Roma-Inter (2-4): analisi tattica e considerazioni

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Sotto il diluvio di Roma, l’Inter non s’impantana e conquista una vittoria sofferta, ma straripante e fondamentale che andremo a ripercorrere attraverso l’analisi tattica. I nerazzurri mettono in scena una prova di forza straordinaria grazie ad una prestazione superba nel secondo tempo. Nel primo, infatti, giocano nettamente meglio i padroni di casa, che passano in svantaggio per il colpo da biliardo di testa di Acerbi, ma riescono a rimontare grazie a Mancini prima ed El Shaarawy poi. Nella ripresa c’è una clamorosa inversione di ruolo e la squadra guidata da Farris piazza un tremendo uno-due nell’arco di 10 minuti griffato Thuram. Il francese pareggia i conti al 49′ e propizia l’autorete di Angeliño al 56′ con cui gli ospiti tornano avanti. Nel recupero, Bastoni chiude definitivamente i giochi capitalizzando un contropiede.

Questo è quanto avvenuto in estrema sintesi tra Roma e Inter, ma per capire come ha origine e si sviluppa il trionfo nerazzurro affidiamoci all’analisi tattica. Partiamo come sempre dando un’occhiata alle scelte di formazione dei due allenatori.

I giallorossi scendono in campo col consolidato 4-3-3 disegnato da De Rossi. In porta c’è Rui Patricio, linea difensiva con Mancini affiancato da Huijsen, preferito a Llorente, e i due terzini Karsdorp e Angeliño. A centrocampo troviamo Paredes in cabina di regia, con Pellegrini e Cristante ai suoi lati. In attacco, tridente che vede Lukaku come riferimento centrale e a suo supporto Dybala ed El Shaarawy.

Gli ospiti rispondono col consueto 3-5-2, immacolato rispetto allo scontro diretto con la Juventus di una settimana fa. Sommer tra i pali, retroguardia guidata da Acerbi, con Pavard e Bastoni come braccetti. Sulle fasce agiscono Dimarco e Darmian, mentre in mezzo gli inamovibili Mhkitaryan, Çalhanoğlu e Barella. Davanti, la coppia formata da Thuram e Lautaro Martínez.

Analisi tattica Roma-Inter, primo tempo: giallorossi convincenti

Se ci focalizziamo sulla prima frazione di Roma-Inter, la parola-chiave che racchiude l’essenza dell’analisi tattica è sicuramente intensità. Il predominio del gioco, infatti, passa da questa imprescindibile caratteristica. L’avvio è tutto di fattura giallorossa ed è contraddistinto dal marchio tecnico di De Rossi.

I capitolini approcciano con grande aggressività per assumere le redini della partita. Il pallone si muove velocemente e con pochi tocchi, l’impostazione parte dal basso quasi sempre con una costruzione a 3, in cui o arretra Paredes tra i due centrali o stringe Angeliño con Mancini che si apre. Il tutto avviene nella cornice dell’asimmetria di un 4-3-3 in cui a sinistra El Shaarawy rimane largo, mentre Dybala parte sì da destra, ma taglia dentro al campo, lasciando spazio sulla corsia a Karsdorp, che sale per dare ampiezza da quella parte.

L’idea della Roma è quella di avere spaziature ottimali su tutto il fronte offensivo e, soprattutto, due uomini in zona centrale alle spalle di Lukaku. Si tratta di Pellegrini e della Joya, che galleggiano dietro i centrocampisti interisti e sono i ricevitori prediletti in prima battuta per poter poi a loro volta verticalizzare per il centravanti belga o innescare la velocità dell’ala italo-egiziana.

Questa manovra così predisposta crea qualche grattacapo alla formazione nerazzurra, tanto quanto la pressione in fase di non possesso. I giocatori giallorossi prendono dei riferimenti precisi. A supporto delle punte c’è Pellegrini nell’uscire su Pavard per avere un tre contro tre quando l’Inter avvia dal basso, mentre El Shaarawy prende Darmian, schiacciandosi, se necessario, sulla linea difensiva, che diventa così a 5. I due centrali, invece, tengono una marcatura molto stretta su Thuram e Lautaro, che di fatto rimangono fuori dalla partita.

