Milan: buon compleanno Pioli, costruttore della rinascita

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Giorno importante in casa Milan, in cui mister Stefano Pioli spegne 55 candeline. Un avvenimento importante celebrato al meglio dai suoi ragazzi, che pochi giorni fa hanno consolidato la vetta della classifica a punteggio pieno. Dopo la convincente vittoria nel derby contro l’Inter, con un ruolino di marcia simile e gli affanni delle grandi, si può puntare davvero in alto, anche se è ancora presto per dirlo.

Un destino, quello di Pioli, che fino a poche giornate dal termine dello scorso campionato segnava segnato verso l’addio e il subentro di Rangnick, poi saltato proprio per volontà della proprietà rossonera. I grandi risultati post-lockdown della squadra e la voglia di trattenere il suo trascinatore, l’evergreen Zlatan Ibrahimovic, ha convinto i dirigenti del Milan. Tutti uniti per riconquistare un posto in Champions League. Obiettivo agognato anche dal tecnico, voglioso di rivincita nelle zone alte. 

Soddisfazioni da giocatore, alti e bassi da tecnico: gli inizi di Stefano Pioli

Nato a Parma il 20 ottobre del 1965, Stefano Pioli ha condotto una carriera di tutto rispetto da giocatore. Obiettivi importanti raggiunti, in particolare, con la maglia della Juventus, pur se da panchinaro, dove vince lo Scudetto, la Champions League e la Coppa Intercontinentale. Per il resto, si afferma in provincia, tra Parma e Firenze, che poi avrebbe ritrovato da allenatore, e poi Verona, Padova e Pistoia, terminando poi nelle serie inferiori.

Da tecnico esordisce alla guida delle giovanili del Bologna, con cui vince il campionato Allievi, e il Chievo. Ma è la Salernitana di Aniello Aliberti, appena salvata dalla riforma del campionato di Serie B, a dargli la prima chance da professionista. E lui ripaga portando una squadra costruita in poco tempo a una salvezza tranquilla. Poi comincia il viavai su e giù per tutta la penisola, a partire da Modena, dove raggiunge le semifinali playoff, ed esordiendo in Serie A nella sua Parma, senza però concludere la stagione e venendo sostituito da Claudio Ranieri.

Pioli, l’ascesa verso l’alto e l’affermazione al Milan: in rossonero per vincere

Successivamente, fa sali e scendi tra massima serie e cadetteria a Grosseto, Piacenza, Sassuolo e Chievo, e in gialloblu ottiene un’ottima salvezza. Poi la parentesi Palermo, con l’esonero prima dell’inizio del campionato da parte di Zamparini, e successivamente ancora alti e bassi a Bologna. Ma è subentrando a Delio Rossi alla Lazio che Pioli ottiene il suo miglior risultato, centrando un terzo posto e la qualificazione ai preliminari di Champions, che tuttavia perderà contro il Bayer Leverkusen.

Arriva poi la chiamata dell’Inter, squadra di cui si confessa essere tifoso sin da piccolo, ma in un contesto scosso dall’addio in estate da parte di Mancini, la parentesi De Boer e una squadra non compatta dopo il passaggio di proprietà a Suning, non riesce a portare a termine la stagione. Poi passa alla Fiorentina, ma anche qui non riesce a centrare gli obiettivi, e allora ecco la chiamata del Milan, dove Pioli approda per sostituire Marco Giampaolo. Da che doveva essere un tecnico di semplice transizione ora i risultati gli danno ragione e guarda tutti dall’alto in basso. Dall’esaltazione di Ibra passando per la rinascita di Calhanoglu, Rebic e Leao, passando per la valorizzazione di tanti giovani. Stefano Pioli vuole affermarsi sempre più in alto e dare una svolta definitiva alla sua carriera, e vuole farlo alla guida di una nobile del calcio che sta uscendo, piano piano, dalla sua posizione di decadenza. 

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