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Milan, il paradosso di Amorim: tante critiche, ma 11 punti e uno dei migliori inizi di sempre

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Milan, il paradosso di Amorim: tante critiche, ma 11 punti e uno dei migliori inizi di sempre

Milan, il 3-0 al Lecce ridà ossigeno ad Amorim: gli errori ci sono, ma il progetto va aspettato.

Il 3-0 rifilato al Lecce non vale soltanto tre punti. Per Ruben Amorim vale qualcosa in più: un po’ di ossigeno, un po’ di tranquillità e soprattutto la possibilità di arrivare alla sosta con una classifica che racconta una storia decisamente migliore rispetto alle sensazioni che hanno accompagnato il Milan nelle ultime settimane. I rossoneri hanno battuto con autorità la squadra di Eusebio Di Francesco, ritrovando il successo dopo i due pareggi consecutivi contro Juventus e Lazio e soprattutto dopo la pesante sconfitta interna contro il Benfica in Europa League. Una risposta importante, arrivata proprio nel momento in cui le critiche nei confronti dell’allenatore portoghese sembravano aver raggiunto il livello più alto.

Milan, per Amorim un ottimo inizio in Serie A

Eppure basta guardare la classifica per rendersi conto di quanto sia particolare la situazione. Dopo cinque giornate diSerie A, il Milan ha 11 punti, frutto di tre vittorie e due pareggi, ed è ancora imbattuto in campionato. Non solo: Amorim è diventato il primo allenatore del Milan dai tempi di Nils Liedholm a iniziare una stagione con tre vittorie e due pareggi nelle prime cinque giornate. Un dato che, se preso singolarmente, racconta un avvio assolutamente positivo. E allora perché intorno alla panchina del portoghese si è parlato così tanto di difficoltà, dubbi e addirittura di rischio? È proprio questa apparente contraddizione a rendere interessante il momento del Milan.

La risposta sta soprattutto nelle modalità attraverso le quali sono arrivati questi risultati. Il Milan ha conquistato sette punti nelle ultime tre partite di campionato, ma nel mezzo ha vissuto una serata molto complicata contro il Benfica. Prima ancora c’erano stati il pareggio contro la Juventus e quello contro la Lazio. Due risultati che, osservati a distanza di qualche giorno, assumono un peso diverso: il Milan ha giocato tre delle prime cinque giornate in trasferta, affrontando Torino, Juventus e Lazio, e ha raccolto cinque punti. Il 2-2 dell’Olimpico contro la squadra di Maurizio Sarri, in particolare, oggi appare tutt’altro che negativo, considerando l’avvio sorprendente dei biancocelesti. La vittoria all’esordio sul campo del Torino e il pareggio allo Stadium completano un percorso esterno tutt’altro che semplice.

I risultati ci sono, le critiche pure

Il paradosso, dunque, è evidente: i risultati di Amorim sono migliori delle sensazioni che il suo Milan ha trasmesso. E questo non significa che le critiche siano state inventate o ingiustificate. Al contrario, alcune sono nate da problemi reali. Il tecnico portoghese ha commesso errori nella scelta degli undici iniziali, ha modificato spesso la formazione e in più di un’occasione ha lasciato fuori giocatori che sembravano poter garantire maggiore qualità ed equilibrio. La partita contro il Benfica ha rappresentato il punto più basso di questo processo: il Milan è stato sconfitto 2-0 a San Siro e la formazione iniziale scelta da Amorim è stata al centro di fortissime discussioni.

Quella serata, probabilmente, ha condensato tutti i dubbi che si erano accumulati nelle settimane precedenti. Il Milan è apparso statico, poco pericoloso e incapace di attaccare la profondità. Gli stessi concetti sono stati successivamente riconosciuti da Amorim, che dopo il ko ha ammesso la necessità di trovare soluzioni differenti e di adattarsi maggiormente alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. Il tecnico non ha quindi fatto finta che tutto funzionasse: ha riconosciuto i problemi e ha iniziato a mettere in discussione alcune delle proprie convinzioni.

