Italia Mundial: il cammino azzurro 40 anni dopo Spagna ‘82

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40 anni Mundial Italia

Sono passati esattamente 40 anni da quando Dino Zoff, portiere e capitano dell’Italia, alzò al cielo di Madrid la Copa Mundial de la FIFA 1982. Gli azzurri, allora allenati dal “Vecio” Enzo Bearzot avevano vinto, da sfavoriti, il Mondiale in terra iberica, sotto gli occhi del Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Oggi, nell’anniversario dello storico successo contro la Germania Ovest, vogliamo ripercorrere insieme le tappe fondamentali che ci portarono ad essere, per la terza volta nella nostra storia, campioni del mondo.

Italia Mundial: il cammino azzurro 40 anni dopo Spagna ‘82

Verso Spagna ’82: clima teso attorno alla Nazionale

L’Italia in crisi se la prende con Bearzot

Nonostante la bella figura dell’Italia al Mondiale argentino del 1978, che i ragazzi di Bearzot avevano concluso al 4º posto perdendo 2-1 la finalina con il Brasile, la spedizione spagnola del 1982 non iniziava certo sotto i migliori auspici. Le scelte “conservatrici” del c.t. Bearzot non convincevano per nulla la stampa e l’opinione pubblica italiane, allora alle prese anche con diverse problematiche sociali (si pensi, ad esempio, alla strage di Bologna del 2 agosto 1980, il cui ricordo era molto vicino nella memoria collettiva) e con l’esperimento politico del governo Spadolini, il primo non democristiano della storia della Repubblica.

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Enzo Bearzot sulla panchina della Nazionale Italiana.

Il “Totonero” del 1979-80

Ma per spiegare nello specifico la difficile situazione del calcio italiano in quel periodo bisogna risalire ad alcuni anni prima. Nel 1979 era scoppiato infatti lo scandalo del calcio-scommesse, uno fra i più gravi della nostra storia calcistica, che aveva portato alle dimissioni l’allora Presidente della FIGC Artemio Franchi. Fra i giocatori condannati e momentaneamente sospesi dall’attività agonistica dalla giustizia sportiva c’erano anche Bruno Giordano e soprattutto Paolo Rossi, allora attaccanti della Nazionale. Senza di loro, gli Europei del 1980, giocati in casa e per i quali c’erano grandi aspettative, si conclusero con uno scialbo 4º posto e soli 2 gol segnati su azione in 4 partite.

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Paolo Rossi durante il processo relativo al cosiddetto “Totonero” del 1980.

Le qualificazioni ai Mondiali del 1982

Il girone di qualificazione per il Mundial in Spagna (che comprendeva, oltre agli azzurri, Jugoslavia, Danimarca, Grecia e Lussemburgo) aveva visto l’Italia arrivare dietro alla formazione slava, dopo una serie di risultati non troppo convincenti, soprattutto nelle gare del 1981. Il 1982 si era aperto ancora all’insegna del malumore e delle sconfitte, quelle subite per 2-0 contro la Francia di Platini in febbraio e contro la Germania Est in aprile (1-0). A preoccupare non è soltanto il gioco (assente) della Nazionale, ma anche le scelte di Bearzot, che sembra intenzionato a dare fiducia – con poche novità – ai suoi fedelissimi del 1978.

Le convocazioni dell’Italia per il Mundial di 40 anni fa

Quando vengono diramate le convocazioni ufficiali per il Mondiale, lo scalpore fra tifosi e addetti ai lavori è massimo. Bearzot ha infatti deciso di non convocare né il capocannoniere della Serie A Roberto Pruzzo né il giovane nerazzurro in rampa di lancio Evaristo Beccalossi. Al loro posto, il Vecio si porta in Spagna Franco Causio (ormai nella fase calante della carriera) e Paolo Rossi, che ha ritrovato da poco il campo dopo 2 anni di stop. Ma ciò che stupisce di più è la convocazione del modesto attaccante del Cagliari Selvaggi in luogo dell’infortunato Bettega.

Le ultime amichevoli prima della partenza

A fine maggio gli azzurri giocano un buon test match a Ginevra contro la Svizzera (1-1), ma pochi giorni dopo la vittoria di misura contro il mediocre Braga (1-0) getta di nuovo la squadra in pasto alle critiche. Sui giornali si leggono titoli infamanti e il nervosismo della compagine azzurra esplode in alcuni momenti di tensione come quelli che vedono mister Bearzot dare uno schiaffo ad una giovane fan di Beccalossi e Rossi litigare con la stampa.

