piatti anziché i tradizionali dieci, proprio in onore del numero di maglia del centravanti, mentre un’enorme maglia celebrativa è stata esposta nel pieno centro della capitale.
Allo stadio Bilino Polje di Zenica l’atmosfera è apparsa subito elettrizzante. All’undicesimo minuto della sfida contro gli svedesi, la tifoseria organizzata dei “BH Fanaticos” ha promosso un’imponente coreografia condita dagli applausi di tutto l’impianto per celebrare il leggendario numero 11.
La notte di Zenica per l’addio di Džeko: la Bosnia omaggia il suo cigno
Nel corso della prima frazione di gioco, Džeko era riuscito anche a trovare la via della rete facendo esplodere il pubblico di casa, ma la marcatura è stata vanificata dall’intervento del VAR per un’uscita della palla dal terreno di gioco all’inizio dell’azione. Al 61′ la Svezia ha poi trovato il vantaggio con Gyökeres, minacciando di rovinare la festa al capitano di casa.
Al minuto 63, il commissario tecnico Sergej Barbarez ha richiamato il centravanti per la sostituzione. Tra lacrime e standing ovation generali, i calciatori bosniaci e svedesi hanno creato un suggestivo passillo de honor per scortare Džeko all’uscita dal campo.
In seguito, all’80′ il diciannovenne Kerim Alajbegović ha ristabilito la parità infilando il secondo palo con un bel mancino. Il talento della Juventus ha siglato l’1-1 definitivo, firmando un simbolico passaggio di testimone tra Džeko e la nuova generazione.
A fine gara la Federcalcio ha omaggiato Džeko, mentre con Pomozi.ba i tifosi hanno lanciato peluche benefici durante il suo giro d’onore insieme alla famiglia. Si chiude così la straordinaria avventura in nazionale di un campione che ha saputo unire un intero popolo, lasciando un’eredità indelebile di orgoglio, passione e traguardi storici.
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