Solo quando cominciano a pareggiare il livello di intensità, appunto, dei capitolini, gli ospiti riescono ad affiorare. Çalhanoğlu si alza su Paredes e tutta la squadra sposta in avanti il baricentro guadagnando campo, e, soprattutto, trova un punto debole nella retroguardia di De Rossi. Si tratta del settore destro, dove Karsdorp, spingendo tanto, non sempre recupera tempestivamente la posizione, scoprendo quel lato che viene prontamente attaccato da Dimarco, per allungare la squadra o andare alla conclusione.

I gol che accendono la gara

Contro la difesa schierata della Roma, l’Inter trova modo di entrare dentro l’area di rigore. I giallorossi concedono al massimo conclusioni da fuori o traversoni non pericolosi, che però a fruttano interessanti palle inattive. Al minuto 17′, gli uomini di Farris colpiscono da calcio d’angolo. Deviazione poco decisa di Lukaku in mezzo all’area e palla che schizza dalle parti di Acerbi che, nonostante la distanza, piazza alla perfezione la sfera sul palo lontano dove Rui Patricio non può arrivare.

La squadra di De Rossi non si dà per vinta e continua a giocare come sa, mentre gli ospiti accettano di abbassarsi e andare di rimessa. A mancare, però, sono un po’ gli spunti di Dybala, nel vivo del gioco, ma meno pulito tecnicamente. La Joya si rende comunque protagonista conquistando un calcio di punizione al minuto 28. L’Inter, spaventata dalla pericolosità aerea dei padroni di casa, difende con la linea molto alta, ma viene comunque bucata. Mancini, infatti, anticipa tutti e trova il pareggio con un altro colpo di testa.

Roma-Inter (2-4): analisi tattica e considerazioni

Nella situazione di equilibrio sono i dettagli a fare la differenza. Verso il tramonto del primo tempo, i nerazzurri si ritrovano con tanti uomini nella metà campo avversaria e si scoprono. La Roma ne approfitta e si lancia in un contropiede mortifero guidato da Pellegrini. Il centrocampista serve sulla corsa El Shaarawy che di sinistro lascia partita una conclusione potente che lascia di sasso Sommer e s’infila in porta con l’aiuto di entrambi i pali.

Si chiude così la prima frazione con la rimonta dei capitolini.

Analisi tattica Roma-Inter, secondo tempo: si ribalta completamente il copione della partita

Per spiegare l’analisi tattica del secondo tempo di Roma-Inter basta capovolgere tutto quanto detto finora. Il canovaccio, infatti, si ripresenta simile, ma con una totale inversione dei ruoli. Ad approcciare decisamente meglio, stavolta, sono i nerazzurri, più convinti e sicuri. 

La squadra di Farris attacca come sa, sfruttando l’ampiezza con i quinti, entrambi molto alti, e accompagnando coi braccetti. In 10 minuti gli ospiti pareggiano e completano la controrimonta con due azioni sviluppatesi sulle fasce. Il 2-2 arriva da quella destra e si materializza per un errore difensivo evidente dei giallorossi, visto che la squadra è schierata. Prima Barella riceve tutto solo alle spalle dei centrocampisti da un’apparente innocua punizione. Poi, sia El Shaarawy che Angeliño non coprono bene su Darmian: il primo lo perde, il secondo non esce prontamente e così il laterale può ricevere e crossare in totale libertà. Il suo suggerimento incontra il perfetto taglio sul primo palo di Thuram, che anticipa il difensore e brucia Rui Patricio.

Roma-Inter (2-4): analisi tattica e considerazioni

Al minuto 56 è invece la catena mancina a rendersi protagonista con l’inserimento nel corridoio intermedio di Mhkitaryan. L’armeno sfugge a Dybala e mette dentro un traversone sfortunatamente deviato nella propria porta dal terzino spagnolo, intervenuto con una diagonale sull’attaccante francese.

