Real Madrid-Manchester City (3-3): analisi tattica e considerazioni

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Real Madrid e Manchester City, nell’andata dei quarti di finale di Champions League, danno vita ad una partita semplicemente meravigliosa di cui a breve andremo a svolgere l’analisi tattica. Un vero e proprio Surrealismo su prato, nel quale trionfano il sogno e la bellezza calcistica ai massimi livelli. Un 3-3 che lascia noi appassionati a bocca aperta e il ritorno apertissimo, come solo due squadre destinate ad affrontarsi prima della finale possono e sanno fare. Non manca davvero nulla in questi 90 minuti a dir poco avvincenti: rimonte, controsorpassi, gol spettacolari. Cercheremo di condensare il tutto attraverso il nostro racconto che, come sempre, non può che iniziare con la presentazione delle scelte di formazione operate dai grandissimi architetti di queste due inarrestabili corazzate.

I padroni di casa si dispongono con quello che apparentemente si presenta come un 4-3-3. Uno schieramento che però rimane tale solo sulla carta e che comunque la squadra di Ancelotti mantiene per non più di una manciata di minuti nel primo tempo. Tra i pali c’è Lunin, linea difensiva guidata dalla coppia centrale Rudiger e Tchouameni, mentre sugli esterni troviamo Mendy e Carvajal. A centrocampo, cabina di regia affidata a Camavinga, con Kroos e Valverde ai suoi lati. Davanti dovrebbe agire un tridente con Vincius e Rodrygo larghi e Bellingham come punta centrale.

Gli ospiti rispondono con un più collaudato 4-2-3-1 che però non vede De Bruyne tra i suoi protagonisti. In porta Ortega Moreno, retroguardia classica con 4 centrali di ruolo, distribuiti con Dias e Stones in mezzo e Akanji e Gvardiol terzini. Doppio play in mediana con Rodri e Kovačić. Haaland riferimento avanzato, supportato alle spalle dal tridente composto da Grealish, Foden e Bernardo Silva.

Analisi tattica Real Madrid-Manchester City, primo tempo: intensità e ritmi clamorosi

Non si fa neanche in tempo a cominciare l’analisi tattica, che subito Real Madrid e Manchester City regalano emozioni. Dopo appena 40 secondi, infatti, con uno spunto in velocità dei suoi, Grealish coglie due piccioni con una fava. Ammonizione di Tchouameni, con relativa squalifica per il ritorno, e calcio di punizione, trasformato con furbizia da Bernardo Silva, che approfitta di un Lunin non ancora sintonizzatosi sull’irripetibile frequenza della sfida del “Bernabeu”. È solo un preludio, però, di ciò che accadrà nel prosieguo della partita.

Real Madrid-Manchester City (3-3): analisi tattica e considerazioni

Il ritmo è assolutamente infernale. Il pressing asfissiante e altissimo che portano entrambe le squadre richiede una velocità di pensiero ed esecuzione proibitiva per i comuni mortali. La reazione dei Blancos non si fa attendere. La prima idea degli uomini di Ancelotti è quella di andare immediatamente in verticale, per sfruttare la superiore velocità dei propri uomini offensivi rispetto ai difensori di Guardiola.

Tuttavia, a tal proposito, dobbiamo ancora sviluppare il nocciolo lasciato in sospeso in sede di presentazione della formazione spagnola. Il 4-3-3 sulla carta è in realtà un 4-2-3-1, in cui, a sorpresa, è Rodrygo a partire largo a sinistra, mentre Vinicius funge da riferimento centrale. I due brasiliani possono così giocare più vicini. A destra, invece, il jolly Valverde oscilla in una posizione intermedia, con Carvajal a garantire l’ampiezza.

