Roma-Leicester (1-0): analisi tattica e considerazioni

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analisi tattica Sassuolo-Atalanta

Una Roma operaia e a tratti anche bella supera sé stessa e conquista la finale di Conference League. In un “Olimpico” a dir poco gremito e con due tifosi d’eccezione, come Totti e Claudio Ranieri, la squadra di Mourinho batte il Leicester per 1-0. Decisiva la rete di Abraham al decimo minuto. Nell’atto conclusivo, in scena mercoledì 25 a Tirana, i giallorossi fronteggeranno gli olandesi del Feyenoord. Solidità difensiva, cuore e personalità sono alcune delle chiavi dell’analisi tattica di questo Roma-Leicester che ci apprestiamo ad affrontare. Gli inglesi pagano un primo tempo senza guizzi offensivi e una ripresa sì intensa, ma con scarsa precisione al tiro. Pochissime le novità di formazione rispetto all’andata per entrambe. Vediamole insieme.

Padroni di casa in campo col 3-4-2-1. In porta, ovviamente, c’è Rui Patricio. Linea difensiva composta dai titolarissimi Ibanez, Smalling e Mancini. Sulle fasce, ancora spazio per Zalewski e Karsdorp. In mezzo, Cristante e Sergio Oliveira, che sostituisce l’indisponibile Mkhitaryan. Davanti, Abraham è l’unica punta, supportato alle spalle da Pellegrini e Zaniolo.

Gli ospiti rispondono con un 4-3-3. Schmeichel tra i pali, Evans e Fofana a guidare una difesa completata dagli esterni bassi Pereira e Justin. Tielemans è il fulcro del centrocampo, con Maddison e Dewsbury-Hall che gli giocano ai lati. In attacco, Vardy è il riferimento centrale, con Lookman e Barnes larghi.

Primo tempo: grande intensità e Roma subito avanti

L’analisi tattica del primo tempo di Roma-Leicester si apre all’insegna del grande ritmo e dell’ intensità. Gli inglesi partono con un approccio aggressivo. Tanto vigore in mezzo al campo per andare velocemente alla riconquista del pallone. Uno dei bersagli del pressing degli ospiti è Cristante, preso da Maddison. Non sono ammessi errori, altrimenti si rischia di esporsi a pericolose ripartenze. Vardy viene subito coinvolto molto nella manovra. Sia fungendo da sponda con i suoi movimenti in contro. Sia attaccando la profondità e cercando di allungare la difesa giallorossa.

La Roma reagisce alla pressione degli avversari andando subito alla ricerca delle punte con lanci dalla retroguardia. Destinatario principale è Zaniolo, la cui fisicità è superiore rispetto a Justin. Il lavoro del Nazionale azzurro, che agisce sul lato destro, è fondamentale per l’uscita dei padroni di casa. Lavorare bene il pallone vuol dire avere la possibilità di sfruttare l’ampiezza con i cambi di gioco verso la corsia mancina. Qui Zalewski trova molto spazio per poter avanzare, perché Maddison sguarnisce la zona. L’italo-polacco è un osservato speciale da parte di Brendan Rodgers, tant’è che lo onora di un raddoppio di marcatura, operato da Lookman. Il classe 2002 ha però personalità e tecnica per far male.

La squadra di Mourinho riesce così in pochi minuti ad avvolgere il Leicester, guadagnando diverse palle inattive. E proprio da corner, arriva la rete del vantaggio. Battuta perfetta di Pellegrini e grande colpo di testa di Abraham, che non lascia scampo a Schmeichel e firma l’1-0. I giallorossi vogliono approfittare del momento e cercano di sfruttare uno dei loro marchi di fabbrica. Gli inserimenti senza palla dello stesso Pellegrini, innescato dalle verticalizzazioni di Zalewski.

Roma-Leicester (1-0): analisi tattica e considerazioni

Solo verso la seconda metà della prima frazione, le foxes accennano ad una reazione. La Roma si abbassa leggermente, concedendo loro l’iniziativa. Il lato forte è sempre quello destro. Pereira spinge molto, mentre Lookman si posiziona sul binario intermedio, agendo tra Ibanez e il terzino sinistro. Gli attacchi degli inglesi non generano però conclusioni verso la porta di Rui Patricio. A mancare sono i rifornimenti per Vardy e, soprattutto, l’apporto dei centrocampisti. In mezzo al campo, si formano delle coppie, dove a prevalere sono i giallorossi. Oliveira su Dewsbury-Hall e Cristante su Maddison. Quest’ultimo rimane molto basso per impostare, sopperendo alle difficoltà di Tielemans, tenuto fuori dal gioco da Pellegrini.

