Porto-Arsenal (1-0): analisi tattica e considerazioni

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Quando ormai mancavano meno di un minuto al triplice fischio, grazie ad una magia di Galeno, il Porto batte di misura l’Arsenal dopo una partita tiratissima di cui a breve andremo a svolgere l’analisi tattica. La squadra lusitana porta a casa il risultato più importante, incanalando la sfida sui binari ad essa più congeniali in quello che è forse l’ottavo di finale meno brillante da un punto di vista tecnico ed estetico tra quelli a cui abbiamo assistito finora. Gli uomini di Arteta provano in tutti modi a trovare una breccia nella arcigna difesa portoghese, ma non ci riescono. Poi, agli sgoccioli della gara, quando le energie e l’attenzione calano, il brasiliano approfitta dello spazio lasciatogli dalla retroguardia inglese e punisce con una magistrale esecuzione.

Andiamo a ripercorrere gli elementi salienti di questo successo del Porto sull’Arsenal attraverso la nostra analisi tattica. Non prima, però, di aver dato un’occhiata alle scelte di formazione dei due allenatori.

Conceição si affida al suo classico 4-2-3-1. Diogo Costa tra i pali, linea difensiva che vede Wendell e João Mário sugli esterni, mentre in mezzo stanzia la coppia formata da Pepe e Otavio. A centrocampo agiscono Nico González e Varela, mentre il riferimento davanti è Evanilson. Alle sue spalle il tridente con Galeno a sinistra, Francisco Conceição a destra e Pepê sotto punta.

Al Porto, l’Arsenal risponde con uno schieramento che sulla carta barcolla tra un 4-2-3-1 e un 4-3-3, ma della cui reale disposizione parleremo a breve nel corso dell’analisi tattica. In porta Raya, retroguardia con White e Kiwior terzini e coppia centrale con Saliba e Gabriel. In cabina di regia troviamo Rice, supportato da Trossard e Ødegaard. Reparto avanzato composto dalle ali Saka e Martinelli e da Havertz, che funge da centravanti.

Analisi tattica Porto-Arsenal, primo tempo: i Gunners fanno la partita, ma non sfondano

Porto-Arsenal presenta un copione dell’analisi tattica piuttosto prevedibile. I londinesi, forti della loro superiore qualità tecnica, cercano di assumere fin da subito il comando delle operazioni. La squadra di Arteta, su modello del suo mentore Guardiola, attua in fase di possesso una distribuzione che garantisca la superiorità numerica nella costruzione dal basso e una copertura totale dell’arco offensivo. Per questa ragione, i Gunners si sistemano con un 3-2-4-1.

Kiwior stringe la propria posizione per ordinare la difesa a 3, mentre White è l’uomo della retroguardia designato ad alzare la propria posizione per fungere da secondo regista in sostegno a Rice. A questo punto, Trossard e Ødegaard vanno a posizionarsi sotto la punta Havertz nei corridoi intermedi, per poter ricevere tra le linee e (sperare di) innescare il tedesco. L’ampiezza è infine garantita da Saka e Martinelli, costantemente larghi e alti.

Al netto di queste spaziature, però, i giocatori londinesi scambiano spesso le proprie posizioni, soprattutto per provare a scardinare l’inoppugnabile fase difensiva lusitana. A svariare in modo particolare è il norvegese, che spesso si abbassa nel cerchio di centrocampo per dare maggiore qualità e sveltezza alla manovra (con White che a quel punto prova degli inserimenti in avanti). Trossard e Havertz, invece, s’invertono per trovare palloni giocabili e per poter lasciare qualche segno indelebile della loro presenza sul terreno di gioco. 

Tutti questi espedienti tattici vengono però vanificati dall’incapacità dei Gunners di sfondare nella retroguardia del Porto. Pur dominando sul piano del possesso palla e mantenendo il baricentro costantemente alto (la linea difensiva rasenta la metà campo), la manovra è lenta ed orizzontale. Le mezz’ali non vengono mai trovate tra le linee, mentre Saka e Martinelli non riescono a vincere alcun duello diretto coi terzini lusitani. Senza la luce dei propri gioielli, l’Arsenal vive una prima frazione molto opaca, con flebili lampi su situazioni di palla inattiva.

La straordinaria organizzazione dei padroni di casa

Sebbene non sia sempre bella da vedere e spesso faccia fatica a costruire dal basso, la squadra di Conceição è l’assoluta dominatrice della partita sul piano tattico e psicologico. L’obiettivo è chiaro: evitare di concedere spazio tra le linee alle mezz’ali inglesi e non farsi trovare impreparati nell’uno contro uno. La straordinaria forza del Porto, che rappresenta anche la chiave dell’analisi tattica di questa sfida con l’Arsenal, è proprio quella di riuscire a mantenere la medesima concentrazione difensiva dal primo all’ultimo minuto.

I lusitani rinunciano a tratti a giocare, subendo palle perse per l’aggressività degli uomini di Arteta e faticando a portare supporto agli attaccanti. Sovente si ricorre direttamente alla palla lunga verso Galeno o per la velocità del giovane Conceição. Magari confidando in una dormita (non rara) della retroguardia ospite.