È proprio l’atteggiamento molto offensivo a garantire ai madrileni un clamoroso uno-due nell’arco di 120 secondi grazie al quale ribaltano il risultato già entro il primo quarto d’ora. Con entrambi gli esterni di difesa molto alti, il Manchester City è costretto ad abbassare le ali, liberando campo centralmente. Al minuto 12, Camavinga approfitta di questo spazio per lasciar partire dal nulla una conclusione da fuori che, complice una deviazione di Dias, non lascio scampo a Ortega. 

Real Madrid-Manchester City (3-3): analisi tattica e considerazioni

Il blackout tattico della squadra di Guardiola

Il ritrovato pareggio dà vigore al Real Madrid, mentre comincia a innestare qualche incertezza nell’organizzazione tattica del Manchester City che andiamo ad evidenziare a questo punto dell’analisi. La formazione del tecnico catalano si scopre all’estremo pur di aggredire alta e prendere possesso della metà campo avversaria. Un eccesso che viene punito al minuto 14 quando una verticalizzazione di Vinicius lancia Rodrygo con 50 metri di prateria da poter attaccare in velocità. La difesa inglese, ritrovatasi oltre la linea di metà campo, arranca dietro al brasiliano, che con estrema freddezza e un altro pizzico di fortuna (leggera, ma decisiva deviazione stavolta di Akanji) porta i suoi avanti.

Gli ospiti, oltre che nel punteggio, vanno sotto anche dal punto di vista psicologico. La squadra mantiene una netta prevalenza nel possesso palla e nel predominio territoriale, ma non riesce a giovare di nessuno di questi due fattori. Il Real mostra anche fasi di pressione alta, ma predilige difendere compatto, ordinato e un po’ basso col suo 4-4-2. I Citizens impostano con la consueta difesa a 3 e Stones che si alza. Unendosi ai due registi, emerge la superiorità numerica in mezzo al campo e infatti non ci sono troppi problemi di costruzione per gli uomini di Guardiola. Kovačić si dispone tra Valverde e Camavinga, Rodri e il centrale inglese svariano tanto per non dare riferimenti, mentre Foden agisce tra le linee, alle spalle di Kroos.

Real Madrid-Manchester City (3-3): analisi tattica e considerazioni

Alla manovra partecipano anche Akanji e Gvardiol, che di fatto divengono dei braccetti, coinvolti sia più larghi per aprire le maglie del Madrid sia eventualmente più interni a ulteriore supporto per il giro-palla. L’unico modo per essere realmente efficaci, stante la presenza non pervenuta di Haaland che perde di parecchio il duello con Rudiger, è quello proprio di trovare Foden tra le linee. Se il numero 47 riesce a ricevere in questa zona, costringe i Blancos a collassare centralmente, aprendo così il campo alle ali per poter andare nell’uno contro uno.

Senza questa soluzione, invece, il possesso del City si riduce ad una prolungata e sterile esplorazione orizzontale, cercando Grealish e Bernardo Silva che però vengono costantemente raddoppiati dall’encomiabile lavoro in copertura dei terzini e di Valverde e Rodrygo. Così imbrigliata, la squadra di Guardiola non riesce a far male, mentre deve guardarsi le spalle dalle continue incursioni dei due brasiliani di Ancelotti che in contropiede fanno a pezzi la retroguardia inglese.

Analisi tattica Real Madrid-Manchester City, secondo tempo: lo spettacolo continua

Nella ripresa, il copione dell’analisi tattica di Real Madrid-Manchester City non cambia. Gli ospiti proseguono col loro palleggio insistito a caccia di varchi. I padroni di casa attendono guardinghi per poi scatenarsi in ripartenza. 

L’atteggiamento scrupoloso degli uomini di Ancelotti trova in Toni Kroos la sua più esemplificativa espressione. Il centrocampista tedesco è determinante per scoraggiare e intercettare i palloni filtranti che possano giungere alle spalle dei centrocampisti. Foden e Bernardo Silva si scambiano incessantemente la posizione per cercare di scardinare l’organizzazione spagnola, ma invano. Su qualsiasi iniziativa dei due, il tedesco si fa trovare pronto a chiudere, coprendo la zolla tra Mendy e Rudiger.

