Milan-Liverpool (1-2): analisi tattica e considerazioni

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analisi tattica Sassuolo-Atalanta

Nell’ultima sfida del gruppo B, il Milan viene sconfitto in casa dal Liverpool per 2-1. Complice anche il successo dell’Atletico Madrid in casa del Porto, i rossoneri chiudono all’ultimo posto nel proprio girone. Il che equivale a dire addio al proseguimento del sogno europeo, non essendo riuscita la squadra di Pioli a qualificarsi nemmeno per l’Europa League. Vediamo come ha origine questo insuccesso attraverso l’analisi tattica di Milan-Liverpool, iniziando dalle formazioni iniziali.

L’allenatore emiliano si affida ai suoi uomini migliori a disposizione nel 4-2-3-1, con un’accezione un po’ diversa però dal solito. Davanti a Maignan giocano Kalulu, Tomori, Romagnoli e Theo Hernandez. Tonali e Kessié a protezione della difesa, con Krunic, Brahim Diaz e Messias alle spalle dell’unica punta Ibrahimovic.

Klopp, invece, cambia tutta la difesa e schiera alcuni interessanti giovani dell’academy nel suo 4-3-3. In difesa, a protezione di Allison, partono titolari Williams, Konate, Phillips e Tsimikas. A centrocampo agiscono Minamino, Morton e Oxlade-Chamberlain. Tridente offensivo composto dai confermatissimi Salah e Mané, con Origi riferimento centrale.

Primo tempo: il Milan parte bene, ma si fa riprendere

Nell’analisi tattica di Milan-Liverpool, cerchiamo di scoprire quali variazioni apportano i rossoneri rispetto al solito. Innanzitutto, nei primi 10 minuti, la squadra ha un atteggiamento piuttosto prudente. Ciò si evince dal fatto che i terzini rimangono bassi, non si alzano a inizio azione sulla linea dell’attaccante. Anche i due trequartisti esterni, nella fattispecie Messias a destra e Krunic a sinistra, rimangono molto larghi e i centrocampisti non si abbassano a turno sulla linea dei difensori centrali per impostare a 3. Il Milan, dunque, applica a tutti gli effetti i principi di un 4-4-2 canonico. Uno schieramento piuttosto evidente quando la squadra si dispone in fase di non possesso.

La scelta di Pioli è dettata dalla necessità di proteggere le corsie esterne, dove Salah e Mané, già pericolosi di loro, sono costantemente supportati dalla spinta degli esterni bassi. L’arma tattica preparata dai rossoneri sembra essere quella di sfruttare l’attacco della profondità da parte di Brahim Diaz contro la difesa molto alta degli inglesi. Tuttavia, la soluzione non viene molto ricercata, per cui, dopo essersi scrollati un po’ di timore iniziale, i padroni di casa cominciano ad alzare il ritmo.

Milan-Liverpool (1-2): analisi tattica e considerazioni

La pressione alta procura diversi recuperi e grazie a uno di questi, il Milan al minuto 29 guadagna un prezioso calcio d’angolo, dai cui sviluppi Tomori trova il gol del vantaggio. Il Liverpool, però, reagisce immediatamente, aumentando l’intensità del pressing e la velocità del palleggio. La squadra di Klopp è particolarmente pericolosa sulla destra, dove Chamberlain occupa la posizione di mezz’ala e impegna Kessié, impedendogli di scivolare sull’esterno. Proprio il numero 15 dei reds al minuto 36 si libera facilmente dell’ivoriano e calcia verso la porta di Maignan, sulla cui ribattuta centrale è lesto Salah a insaccare il gol del pareggio.

Secondo tempo: il Liverpool passa sui troppi errori del Milan

Ad inizio ripresa, i rossoneri provano a tirar fuori uno spirito diverso e approcciano con maggior convinzione. La squadra si riassesta sui movimenti che più conosce, quelli propri del 4-2-3-1. Diaz non va più in profondità, ma viene incontro per giocare il pallone e Theo parte più avanti a inizio azione, con Kessié che scala sulla sinistra per coprirlo. Anche gli ospiti, però, non rinunciano ad essere propositivi e continuano a tenere i terzini molto alti, lasciando i centrali soli in due contro due con Ibra e Diaz. Anche Minamino gioca più avanti, affidando al solo Morton i compiti di prima impostazione.

Nonostante l’avvio incoraggiante, il Milan comincia a commettere una smisurata serie di errori tecnici, che ostacolano il tentativo di vincere. Contro una squadra così forte, certi sbagli si pagano caro, e infatti gli inglesi ne approfittano subito. Al minuto 55, Tomori non controlla un banale passaggio di Kessié al limite dell’area. Ne approfitta Mané per calciare in porta e, ancora una volta, sulla respinta di Maignan è bravo Origi a girare il pallone di testa in rete. I rossoneri accusano il colpo e iniziano a sbandare, continuando a perdere palloni sanguinosi.

Milan-Liverpool (1-2): analisi tattica e considerazioni

Viste le difficoltà, pochi minuti dopo, Pioli manda in campo Bennacer e Saelemaekers, spostando Messias trequartista centrale per cercare di metterlo nel vivo del gioco. Klopp risponde rilevando Salah e Mané e inserendo Keita a centrocampo e Gomez sulla fascia destra, avanzando così Minamino e Williams in posizioni di ali. Il tecnico tedesco continua a far ruotare gli uomini, ma senza mai snaturare lo schieramento tattico. E così a 10 minuti dal termine entra Fabinho per Origi e va Chamberlain a fungere da (falso) centravanti. Con la squadra che non decolla, Pioli si gioca l’ultima carta Bakayoko al posto di Krunic e spostando Kessié più avanti. L’ivoriano beneficia della nuova posizione e si rende pericoloso diverse volte nel finale, ma senza mai trovare il guizzo decisivo.

Analisi tattica Milan-Liverpool: le considerazioni finali

Il Milan fallisce così l’obiettivo di rimanere in Europa, perdendo in un sol colpo sia il secondo posto, che il terzo che le avrebbe consentito di “retrocedere” in Europa League. Certo è che ad una squadra che mancava in Champions da 7 anni, con tanti giocatori giovani o comunque non abituati a certi livelli, non si poteva chiedere più di tanto. Probabilmente, ci si poteva però aspettare di più dai giocatori più carismatici, tra cui soprattutto Ibrahimovic rimasto all’asciutto, ben marcato dai centrali inglesi. Le delusioni di questo tipo non possono che far crescere il gruppo.

Il cammino del Milan è stato comunque condizionato in negativo da un inizio difficile, dove non ha raccolto nessun punto nelle prime 3 partite, meritando tuttavia qualcosa in più viste le ottime prestazioni fornite. Inoltre si è ritrovata ad affrontare la partita decisiva rimanendo a corto di soluzioni offensive a causa dei troppi infortuni.

Il Liverpool, invece, si conferma una squadra solida e matura, costruita per vincere, nonostante i molti titolari fuori, e che onora sempre l’impegno. Gli uomini di Klopp chiudono il girone a punteggio pieno e con una media di quasi 3 gol a partita, che ne fanno una seria candidata alla vittoria finale. 

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