40 anni fa il Mundial del 1982: la prima “ingloriosa” fase dell’Italia nella nebbia della Galizia

Il Mundial di 40 anni fa che vide trionfare l’Italia, non era strutturato come la moderna Coppa del Mondo. Le squadre partecipanti erano 24 e il torneo si divideva in 3 fasi, la prima delle quali consisteva in 6 gironi da 4 squadre ciascuno. Il 1º gruppo, quello dell’Italia, comprendeva anche Polonia, Perù e Camerun e si giocava nelle città galiziane di Vigo e A Coruña. A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, quella zona della Spagna è – data la sua vicinanza con l’oceano – climaticamente molto diversa dal resto del territorio iberico, e presenta estati molto fresche, umide e ventose. Spesso, di sera, c’è anche la nebbia. Insomma, non il clima migliore per alleggerire la pesante atmosfera creatasi intorno a Capitan Zoff e compagni.

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Esordio deludente per l’Italia: con la Polonia finisce a reti inviolate

L’esordio degli azzurri è previsto per il 14 giugno a Vigo e l’avversario è la Polonia del nuovo e talentuoso acquisto della Juve Zbigniew Boniek. I titolari scelti da Bearzot sono quelli attesi e cambieranno pochissimo – se non per squalifiche e indisponibilità varie – nel corso della spedizione spagnola.

In porta c’è il capitano, ormai 40enne, Dino Zoff, da molti giudicato ormai inadatto per difendere i pali della Nazionale (in seguito anche ad alcuni errori commessi in Argentina nel ’78 e agli Europei del 1980). L’altro veterano, Scirea, agisce da libero alle spalle della difesa composta dagli stopper Collovati e Claudio Gentile.

Sulla sinistra Cabrini ha il compito di percorrere tutta la fascia e di tornare ad aiutare in difesa. Dall’altro lato, invece, il fantasista della Roma Bruno Conti è protetto alle spalle dal lavoro difensivo del mediano Giampiero Marini (che poi si alternerà con Oriali in quel ruolo). Fra centrocampo e attacco agiscono i fluidificanti Tardelli e Antognoni. In attacco non ci sono dubbi: la prima punta è Paolo Rossi, con Ciccio Graziani incaricato di girargli attorno.

La sfida contro la Polonia si conclude per 0-0, con una traversa colpita da Tardelli. Dopo un primo tempo vivace, il secondo delude le aspettative e – nonostante complessivamente l’Italia meriti di più rispetto ai temibili polacchi – non smorza le aspre critiche rivolte al gruppo azzurro. La squadra è accusata di giocare con troppa paura e senza fantasia e il centravanti Rossi diventa il capro espiatorio della stampa.

La crisi continua: Italia-Perù si conclude 1-1

La successiva uscita contro il Perù – squadra molto abile tecnicamente, ma inesperta – non migliora la situazione. La prima frazione vede gli azzurri giocare bene e portarsi in vantaggio con il destro potente e preciso da fuori area di Bruno Conti. Nella ripresa, tuttavia, la musica cambia, e le occasioni per il Perù si moltiplicano fino al pareggio all’83’ di Rubén Díaz, viziato da una deviazione di Collovati. Ancora una volta, Rossi delude, e Bearzot decide di sostituirlo in corsa con Causio.

A decidere il passaggio del turno è Italia-Camerun

Nella sfida decisiva contro il Camerun, tuttavia, è ancora Pablito il centravanti titolare scelto dal c.t. friulano. Ma, nuovamente, l’attaccante bianconero non lo ripaga della fiducia. A portare in vantaggio gli azzurri è invece Ciccio Graziani, che riesce a superare di testa il bravissimo N’Kono solo grazie ad uno sfortunato scivolone del portiere africano.

Il Camerun però è vivo, forte fisicamente e – a differenza dell’Italia – gioca in modo spregiudicato, senza paura. I camerunesi sanno infatti che, per superare il turno, hanno bisogno della vittoria, dal momento che in caso di pareggio passerebbero gli azzurri, i quali hanno segnato 1 gol in più nelle gare precedenti. Il gol di M’Bida un solo minuto dopo quello di Graziani, d’altronde, servirà solo a spaventare Bearzot e i suoi, poiché nel finale di gara la paura di subire gol porta la Nazionale a chiudersi a riccio, senza concedere ulteriori occasioni agli africani. L’Italia si qualifica “senza gloria” da 2ª del proprio gruppo (alle spalle della Polonia) e finisce nel girone di ferro contro Brasile e Argentina.

