Mondiali in Qatar: più di 6500 morti per gli impianti

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Nel calcio si sa, ormai i soldi che circolano sono determinanti per le scelte che le varie federazioni devono prendere. Questo è anche il caso dei discussi Mondiali in Qatar, che si disputeranno nel 2022.

Se in televisione vedremo campi all’avanguardia e strutture affascinanti, quello che non vediamo è tutta la polvere nascosta sotto il tappeto. Pian piano però, lo sporco viene alla luce e con esso anche le nefandezze che trascina con sé.

Secondo il The Guardian dal 2010, anno di inizio dei lavori, sarebbero morte più di 6500 persone legate alla costruzione degli impianti per i Mondiali in Qatar. Il tutto tra i silenzi e l’indifferenza dei maggiori organi rappresentanti.

Una media aberrante di 12 morti a settimana che, nel caso in cui non ci facciano riflettere, forse dovremmo ristabilire l’ordine delle nostre priorità. Quanto è importante lo spettacolo calcistico paragonato a delle vite? Quanto vicino a noi dev’essere il problema per farlo nostro?

La maggior parte dei lavoratori proviene da Nepal, Sri Lanka, Bangladesh e Pakistan. Altri invece da Kenya, Filippine e via dicendo. Di quest’ultimi non si hanno i dati sulle morti che, a questo punto potrebbero essere ancora di più.

Mondiali in Qatar: più di 6500 morti per gli impianti

Mondiali in Qatar: le condizioni lavorative

Chiamare “lavoratori” chi sta costruendo gli impianti per i Mondiali in Qatar è fuorviante. Le loro condizioni somigliano molto di più a una nuova schiavitù, con orari improponibili e una sicurezza praticamente assente.

A tutto ciò bisogna aggiungere dettagli ancor più sconcertanti. Sembra infatti che spesso i lavoratori non vengano nemmeno retribuiti, e che alcuni vengano privati del loro passaporto in modo che non possano far ritorno nel loro paese.

Un rappresentante FIFA ha dichiarato“con le vigorose norme di sicurezza in atto, la frequenza di incidenti nei siti di costruzione della Coppa del Mondo è molto più bassa rispetto a quella di altri progetti in giro per il mondo”.

Allo stesso modo il Qatar si difende dicendo che il numero di morti è più basso di quanto detto. È sicuramente la nostra speranza che il numero sia minore, altrimenti sarebbe una cosa completamente inaccettabile.

Il boicottaggio di alcune Nazionali

Più fatti vengono alla luce in merito ai Mondiali in Qatar e più giocatori e squadre si schierano contro il suo svolgimento. Il tutto è partito dal Tromsø, squadra militante nel campionato norvegese. Hanno pubblicato sul loro sito internet una lettera destinata alla Federazione Norvegese in cui si invitava a boicottare i Mondiali in Qatar.

La protesta si è sparsa a macchia d’olio coinvolgendo club più conosciuti come il Rosenborg BK e raggiungendo altre nazioni. Prima del match contro l’Islanda, la Germania ha indossato una maglietta che recitava “Human Rights”, prendendo una netta posizione in merito alla questione.

Successivamente anche la Danimarca ha preso parte alla protesta e, negli ultimi giorni, l’Inghilterra starebbe discutendo se unirsi a sua volta.

Mondiali in Qatar: più di 6500 morti per gli impianti

Il rischio norvegese

Come ormai sappiamo ogni gesto porta con sé una conseguenza e ora la Norvegia rischia. Da moltissimi anni non poteva vantare una rosa così forte e preparata come quella di cui dispone oggi, e il rischio è che la FIFA la escluda dalle competizioni.

Non solo dai Mondiali in Qatar del 2022 ma addirittura dal mondiale del 2026. La speranza norvegese è che altre Nazionali si uniscano alla protesta, allargando il coro e creando maggior clamore mediatico.

Considerazioni sui Mondiali in Qatar

A noi rimane l’amaro in bocca, perché ancora una volta ci rendiamo conto di quanto il calcio sia profondamente cambiato. Di quanto lo show debba superare lo sport, di quanto il denaro superi gli ideali. 

Ci siamo tutti scandalizzati per la Superlega, con ardore e unità. Lo stesso è stato fatto da giocatori e club, ci chiediamo perché lo stesso non venga fatto per le condizioni di lavoro per i Mondiali in Qatar.

Se fosse stato sotto i nostri occhi e non così lontano ce ne saremmo accorti? Avremmo reagito o avremmo subito passivamente la faccenda? Personalmente non so rispondere, sappiamo per certo, però, che bisogna approfondire la situazione perché uno sport così in voga a livello mondiale non può passare un messaggio così negativo.

Dunque informiamoci, approfondiamo, perché il calcio è uno sport così bello da non potersi permettere di venire associato a soprusi e morte. Dovrebbe accomunarsi solo a gioia e sogni, così come è nato e così come deve proseguire.

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