Il secondo tragico Allegri: l’addio alla Juventus dopo tre anni burrascosi

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La Juventus e Allegri a maggio si sono separati per la seconda volta, ma questa volta dopo tre anni veramente orribili. Vincere non è sempre facile, ma farlo con una squadra sull’orlo del baratro era sembrato erculeo. Una gestione burrascosa, nonostante la vittoria della Coppa Italia contro l’Atalanta. Proviamo ad analizzare questo triennio dal lato esclusivamente tattico.

Allegri 2.0 alla Juventus: cosa non ha funzionato nel secondo ciclo?

Estate 2021: Andrea Agnelli dopo l’annata di Pirlo richiama alla Continassa Massimiliano Allegri per proporgli di allenare la Juventus nuovamente. La proposta di contratto di quattro anni a 7 milioni + 2 di bonus, cosa che stupisce gran parte dell’opinione pubblica, visto anche il rifiuto della corte del Real. Cambia la dirigenza: via Paratici, dentro Arrivabene e promosso Cherubini per provare a sistemare i conti. Con alcuni uomini pronti al salto di qualità, Allegri avrebbe solo bisogno di responsabilizzarli; infatti il piano di Agnelli è semplice: continuare a vincere, sfruttare la rosa a disposizione e integrare ragazzi dalla fiorente Next Gen.

Il secondo tragico Allegri: l'addio alla Juventus dopo tre anni burrascosi

Versatilità tattica inefficace e non azzeccata

Vi ricordate l’evoluzione della Juve nel primo quinquennio allegriano? Fu un mix della grande capacità di adattamento del mister e studi precisi sui giocatori a disposizione.

In soli cinque anni era passato dal 3-5-2, poi al 4-3-1-2, poi 4-3-3, ma una sola costante: scelte azzeccate, squadra vincente e competitiva. Allegri fu molto stimato per reinventarsi giocatori nei ruoli più improbabili, ma decisivi: Vidal trequartista, Cuadrado terzino o Mandzukic esterno. Ne aggiungo un altro, apoteotico, maestoso: Emre Can terzo di difesa contro l’Atletico Madrid nella rimonta dello Stadium. Non mancarono esperimenti fallimentari, ovviamente.

Roba da pura fantascienza per alcuni. Nel primo anno del secondo ciclo, Allegri sceglie il 4-4-2 per avere maggiore copertura ed equilibrio. Ancora non comprensibile invece un piccolo dettaglio: con Locatelli e Arthur adatti a giocare in un centrocampo a due, perché non si è provato a giocare con il 4-2-3-1? Esperimento provato solo in Coppa Italia contro il Sassuolo.

Nel secondo anno il lungo recupero di Chiesa e un Di Maria assente non permettono mai di giocare con il 4-3-3, quindi si adatta al 3-5-2 con Milik (o Kean) e Vlahovic davanti. Rarissime volte si intravede il 3-4-3, oppure il 4-3-3. Il terzo anno invece continua con il 3-5-2 adattando Chiesa seconda punta, ma ci arriveremo tra poco.

La mancanza di un regista

Il regista, il mediano o chiamatelo come volete voi, è sicuramente una parte fondamentale. Niente Pirlo, Marchisio e Pjanic, Allegri ha a disposizione i deludenti e inadatti Arthur, Ramsey e Bentancur, incapaci di verticalizzare o allargare il gioco. Si decide di chiamare Locatelli, un’ottima mezzala con De Zerbi nel Sassuolo e in Nazionale; viene provato anche Zakaria, ma niente. L’unico che riesce a ordinare bene il centrocampo è un esordiente della Next Gen, nonostante tanta esperienza da fare, che esordisce contro il Venezia: Fabio Miretti

Nel secondo anno viene chiamato Paredes e si tenta di piazzare Locatelli, mentre Rovella viene ceduto il prestito e Miretti passa a mezzala. L’argentino gioca bene forse le prime partite, poi delude e non trova compatibilità con l’ambiente; Locatelli invece inizia la sua fase calante (0 gol).

Nel terzo anno Locatelli delude (1 gol) e tante prestazioni sono negative, perché non riesce a prendere il mano la regia e arretra troppo spesso. Senza Fagioli, Allegri si affida rare volte a Nicolussi Caviglia, che si rivela capace, però scompare dai radar per mezzo campionato. Il giovane ritorna solo per la finale di Coppa Italia, giocando anche abbastanza bene. Come mai non puntare sul ragazzo? Perché non riportare Locatelli mezzala? Perchè non provare mai Miretti regista avanzato?