Il focus sul suo operato

Ed è forse proprio questo il punto sul quale bisogna concentrarsi quando si parla dell’Amorim allenatore del Milan. Il portoghese non è arrivato a Milano per gestire semplicemente ciò che già esisteva. Ha portato una propria idea di calcio, una determinata interpretazione del possesso, del pressing, della costruzione e dell’occupazione degli spazi. Ma sta anche scoprendo che il calcio italiano non permette sempre di applicare un’idea in maniera rigida. Gli avversari preparano le partite in modo diverso, conoscono meglio le caratteristiche del campionato e cercano sistematicamente di sfruttare le debolezze dell’avversario.

Amorim lo ha capito anche attraverso gli errori commessi a Manchester United. Dopo il successo contro il Lecce ha parlato proprio della necessità di non ripetere quelle esperienze, spiegando che se i giocatori non hanno le caratteristiche per interpretare un determinato sistema bisogna avere la capacità di adattarsi. È una considerazione importante, perché racconta un allenatore che non vuole semplicemente imporre il proprio calcio a prescindere dal materiale a disposizione. Al Milan il portoghese sta provando a costruire qualcosa di diverso, ma contemporaneamente sta imparando a modificare le proprie idee in funzione della squadra.

Una vittoria che può lanciare il progetto

La vittoria contro il Lecce è stata significativa proprio per questo motivo. Il Milan non ha giocato una partita perfetta, ma ha mostrato alcuni degli elementi che Amorim vuole vedere nella propria squadra. Soprattutto, ha finalmente attaccato la profondità. Pulisic ha sbloccato la partita al termine di un’azione nata da un lancio di Pavlovic e da un attacco della linea difensiva avversaria: non un possesso sterile, non una ricerca ossessiva della giocata interna, ma una soluzione verticale che ha portato immediatamente il Milan dentro l’area. Anche il secondo gol, costruito attraverso una combinazione tra Rabiot e Gonçalo Ramos, ha mostrato una squadra più fluida.

Non è un caso che, dopo la partita, Amorim abbia insistito proprio su due parole: profondità e libertà. Il tecnico ha spiegato che contro il Lecce i suoi giocatori hanno avuto maggiore libertà rispetto alle gare precedenti, nelle quali il Milan era apparso troppo statico. È un dettaglio importante perché mostra la direzione nella quale vuole andare l’allenatore. L’obiettivo non è semplicemente avere il pallone, ma utilizzarlo per muovere l’avversario, attaccare gli spazi e creare situazioni di superiorità.

Le critiche che fanno bene 

Questo non significa che tutto vada bene. Sarebbe un errore altrettanto grande trasformare gli 11 punti in una sorta di certificato di perfezione. Amorim ha sbagliato e continuerà probabilmente a sbagliare. Una squadra in costruzione non può essere immune dagli errori, soprattutto quando il suo allenatore sta cercando di modificare principi, gerarchie e abitudini consolidate. Il problema è capire se quegli errori rappresentino una fase fisiologica del percorso oppure se siano destinati a ripetersi senza che il Milan riesca a correggerli.

Per ora, però, qualche segnale di correzione c’è. Dopo una partita contro il Benfica nella quale Amorim aveva proposto una formazione molto discussa, contro il Lecce sono tornati dall’inizio alcuni dei giocatori più importanti della rosa, tra cui Luka Modric e Christian Pulisic. Il risultato è stato un Milan più equilibrato e soprattutto più efficace nella gestione degli spazi. Non necessariamente perché quella sia diventata improvvisamente la formazione definitiva, ma perché il tecnico ha dimostrato di essere disposto a modificare le proprie scelte.

La vera sfida, adesso, sarà trasformare questa disponibilità al cambiamento in continuità. Amorim ha davanti una squadra che deve ancora imparare a leggere le partite secondo i suoi principi. E il tecnico deve a sua volta imparare a conoscere fino in fondo i suoi giocatori e il campionato italiano. È un processo a doppio senso: i calciatori devono assimilare nuove idee, mentre l’allenatore deve capire quali delle proprie idee possono essere applicate immediatamente e quali necessitano di tempo.

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