Il primo tempo si conclude così con i padroni di casa in vantaggio, tra frenesia e qualche errore di troppo in uscita.

Secondo tempo: il Leicester domina, ma la Roma resiste

La seconda frazione riparte subito con un doppio cambio in casa foxes. Dentro Iheanacho e Amartey, fuori i due esterni d’attacco Lookman e Barnes. Rodgers passa al 3-5-2. Pereira e Justin a tutta fascia, con quest’ultimo molto avanzato. Tridente difensivo guidato da Fofana, con Evans sul centro-sinistra e il ghanese dall’altra parte. Il nigeriano svaria, invece, alle spalle di Vardy, legando il gioco. Il nuovo sistema consente alle mezz’ali Dewsbury-Hall e Maddison di poter avanzare il proprio raggio d’azione.

Mourinho risponde alla mossa dell’avversario portando la squadra ad un difensivo 5-3-2, con Pellegrini che si abbassa tra i centrocampisti. Questo consente a Tielemans di sgravarsi dalla sua marcatura e avere più spazio e libertà di manovra. Il belga si scambia talvolta di posizione con Maddison, sganciandosi così anche lui in avanti. Al cambio di modulo, gli inglesi affiancano anche un atteggiamento molto aggressivo, che costringe la Roma ad abbassarsi e faticare a ripartire. 

Roma-Leicester (1-0): analisi tattica e considerazioni

Le uniche occasioni per respirare arrivano grazie agli strappi del solito Zalewski e di Zaniolo. Oppure col lavoro di Abraham nel proteggere palla spalle alla porta. La squadra però è troppo bassa e non riesce ad accompagnare e così i giallorossi finiscono per perdere il possesso. Il Leicester spinge molto, soprattutto a sinistra, con Justin, sempre molto alto e largo. E con le mezz’ali decisamente più avanzate, in linea con Iheanacho, le foxes creano qualche pericolo in più, arrivando anche più facilmente alla conclusione

Roma-Leicester (1-0): analisi tattica e considerazioni

Dal minuto 70, inizia la girandola di cambi. Tra le fila degli ospiti, entrano prima Castagne per Pereira e poi Perez per Dewsbury-Hall, senza cambiare nulla tatticamente. Mourinho, invece, si copre e rinforza il centrocampo con Veretout per Zaniolo. Pellegrini resta così l’unico supporto per Abraham. L’infaticabile centravanti inglese continua con i suoi movimenti ad allungare la squadra, consentendole di allentare temporaneamente la pressione. Nel finale di gara, spazio anche per Vina, al posto di Zalewski, accolto all’uscita dalla standing ovation del suo pubblico, e Shomurodov per l’ex Chelsea.

Il Leicester porta l’assedio finale, tenendo tutti i propri effettivi nella metà campo giallorossa. Gli uomini di Mourinho riescono però con le ultime energie e a resistere e a tenere il pallone lontano dalla loro area di rigore. Conquistando così vittoria e finale.

Analisi tattica Roma-Leicester: le considerazioni finali

La Roma torna in finale in una competizione europea dopo 31 anni. Un torneo come la Conference League, più volte bistrattato, potrebbe regalare una soddisfazione al nostro calcio. Per sollevare il trofeo, però, la squadra di Mourinho deve mettere in campo per un’ultima volta tutto quello che di buono ha dimostrato in questa semifinale. Da un lato, un grande spirito collettivo. La squadra sa soffrire e resistere, riconoscendo la pericolosità dell’avversario, ma tenendo egregiamente dietro. Dall’altro lato, alcune eccellenze individuali. A partire proprio dal reparto arretrato, con un Ibanez impeccabile, concentrato e deciso. Zalewski, con la sua personalità e la sua qualità in entrambe le fasi. Abraham, sempre più decisivo con i suoi gol e autentico trascinatore col suo cuore e l’impegno profuso per aiutare la squadra senza lesinare energie.

Dal canto suo, invece, il Leicester delude sicuramente le aspettative. Rispetto all’andata, dove la squadra aveva reagito con forza allo svantaggio, arrivando anche al pareggio, stavolta produce poco o niente. Nel primo tempo, la posizione troppo lontana dalla porta di Maddison priva le foxes di qualità nella giocata negli ultimi 20 metri. Anche gli esterni offensivi incidono pochissimo, con Barnes addirittura quasi avulso dal gioco. Merito, chiaramente, anche dell’ottima prova della retroguardia romanista. Altra serata da dimenticare poi per Vardy che, nonostante la consueta generosità, non viene mai messo nelle condizioni di poter colpire. Alla squadra di Rodgers non resta ora che concentrarsi sul campionato e provare a risalire posizioni verso la zona Europa.

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