I cambi e la reazione giallorossa

La Roma si ritrova ora ad inseguire, ma col passare dei minuti la squadra si sfilaccia. Le distanze tra i reparti aumentano e così i giallorossi perdono sia la fluidità di gioco del primo tempo, limitandosi a lanci lunghi per Lukaku, sia l’ordine e la compattezza difensiva, soprattutto con i centrocampisti, che vanno in tilt sul vorticoso movimento degli omologhi nerazzurri.

Per ritrovare il bandolo della matassa, De Rossi manda dentro Bove e Spinazzola per Cristante e Angeliño dopo un’ora di partita, ma solo con i cambi al minuto 76 riesce a restituire un po’ di pericolosità ai suoi. Gli ingressi di Baldanzi e Zalewski per Pellegrini ed El Shaarawy portano ad una netta variazione tattica da segnalare in quest’analisi di Roma-Inter. I padroni di casa passano infatti ad un più spregiudicato 4-2-3-1. Il polacco agisce da ala sinistra, l’ex Empoli va centrale e Dybala, pur partendo da destra, tende a convergere. I giallorossi tornano a premere con continuità, portando più uomini sulla trequarti per cercare di far breccia nel castello difensivo nerazzurro.

Come avvenuto nella prima frazione, in situazione di vantaggio l’Inter accetta di lasciare il pallino del gioco agli avversari per provare poi a fruttare gli spazi in contropiede. A differenza del collega, però, Farris non altera l’assetto dei suoi, ma mira, con i nuovi innesti, ad apportare energie fresche in zone nevralgiche. Eccezion fatta per De Vrij al posto di Acerbi per questioni di problemi fisici, il vice di Inzaghi cambia gli esterni, con Carlos Augusto e Dumfries per Darmian e Dimarco, e la punta centrale. Arnautović rileva un Lautaro meno pimpante del solito. 

Le ultime carte vengono giocate al minuto 87. De Rossi lancia anche Azmoun, per Dybala. Nell’Inter, invece, c’è Sánchez per Thuram. La Roma prova il tutto per tutto, ma finisce inevitabilmente per scoprirsi. E così, al 93′, i nerazzurri sfondano in contropiede con Bastoni, che si fa tutto il campo prima di essere messo davanti a Rui Patricio dall’assistenza del neoentrato austriaco. Col piattone mancino il difensore segna il gol del definitivo 2-4.

Roma-Inter (2-4): analisi tattica e considerazioni

Roma-Inter, le considerazioni finali

Concludiamo questa nostra analisi tattica di Roma-Inter con qualche riflessione.

Generalmente bastano 3 indizi per fare una prova, ma non se questi si chiamano Verona, Salernitana e Cagliari. Per avere una dimensione più veritiera della forza della squadra di De Rossi si rendeva necessario un quarto segno. E chi più della capolista poteva testare il valore reale dei giallorossi, che confermano appieno le sensazioni del dopo-Mourinho. Una squadra che vuole cambiare direzione, con un’idea di gioco precisa e uno zoccolo duro di giocatori su cui costruire la Roma del futuro.

Agli aspetti positivi si aggiungono però anche delle défaillance che contro una grandissima squadra finisci per pagare. Iniziata la ripresa, i capitolini non hanno messo in campo la stessa intensità dei primi 45 minuti e sono stati immediatamente puniti. La tenuta psico-fisica di certi ritmi, assieme alla capacità di rimanere compatti e ordinati tatticamente, rappresenta la sfida più importante che il tecnico romano deve fronteggiare per poter trovare un equilibrio tale da portare la squadrare a centrare l’obiettivo quarto posto.

I nerazzurri, invece, mettono in piedi una prova maiuscola, di un carattere e una forza insostenibili per tutte le inseguitrici. Una vittoria che sa di campionato socchiuso, anzi no, di scudetto! Perché dopo essere andata sotto tanto nel punteggio quanto sul piano tecnico-tattico, la squadra di Inzaghi reagisce, aggredendo la partita nella ripresa facendola nuovamente sua in 10 minuti. Attributi così ce li hanno solo i più forti.

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