Porto-Arsenal (1-0): analisi tattica e considerazioni

Su Saka e Martinelli il lavoro di Wendell e João Mário è encomiabile. Entrambi non vengono mai saltati, anche grazie al prezioso lavoro in ripiegamento dei due esterni alti. Sono proprio i già citati Galeno e Conceição gli uomini in più per i portoghesi. In fase di non possesso, Evanilson ha il compito di schermare Rice. Il figlio del tecnico prende invece in consegna Kiwior, mentre il brasiliano in prima battuta stringe su White non appena questi avanza la propria posizione. Quando però l’azione si sposta esternamente, è diligente nello scivolare o su Ødegaard, che si abbassa a ricever palla, oppure andare in raddoppio immediata su Saka. Lavoro analogo svolto dal classe 2002 su Trossard in seconda battuta o ancora a portar superiorità numerica contro Martinelli.

I due centrali sono sempre molto aggressivi e attenti, scoraggiando eventuali tracce verticali che, infatti, gli uomini di Arteta non esplorano mai. I mediani, invece, sono guardinghi a protezione della difesa, bloccando ogni tentativo di passaggio filtrante e accorciando il prima possibile sulle mezz’ali avversarie negli sporadici casi in cui riescano a sfuggire tra le linee, posizionandosi ai fianchi di Galeno e Conceição.

Il perfetto piano-partita orchestrato dall’ex di Inter, Parma e Lazio toglie ritmo alla manovra dell’Arsenal. Il gioco spezzettato e la tensione che rimane sempre elevata contribuiscono ulteriormente al successo di questa meticolosa organizzazione. Si giunge così all’intervallo sul punteggio di 0-0.

Analisi tattica Porto-Arsenal, secondo tempo: gioia lusitana all’ultimo respiro

La trama dell’analisi tattica di Porto-Arsenal, ovviamente, non varia nella ripresa. La squadra di Arteta ripresenta il medesimo tema, fatto di possesso e ricerca del predominio tecnico e territoriale. Per il tecnico spagnolo l’esigenza principale è quella di mettere in partita i propri pupilli. Il destinatario principale delle nuove consegne è Martinelli, continuamente ricercato palla nei piedi. 

Le sorti offensive dei Gunners si sbilanciano tutte dalla parte sinistra, nella speranza che il brasiliano trovi la giocata decisiva. Sulle sue tracce, però, c’è l’immarcescibile João Mário, perfetto in ogni chiusura e mai saltato nell’uno contro uno. Anche nelle situazioni di recupero alto l’Arsenal non riesce a costruire conclusioni pulite, per via delle immancabili coperture preventive dei due centrali lusitani, coadiuvati da Varela.

Per cercare di cambiare le sorti della partita, al minuto 73 fa il suo ingresso in campo Jorginho al posto di Trossard. Gli ospiti passano ad un 4-2-3-1 più limpido, col doppio playmaker, Ødegaard trequartista sotto punta e Havertz a fare stabilmente il riferimento più avanzato. In fase di possesso, è Kiwior stavolta ad alzarsi, fungendo quasi da mezz’ala sinistra per tenere anche Rice più avanzato.

Conceição gioca invece le carte dalla sua panchina negli ultimi 10 minuti, senza alterare il sistema di gioco. Per dare sostanza in mezzo manda dentro Iván Jaime per Nico. Al minuto 85 dà un po’ di vivacità all’attacco con gli ingressi di Toni Martínez e Borges per Evanilson e Conceição. Infine, al 90′ Eustáquio rileva Wendell. 

Nel finale, l’Arsenal, stanco, teso e frettoloso, si lascia prendere da qualche disattenzione di troppo. Un lancio troppo lungo dalle retrovie innesca l’immediato recupero da parte del Porto. Galeno viene servito sulla trequarti, dove trova molto spazio con i Gunners spaccati in due. Nessuno esce sul brasiliano, che può così avanzare, puntare e lasciar partire un meraviglioso destro da fuori che s’insacca morbidamente sul palo lontano. I lusitani, dopo una partita difficile, ma perfettamente interpretata, centrano una vittoria fondamentale.

Porto-Arsenal (1-0): analisi tattica e considerazioni

Porto-Arsenal, le considerazioni finali

Concludiamo questa nostra analisi tattica di Porto-Arsenal con qualche riflessione.

Successo di testa, esperienza e organizzazione per i padroni di casa, che con la voglia e l’attenzione ai minimi particolari sopperiscono al divario tecnico. Una partita preparata benissimo e orientata nella propria direzione fin dal principio e conclusa nel migliore dei modi. Un Porto che in campionato sta facendo fatica, soprattutto sul piano della produzione offensiva, ma che nelle notti europee sa esaltarsi attraverso il suo stigma certificato di squadra ostica, rognosa e che sa minare le certezze delle proprie avversarie.

Rimandata con un’insufficienza, invece, la formazione di Arteta, incappata nella classica serata da tutto fumo e niente arrosto. Nel percorso di crescita dei Gunners sfide spigolose e bloccate come questa rappresentano ancora un ostacolo a cui il tecnico spagnolo non è riuscito a far fronte. Ed è da qui però che passa il definitivo salto di qualità di questa squadra, dal talento abbacinante, ma non ancora pienamente matura da venire a capo tecnicamente e mentalmente in partite sporche.

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