La sorprendente seconda fase e la passeggiata con la Polonia

Italia-Argentina: la chiave di volta del Mundial azzurro

Le partite del gruppo C della seconda fase di Spagna ’82 si giocano a Barcellona. La cornice non è però quella maestosa del “Camp Nou” blaugrana, bensì il minuscolo Estadio de Sarriá”, casa dell’Espanyol. Il clima catalano, torrido e di ben 15 gradi superiore rispetto a quello della Galizia, mette a dura prova Zoff e compagni. Entrambi gli incontri da affrontare sembrano, a prima vista, proibitivi e molti, in Italia, auspicano un ritorno in patria perlomeno senza figuracce. Contro l’Argentina Bearzot schiera i suoi fedelissimi, con Oriali preferito a Marini in mediana e Gentile – e non Tardelli – a marcare a uomo il debuttante (ma già temuto) Maradona.

Il gioco, come da copione, è dominato dalla Selección, che palleggia spavaldamente sino al limite dell’area azzurra. Le occasioni dell’Albiceleste, però, stentano ad arrivare, anche per merito del magistrale (e malizioso) lavoro difensivo di Gentile sul Pibe de oro, che riesce a girarsi con la palla solo in pochissimi casi. L’arma tattica prescelta da Bearzot è invece il contropiede. Ed è proprio grazie ad una ripartenza che gli azzurri si portano in vantaggio, al 57′ con il diagonale mancino di Tardelli. Esattamente 10′ più tardi, Cabrini segna, su assist di Conti, il 2-0 che mette la partita in discesa per l’Italia. Resistendo alla grande pressione argentina, l’Italia ottiene così i 2 punti, nonostante il gol su punizione nel finale di Passarella che accorcia le distanze.

L’impresa contro il Brasile fa sognare gli azzurri

La vittoria sorprende critica e tifosi, ma non basta a mutare il loro giudizio intorno alla compagine azzurra. All’interno del gruppo, invece, qualcosa si sta muovendo e la speranza comincia a far capolino nei sogni del gruppo di Bearzot. La seconda ed ultima sfida da affrontare nel gironcino ci vede contrapposti al Brasile dei fenomeni. Dal centrocampo in su i verdeoro sono letteralmente degli extraterrestri. Per sperare nel colpaccio, il Vecio si affida ad un attento sistema di marcature a uomo, teso ad annullare sistematicamente i migliori della formazione brasiliana, concedendo invece più spazio agli altri. Cabrini deve controllare a vista Sócrates, mentre Gentile, sull’altro lato, è impegnato nella marcatura del velocissimo Éder. Oriali funge da diga contro l’estro di Zico e Cerezo e Tardelli cerca di limitare la fantasia del romanista Falcão. Serginho Chulapa, il meno temibile dell’attacco carioca, è nella morsa di Collovati e Scirea.

Italia Mundial: il cammino azzurro 40 anni dopo Spagna ‘82

Alla fine del primo tempo l’Italia è avanti 

Se davanti i verdeoro fanno paura ogni volta che attaccano, in difesa la formazione allenata da Telê Santana è decisamente meno brillante. E, alla prima disattenzione della retroguardia carioca, si sblocca, in maniera decisiva, proprio Paolo Rossi. Il centravanti, fino a quel momento ancora a secco nel Mondiale, porta in vantaggio i suoi con un colpo di testa incrociato su assist di Cabrini, dopo essersi liberato della marcatura di Léo Júnior. Ma basta poco tempo perché i brasiliani pareggino con un tiro ravvicinato di Sócrates dopo una splendida azione iniziata da Zico. L’Italia però, sa che per qualificarsi alla semifinale è necessaria la vittoria, e non molla. Grazie ad un ottimo pressing a zona di Graziani, Rossi intercetta un brutto passaggio in orizzontale di Cerezo e firma il 2-1, risultato su cui si conclude il primo tempo.

Italia-Brasile 3-2: il secondo tempo della gara decisiva per il successo degli azzurri al Mundial di 40 anni fa

Poco prima della fine della frazione iniziale, però, un infortunio costringe Collovati ad abbandonare la gara. La mossa di Bearzot, ancora una volta, lascia tutti a bocca aperta. Il c.t. con la pipa, infatti, si affida non al già collaudato stopper della Fiorentina Pietro Vierchowod, ma al 18enne nerazzurro Giuseppe Bergomi. Il ragazzo (così lo chiamava Bearzot) aveva dato una buona impressione nell’amichevole persa contro la Germania Est e il tecnico friulano aveva quindi deciso di aggregarlo al gruppo in partenza per la Spagna. La prova del giovane stopper in marcatura su Serginho è convincente, ma una sua sfortunata deviazione è decisiva nel permettere a Falcão di segnare al 68′, dopo una bella azione personale.

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Lo “Zio” Beppe Bergomi impegnato nella marcatura del centravanti brasiliano Serginho.

