
Il Frosinone di Alvini vola: dieci punti in cinque giornate e un sesto posto da sogno.
C’è una squadra che a fine agosto nessuno, o quasi, aveva messo tra le protagoniste di questa Serie A. Neopromossa, budget limitato, una rosa costruita più di gioventù e di idee che di nomi altisonanti. Eppure, cinque giornate dopo, il Frosinone di Massimiliano Alvini si ritrova a un passo dalla zona Champions, con dieci punti conquistati e la sensazione, sempre più concreta, di non essere lì per caso.
Tre vittorie, un pareggio e una sola sconfitta, arrivata proprio all’esordio contro la Juventus. Da lì in poi il Frosinone ha semplicemente cominciato a correre, infilando risultati che a Frosinone, città che sa cosa vuol dire vivere di entusiasmo e di orgoglio popolare, non si vedevano da tempo. E il pubblico dello stadio Benito Stirpe, tra i più caldi e generosi della categoria, si sta godendo uno spettacolo che sembrava fuori portata.
Frosinone, per Alvini e i suoi ragazzi un cammino da applausi
Il campionato dei ciociari si era aperto con una battuta d’arresto quasi annunciata: 0-1 in casa contro la Juventus, avversario di categoria decisamente superiore. Poteva essere l’inizio di un calvario, come capita spesso alle neopromosse che si affacciano in SerieA dopo anni di categorie inferiori. Invece è successo l’esatto contrario.
Alla seconda giornata il Frosinone si è presentato al Franchi di Firenze con la spavalderia di chi non ha nulla da perdere e ha steso la Fiorentina con un secco 3-0, un risultato clamoroso che ha fatto drizzare le antenne a tutti gli addetti ai lavori. Poi, davanti al proprio pubblico, la squadra di Alvini ha piegato 3-2 il Venezia, un’altra neopromossa, in un match ricco di gol e di emozioni deciso da una doppietta di Raimondo. Alla quarta giornata è arrivato l’unico pareggio, l’1-1 in casa del Genoa, un punto guadagnato con merito contro un avversario ostico in trasferta.
E infine, sabato scorso, il colpo più prestigioso: 2-0 al Como di Fabregas, formazione arrivata all’Olimpico… anzi, allo Stirpe, da una delle rivelazioni più chiacchierate della vigilia di campionato. I gol di Calò e Kvernadze, uniti a un super Palmisani tra i pali, hanno regalato ai gialloblù un’impresa che vale doppio, perché arrivata contro una diretta concorrente per la zona alta della classifica. Risultato: Frosinone a quota dieci punti, sesto posto in classifica, agganciato proprio al Como, e la certezza di essere una delle sorprese più belle di questo avvio di stagione.
La mentalità di alvini
Dietro questi numeri c’è un allenatore che ha vissuto una storia di rivincita personale prima ancora che sportiva. Massimiliano Alvini, dopo un’esperienza complicata e chiusa anzitempo alla Cremonese in Serie A qualche anno fa, si era visto arretrare nelle gerarchie dei tecnici italiani. Bistrattato, messo ai margini, con la sua credibilità rimessa in discussione. Al Frosinone la situazione non era migliore: una squadra che nella stagione precedente aveva addirittura rischiato la retrocessione in Serie C, salvo poi risalire e conquistare la promozione diretta in Serie A superando corazzate attrezzate come il Monza, il Palermo di Inzaghi e due big decadute come Empoli e Sampdoria.
Alvini e il Frosinone avevano bisogno di ritrovarsi. E, senza che nessuno se lo aspettasse davvero, lo hanno fatto insieme, in un percorso che è partito dal fondo ed è arrivato fino alla Serie A con la barra dritta, senza mai tradire un’identità di gioco riconoscibile. E oggi, in campo, si vede tutto questo: una squadra che non si snatura di fronte agli avversari più quotati, che gioca con coraggio e con un’idea di calcio moderna, quasi europea negli automatismi, ben lontana dai cliché della neopromossa che difende bassa e prova a rubare punti.
