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Parma, Gilardino in pole per sostituire Cuesta: subito l’esame Inter

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Parma, Gilardino in pole per sostituire Cuesta: subito l’esame Inter

Gilardino-Parma, un ritorno in panchina che profuma di scommessa: chi è il grande favorito per la successione a Cuesta.

Poche ore dopo l’annuncio della separazione consensuale tra il Parma e Carlos Cuesta, il toto-nomi per la panchina gialloblù si è acceso immediatamente, e a farla da padrone, secondo le prime ricostruzioni giornalistiche, è un nome che al calcio italiano è tutt’altro che nuovo: quello di Alberto Gilardino. Secondo quanto riportato dal giornalista Matteo Moretto attraverso il canale YouTube di Fabrizio Romano, il tecnico piemontese sarebbe già in pole position per raccogliere l’eredità dello spagnolo, in un’operazione che il club emiliano starebbe cercando di definire nel più breve tempo possibile, complice anche la sosta per le nazionali che regala qualche giorno di respiro prima della ripresa del campionato.

Un’ipotesi che, se confermata, rappresenterebbe una scommessa dai due volti: da una parte l’esperienza di un allenatore che ha già dimostrato, in più di un’occasione, di saper trasformare una squadra in corto circuito in un gruppo compatto e vincente; dall’altra i punti interrogativi legati al suo ultimo, complicato capitolo in panchina, chiuso solo pochi mesi fa con un altro esonero.

Parma, chi è Alberto Gilardino: dal campo alla panchina

Prima di essere un allenatore, Gilardino è stato uno dei centravanti più prolifici del calcio italiano degli anni Duemila. Nato a Biella nel luglio del 1982, ha vestito le maglie di club come Parma, Piacenza, Verona, Fiorentina, Milan, Genoa e Bologna, chiudendo la carriera da giocatore con oltre 180 gol in Serie A. Con la nazionale italiana ha vinto il Mondiale del 2006 in Germania, ha conquistato il bronzo olimpico ad Atene 2004 e il titolo Europeo Under 21 sempre nello stesso anno, oltre a un terzo posto in Confederations Cup nel 2013. Un curriculum da assoluto protagonista, che gli ha garantito un rispetto trasversale nell’ambiente del calcio italiano ben prima di iniziare la propria carriera in panchina.

Il percorso da allenatore è iniziato dal basso, con l’esperienza al Rezzato in Serie D nel 2019, prima di passare per Pro Vercelli e Siena. La vera svolta, però, è arrivata nel dicembre 2022, quando ha preso in mano un Genoa in piena zona playout di Serie B, subentrando ad Alexander Blessin. Da lì la storia è nota: una cavalcata straordinaria, fatta di una striscia di vittorie consecutive e di una difesa tornata impenetrabile, che ha riportato il Grifone in Serie A con largo anticipo sul finale di stagione, tra gli entusiasmi di uno stadio Ferraris tornato a riempirsi con regolarità.

L’esperienza genoana: la promozione, la salvezza e l’addio a sorpresa

Il primo anno di Gilardino in Serie A con il Genoa si è chiuso con una salvezza tranquilla, raggiunta con cinque giornate di anticipo nonostante la cessione in corso di stagione di un difensore chiave come Dragusin. Un rendimento che gli era valso il rinnovo del contratto, firmato in un clima di grande fiducia reciproca con la dirigenza rossoblù. La stagione successiva, però, si era complicata sensibilmente: il club aveva ceduto tre titolari di peso come il portiere Josep Martinez, passato all’Inter, il centravanti Mateo Retegui, finito all’Atalanta, e Albert Gudmundsson, trasferitosi alla Fiorentina, indebolendo sensibilmente la rosa a disposizione del tecnico.

Nonostante le difficoltà, e nonostante una reazione che sembrava aver rimesso in carreggiata la squadra proprio nelle ultime giornate prima della sosta di novembre 2024, il Genoa scelse comunque di esonerare Gilardino, in quella che venne definita da più parti una decisione a sorpresa, un vero fulmine a ciel sereno per l’ambiente rossoblù. Le motivazioni fornite dal club furono legate a valutazioni tecniche sul gioco espresso e sui troppi infortuni patiti dalla squadra, ma non mancarono le voci di un rapporto con la dirigenza internazionale del club che si era progressivamente incrinato, complice anche il malumore dello stesso tecnico per le cessioni eccellenti dell’estate. Al suo posto arrivò Patrick Vieira.

la parentesi Pisa: un’esperienza da dimenticare

Dopo qualche mese lontano dal calcio giocato, Gilardino è tornato in panchina nell’estate 2025, scegliendo la sfida del Pisa, neopromosso in Serie A dopo tanti anni di assenza dalla massima categoria. Un’avventura, questa, che si è rivelata decisamente più complicata rispetto al ciclo genoano: la squadra toscana ha faticato fin da subito a trovare continuità di risultati, complice anche l’inevitabile gap di categoria da colmare, fino a un digiuno di vittorie che si è protratto per dodici partite consecutive, con l’unico successo stagionale risalente al 7 novembre, un 1-0 contro la Cremonese.

La sconfitta interna per 3-1 contro il Sassuolo, arrivata alla fine di gennaio 2026, si è rivelata fatale: il Pisa, che nel frattempo aveva incassato ben 40 gol, ha deciso di interrompere il rapporto con il tecnico biellese, comunicandogli l’esonero nella tarda serata del 31 gennaio, con una nota che parlava di una scelta umanamente e professionalmente sofferta. Da quel momento, Gilardino è rimasto fermo, senza panchina, osservando da fuori un campionato di Serie A che nel frattempo ha visto susseguirsi altri cambi tecnici.

Perché il Parma può essere l’occasione giusta per Gilardino

Alla luce di questo doppio precedente, il possibile approdo al Parma rappresenterebbe per Gilardino un vero e proprio esame di maturità. Da una parte l’esperienza genoana dimostra la capacità del tecnico di lavorare bene con rose non irresistibili sul piano del nome, costruendo identità di squadra e compattezza attraverso il lavoro sul campo, qualità che sposano perfettamente le caratteristiche di un Parma chiamato a lottare per la salvezza con un organico costruito con equilibrio più che con investimenti fuori scala. Dall’altra, i limiti emersi nell’ultima esperienza pisana, in particolare sul piano difensivo, restano un campanello d’allarme che la dirigenza gialloblù dovrà valutare con attenzione prima di affidargli le chiavi della panchina.

C’è poi un fattore, non secondario, legato alla piazza. Gilardino ha vestito la maglia del Parma anche da giocatore, un dettaglio che in un ambiente storicamente legato ai propri simboli e alle proprie bandiere può rappresentare un valore aggiunto sul piano emotivo, capace di facilitare l’impatto con lo spogliatoio e con la tifoseria in un momento delicato della stagione.

La concorrenza di D’Aversa e il primo esame contro l’Inter

Va detto, comunque, che quella di Gilardino non è l’unica pista sul tavolo della dirigenza gialloblù. Secondo altre ricostruzioni, il Parma starebbe valutando con attenzione anche il possibile ritorno di Roberto D’Aversa, tecnico che conosce come pochi altri l’ambiente parmense, avendo guidato i ducali dal 2016 al 2021 in un percorso che li aveva riportati dalla Serie C fino alla Serie A. Un profilo alternativo, più legato alla storia recente del club, che potrebbe rappresentare una scelta di maggiore continuità rispetto alla scommessa Gilardino.

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