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Il tema dell’anno: Chiesa-Vlahovic-Yildiz

Dopo l’esplosione di Kenan Yildiz la domanda è sempre stata una: possono giocare tutti e tre insieme? La risposta ovviamente è sì, ma come mai non sono mai stati utilizzati dal mister ancora non si sa. Sappiamo solamente l’affermazione in conferenza della necessità di mantenere equilibrio

La risposta è anche abbastanza valida e dobbiamo tenere conto anche della poca disponibilità di uomini. Ipotizzando i tre titolari, di conseguenza c’è nettamente bisogno di tre alternative. Cambiaso viene bocciato contro la Lazio come esterno alto e i candidati sono pochi. Milik punta; Iling Junior al posto di Chiesa. Rimarrebbe solo Kean al posto di Yildiz e potrebbe anche essere una buona idea, anche se il rendimento dell’azzurro non garantisce molta sicurezza e affidabilità. Oppure perché non affidarsi a Weah, che l’ha fatto nel Lille? Perchè non tentare?

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Chiesa non è una seconda punta

Chiesa probabilmente è uno dei giocatori penalizzati dalle scelte di Allegri, specialmente nel terzo anno. Ha insistito provando a far avanzare McKennie oppure Cambiaso per permettergli di giocare largo. Risultato: 37 presenze, 9 gol, 3 assist. Secondo Allegri ne doveva fare almeno 15 (come da lui annunciato durante l’intervista a DAZN).

Il problema sta nell’impossibilità di esaltare la sua “vampata”, citando Spalletti. Infatti, quelle poche volte che Allegri schiera l’attacco a tre il ventiseienne si esalta: è successo a Napoli; è successo poi con Montero in panchina a Bologna e contro il Monza. Risultato: 2 gol in 2 partite.

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Lati positivi dell’Allegri 2.0: i giocatori responsabilizzati

Sicuramente dal secondo ciclo di Allegri ne escono salvi alcuni giocatori, di cui tre veterani e un candidato a colonna portante.

Danilo, promosso capitano; Szszcensy e Perin garanzie in porta; il nuovo Rugani; la crescita di GattiVlahovic e Bremer aspiranti leader e l’esplosività di Cambiaso. Infine, Rabiot, il pretoriano, il prescelto. Sarà forse per il soprannome “cavallo pazzo”, ma il francese è stata una rivelazione. Fallisce con Sarri, fallisce con Pirlo, al secondo anno di Allegri rinasce e al terzo si trasforma in leader decisivo con goal e assist (dal 2022 a oggi 14 gol e 5 assist).

Allegril e la Next Gen

Con Allegri ci sono stati esordienti provenienti dalla Next Gen: Aké, De Winter, Miretti, Fagioli, Soulé, Iling Junior, Palumbo, Barrenechea, Barbieri, Sekulov, Yildiz e Huijsen. Alcuni di questi sono stati venduti o prestati, altri devono crescere, sono diventati fondamentali per la squadra. L’obbiettivo di Agnelli è stato completato, perché compongono un tesoretto importante.

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Conclusioni

Fallimentare e burrascoso, ma non è tutto da buttare, perchè Allegri ha lasciato a suo modo una Juventus vincente su cui Thiago Motta dovrà sapientemente lavorare. I giovani sono in grande fase di maturazione per diventare decisivi. C’è buon materiale per costruire una corazzata e bisognerà continuare anche con il progetto Next Gen, una miniera km0. La gestione durante l’annata della penalizzazione è stata difficile, ma ha responsabilizzato un gruppo che ha reagito a suo modo. Allegri ha lasciato la Juventus in mano a dei leader e a futuri senatori del club, ma servirà trattenerli nell’undici di Motta.

Allegri non ha perso sicuramente il tocco e non è diventato un brocco, come molti sostengono. È stato l’uomo sbagliato al posto sbagliato, sapendo che tornare indietro è quasi impossibile. Una squadra ha bisogno di una presenza forte della società, ha bisogno di sostegno, ha bisogno che ognuno faccia il proprio lavoro. Parlando di gerarchie, Allegri si è ritrovato in due anni a fare da allenatore, motivatore, dirigente mentre tutto andava in frantumi. Eppure ha resistito, seppur l’arrivo di Giuntoli fosse solo l’avviso di un addio probabile: altri avrebbero fatto lo stesso? Una squadra deve avere uomini giusti nei ruoli giusti, ambizione e capacità di adattarsi alle difficoltà. 

Tra i suoi errori, alcuni ammessi dal tecnico stesso, c’è stata sicuramente un piccola dose di superbia e probabilmente ha sottovalutato anche alcune delle avversarie nei primi anni. Una Juventus che deve forgiare dei leader, persino per altri sarebbe stata difficile da allenare.

Chiaramente stare fermo non lo aiuterà, perché ha bisogno solo di: un ambiente tranquillo, fiducia e la sua voglia di riscattarsi. In fondo a Max una cosa è sempre piaciuta: zittire le critiche.

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