Il pareggio basterebbe ai verdeoro, che, d’altronde, hanno il palleggio nel DNA e non rinunciano ad attaccare nonostante il risultato favorevole. E così arriva la beffa: al 74′ è ancora Rossi, baciato dalla Sorte, a riportare in vantaggio i suoi deviando il tiro di Tardelli sugli sviluppi di un corner. Il finale è tutto da vivere: prima viene annullato per fuorigioco inesistente il gol regolare di Antognoni, che avrebbe messo in ghiaccio il risultato. Poi, all’ultimo respiro, il criticatissimo Zoff nega il pareggio al Brasile con una parata prodigiosa in due tempi. La “Partita perfetta” si conclude sul 3-2: l’Italia affronterà in semifinale la Polonia.

Al “Camp Nou” l’Italia sfida la Polonia in semifinale

Il clima attorno al gruppo di Bearzot è ormai cambiato, e non si tratta solo dei 15 gradi in più di Barcellona rispetto a Vigo. Stampa e tifosi adesso ci credono e il Mondiale non sembra più un miraggio. A detta di tutti i giocatori presenti, la semifinale giocata contro la Polonia di fronte ai 50.000 spettatori del “Camp Nou”, fu una “passeggiata di salute”. Al posto dello squalificato Gentile gioca ancora lo “Zio” Beppe Bergomi, che marca ottimamente il fuoriclasse polacco Lato. Gli azzurri, ormai consapevoli della loro forza e coesione, si impongono per 2-0 grazie alla doppietta di testa (una rete per tempo) del redivivo Pablito Rossi. L’unica nota stonata della gara è il serio infortunio di Antognoni per fallo di Matysik, cui subentra Marini. Il fantasista viola dovrà saltare la finale di Madrid.

Italia-Germania Ovest 3-1: 40 anni fa il successo azzurro al Mundial

Sono passati esattamente 40 anni dall’11 luglio 1982, data della finalissima del Mundial al “Santiago Bernabéu” fra Italia e Germania Ovest. L’atmosfera positiva che si è creata in seguito agli ultimi risultati intorno agli azzurri spinge Zoff e i compagni verso l’impresa inaudita. Per sollevare la Coppa del Mondo è però necessario affrontare, in un classico del calcio internazionale, la Germania Ovest, campionessa d’Europa in carica. Considerati l’infortunio di Antognoni e l’importanza della sfida, Bearzot opta per un cambio modulo. L’Italia si presenta quindi in campo disposta in una sorta di 1-4-3-2. Il recuperato Collovati marca il fenomeno tedesco Karl-Heinz Rummenigge e Bergomi rinforza la difesa collocandosi a destra.

Italia Mundial: il cammino azzurro 40 anni dopo Spagna ‘82

Nella prima metà di gara, Cabrini sbaglia il calcio di rigore conquistato da Conti per fallo di Briegel. Ma, come chiunque fosse presente 40 anni fa al Mundial di Spagna ’82 potrebbe confermare, la sensazione generale era che la conquista del titolo da parte dell’Italia fosse ormai solo una questione di tempo.

Il secondo tempo di Italia-Germania, l’urlo di Tardelli e lo Scopone di Pertini

Dopo una decina di minuti del secondo tempo è ancora una volta Paolo Rossi, che si ricopre di gloria tuffandosi di testa sul cross affilato di Gentile: è 1-0. L’Italia mette in mostra il consueto catenaccio e contropiede e, su una palla recuperata dallo stesso Pablito in ripiegamento difensivo, Scirea serve a Tardelli la palla del 2-0. L’urlo a squarciagola del centrocampista bianconero è destinato a rimanere per sempre una delle istantanee più famose della nostra storia calcistica.

A completare il trionfo azzurro è la rete siglata dal centravanti nerazzurro Altobelli, subentrato al 7′ del primo tempo all’infortunato Graziani e servito in area da un incontenibile Conti. Il gol della bandiera di Breitner nel finale non riapre la gara e gli azzurri si laureano Campioni del Mondo per la 3ª volta nella loro storia.

L’impensabile è accaduto davvero. L’Italia ha vinto da sfavorita il Mundial in Spagna e Zoff, a 40 anni e 133 giorni, diventa il più anziano vincitore di un Mondiale. Il resto è storia: l’esultanza sfrenata del Presidente della Repubblica Sandro Pertini accanto al Re spagnolo Juan Carlos e al Cancelliere tedesco Schmidt e la famosa partita a Scopone dello stesso Capo di Stato con Bearzot, Zoff e Causio sono immagini diventate indelebili nella memoria storica del nostro Paese. Così come quella della Coppa del Mondo alzata al cielo in quella notte di Madrid di ormai 40 anni fa.

Italia Mundial: il cammino azzurro 40 anni dopo Spagna ‘82
Pertini, Bearzot, Scirea e Causio di ritorno da Madrid giocano a Scopone con accanto la Coppa del Mondo.

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