Solo al minuto 66, il City viene a capo della situazione. Il coinvolgimento di Rodri e Stones nell’azione fino al limite dell’area costringe i centrocampisti del Real a schiacciarsi e a sguarnire la zona centrale. Qui riceve finalmente Foden, che senza pensarci troppo, firma un gol da fuoriclasse con una staffilata da fuori imprendibile per Lunin.

Real Madrid-Manchester City (3-3): analisi tattica e considerazioni

La soluzione dalla distanza rimane un’arma micidiale e una vera e propria manna per gli uomini di Guardiola. Appena 5 minuti più tardi, completano la rimonta, stavolta dal lato sinistro. Grealish punta Carvajal e scarica per la sovrapposizione interna di Gvardiol. Il croato non controlla benissimo il pallone, ma è lesto nel trovare la coordinazione e lasciar partire un’altra perla che s’incastona sul palo lontano.

Il finale: i cambi e un Real Madrid che non muore mai

Neanche il tempo di rammaricarsi per lo svantaggio ed ecco che Ancelotti predispone subito le contromosse. Dentro Díaz e Modrić, fuori Kroos e Rodrygo. Il Real Madrid si sistema ora con un 4-2-3-1 più puro ed evidente. Bellingham va a fare la punta centrale, col marocchino alle sue spalle e Vinicius largo a sinistra. Valverde agisce ancora in una posizione intermedia, beneficiando di Carvajal sempre molto alto e largo a destra.

Il Manchester accetta di difendersi leggermente più basso per evitare di scoprirsi, come avvenuto per lunghi tratti della partita. Tuttavia, questo atteggiamento prudente non basta. Al minuto 79, un cross di Vinicius trova l’inserimento sul palo opposto di Valverde. Kovačić è in ritardo sull’uruguaiano che, con una stoccata volante, infila Ortega. È il gol del definitivo 3-3.

Real Madrid-Manchester City (3-3): analisi tattica e considerazioni

Le ultime mosse dei due allenatori sono volte a modificare l’attacco. Ancelotti manda dentro Joselu per lo stesso brasiliano. Guardiola, invece, perde Foden per infortunio. Al suo posto entra Álvarez. Dopo una scorpacciata infinita di emozioni, Real Madrid e Manchester City si danno appuntamento alla gara di ritorno.

Real Madrid-Manchester City, le considerazioni finali

Concludiamo questa nostra analisi tattica di Real Madrid-Manchester City con qualche riflessione.

Oltre questo meraviglioso spettacolo andato in scena nella capitale spagnola, che ha lasciato tutti esterrefatti, c’è una grande verità che rimane incontrovertibile. E cioè che i Blancos hanno una maturità e un’esperienza ancora difficili da vincere. Una squadra che ha una capacità e una repentinità nel leggere le situazioni e sfruttarle al massimo incredibili. Un mix di efficienza, cinismo e cattiveria nell’esecuzione disarmanti. Doti che ormai non sono più un segreto, ma che continuano, ancora, a impressionarci come se fosse la prima volta.

Gli uomini di Guardiola, dopo il beffardo vantaggio, hanno subito uno shock forte, ritrovandosi sotto in 2 minuti. Per lunghi tratti, gli inglesi devono aver rivissuto le stesse sensazioni della finale di Istanbul dello scorso anno. Cioè quelle di ritrovarsi di fronte una squadra per nulla intimorita, sicura e decisa che ha mandato in tilt il sistema offensivo del tecnico catalano. Ma come allora, anche stavolta sono serviti i guizzi dei fuoriclasse. Tra tutti Foden, sempre più trascinatore di un gruppo che ha dovuto patire l’ennesima assenza di De Bruyne e che non ha avuto praticamente apporto dal suo centravanti.

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