Alvini lo ha ribadito anche nelle sue uscite pubbliche recenti, spiegando che il suo Frosinone è prima di tutto una squadra che lotta, che non molla mai la propria identità qualunque sia l’avversario davanti. Parole che, partita dopo partita, i suoi ragazzi stanno trasformando in fatti concreti sul campo. E il bello, per i tifosi ciociari, è che questa mentalità non sembra un fuoco di paglia acceso dall’entusiasmo delle prime giornate, ma il frutto di un lavoro fatto di attenzione, disciplina e organizzazione che si vede allenamento dopo allenamento.
I giovani che stanno trascinando il sogno
Se il Frosinone sta sorprendendo tutti, il merito è anche e soprattutto di un gruppo di giocatori giovani, molti dei quali italiani, che si stanno prendendo in fretta le luci della ribalta. Il primo nome è quello di Palmisani, portiere classe 2004 che nella scorsa stagione in Serie B aveva chiuso un filotto di quindici partite senza subire gol e che in questo avvio di Serie A si sta confermando un baluardo, capace di parate decisive come quella, pesantissima, contro il Como.
C’è poi Calvani, difensore anche lui classe 2004, un altro dei giovani su cui la società ha deciso di puntare con convinzione, segno di un progetto che guarda al futuro senza rinunciare ai risultati immediati. In mezzo al campo si muove Calò, che alla sua prima vera stagione da protagonista in Serie A sta mostrando una tecnica e una visione di gioco da regista consumato, tanto da essere già tra i calciatori che creano più occasioni da gol in questo campionato. Accanto a lui Kvernadze, ormai un giocatore maturo, sempre pericoloso e complicato da marcare per le difese avversarie.
Non va dimenticato Ghedjemis, l’uomo che secondo gli analisti più attenti può fare davvero la differenza in una squadra che lascia volentieri il pallone agli avversari per poi aggredirli e ripartire in transizione. E poi c’è Raimondo, autore della doppietta decisiva contro il Venezia, un altro dei giovani che stanno approfittando della fiducia di Alvini per mettersi in mostra davanti a un pubblico sempre più innamorato.
Progettualità e tantissimo lavoro, non miracolo
C’è una cosa che va detta chiaramente, ed è la stessa lettura che danno in tanti osservatori vicini all’ambiente giallazzurro: quella del Frosinone non è una favola, tantomeno un miracolo. È il frutto di progettualità , competenza e coraggio. La squadra non ha stravolto la propria identità pur di sopravvivere in una categoria più difficile, ha continuato a proporre lo stesso calcio che l’ha portata dalla lotta salvezza di Serie B fino alla promozione diretta, e ora lo sta riproponendo, con gli stessi principi, anche contro le big della Serie A.
È un segnale forte per tutto il movimento delle neopromosse italiane, spesso costrette a rinunciare al proprio stile pur di racimolare punti salvezza. Il Frosinone ha scelto la strada opposta, quella più rischiosa ma anche più affascinante, e per ora i risultati gli stanno dando ampiamente ragione.
Cosa aspettarsi da qui in avanti
Con una media di due punti a partita, il Frosinone può ambire a obiettivi che a inizio stagione sembravano fantascienza. Certo, prevale ancora la cautela, perché il campionato è lungo e cinque giornate, per quanto entusiasmanti, restano un campione ridotto. Ma la sensazione, guardando la squadra in campo, è che qui non ci sia solamente fortuna o episodi favorevoli.
C’è un’idea di gioco chiara, un allenatore che sta trovando la sua rivincita personale proprio nella piazza che meno se lo aspettava, e un gruppo di giovani che sta crescendo partita dopo partita senza sentire il peso della pressione. Se questo Frosinone continuerà a restare concentrato, come sta chiedendo lo stesso Alvini ai suoi ragazzi, la sensazione è che la vera notizia di questo inizio di campionato non sia il singolo risultato, ma la conferma di un progetto che può togliersi soddisfazioni importanti fino a maggio.
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