Supercoppa Italiana, le pagelle di Napoli-Inter (0-1): Lautaro match-winner

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Di seguito le pagelle della finale di Supercoppa Italiana tra Napoli Inter, vinta per 0-1 dai nerazzurri, grazie al gol in pieno recupero di Lautaro Martinez. Per i nerazzurri è l’ottavo trionfo, il terzo consecutivo.

Supercoppa Italiana, le pagelle di Napoli-Inter

Prima di entrare nel merito delle pagelle del match tra Napoli Inter, ecco un giudizio sull’arbitraggio del direttore di gara dell’incontro, il signor Antonio Rapuano della sezione di Rimini.

Arbitro: Rapuano 4,5 – La gara in sé non è nervosa, ma è lui a renderla tale: primo tempo con diversi falli e pochi cartellini, ripresa con un cartellino per ogni fallo. Metro diametralmente opposto, che lascia scontenti tutti. Parecchio discutibile il primo giallo per Simeone.

Pagelle Napoli

Gollini 6,5 – Un solo brivido su un tiro di Dimarco nel primo tempo. Nella ripresa Thuram lo grazia in un paio di circostanze, e poi è miracoloso su Frattesi. Non può nulla sul gol di Lautaro a tempo scaduto.

Di Lorenzo 5,5 – Primo tempo non sempre lucidissimo, ma nella ripresa indossa l’elmetto e, dopo l’espulsione di Simeone, si abbottona dietro a chiudere ogni spazio. Fino al 91′, quando in compartecipazione con Ostigard legge male il movimento di Lautaro.

Rrahmani 7 – Semplicemente impeccabile in ogni intervento: aggressivo, estremamente lucido. Non concede nulla ai pericolosissimi attaccanti nerazzurri. 

Juan Jesus 6,5 – Anche lui, al pari del compagno di reparto, gioca con semplicità e lucidità, sbagliando davvero poco.

Zerbin 6 – Paradossalmente è più efficace in fase difensiva rispetto a Di Lorenzo, complice un’ottima gamba che gli permette di tenere botta con Dimarco (58′ Ostigard 5,5 – Difesa aggressiva e attenta fino al 91′, quando si perde Lautaro sull’azione del gol).

Cajuste 6,5 – Dopo un inizio di grande intensità e discreta qualità cala leggermente, soffrendo di più il pressing interista. Ma nel complesso non demerita, anzi (74′ Raspadori 6 – Prova a correre e cercare esclusivamente il pressing, non potendo contendere la palla ai difensori avversari). 

Lobotka 7 – Quantità enorme di palloni giocati e recuperati, frutto di scelte ottimali sia in possesso che in difesa. Morde le gambe di chiunque gli passi vicino, come ai vecchi tempi.

Mazzocchi 6 – Va in crescendo nel corso del primo tempo, ma nella ripresa è dove dà il meglio di sé. In fase difensiva, dove è puntuale (74′ Mario Rui 5 – Entra troppo nervoso, ed è decisivo in negativo: lascia una prateria a Pavard sull’azione del gol).

Politano 5,5 – Tanti palloni sbagliati, complice la pressione di Acerbi che raramente gli concede spazi (69′ Lindstrom 5,5 – Un paio di spunti interessanti in accelerazione e tanto sacrificio in difesa, ma anche diverse scelte sbagliate, in zone nevralgiche). 

Kvaratskhelia 6 – Sbaglia spesso e volentieri nel primo tempo, ma nella ripresa ha la grande chance per sbloccarla: un grande Sommer gli nega la gioia del gol (69′ Gaetano 6 – Deve lavorare esclusivamente in fase difensiva, svolgendo con attenzione il suo compito).

Simeone 5 – Gioca tanto con la squadra, e si sacrifica enormemente anche in fase difensiva. Però, la sua generosità diventa eccessiva, e nel giro di cinque minuti nella ripresa si fa ammonire due volte, lasciando i suoi in 10.

Allenatore: Walter Mazzarri 6 – Approccio ottimo, e fin quando è in parità numerica se la gioca ad armi pari con la capolista del campionato. Poi, dopo l’espulsione di Simeone, opta per la tenuta antisommossa, scegliendo di giocarsela per portarla ai rigori. Ma Lautaro gli rovina tutti i piani.

Pagelle Inter

Sommer 6,5 – Inoperoso per 45′, in cui non tocca mai un pallone con le mani. Ma a inizio ripresa mette il mantello e vola sul tiro di Kvara diretto all’incrocio.

Pavard 7 – Dal suo lato Kvaratskhelia non lo supera. Grazie alla sua gamba e alla sua fisicità non concede chances al georgiano. E quando può si lancia in attacco: proprio con una delle sue discese confeziona l’assist per il gol-vittoria di Lautaro.

de Vrij 6 – Attento e lucido nel contenere i movimenti sempre fastidiosi del Cholito, con cui ingaggia un bel duello. Ma è molto attento anche sugli altri attaccanti partenopei (62′ Carlos Augusto 6 – Non ha grossi compiti difensivi, vista l’inferiorità numerica degli avversari).

Acerbi 6 – Con Politano dalle sue parti deve stare sempre all’erta. Lo fa con esperienza e fisicità, a cui l’ex compagno di squadra non può ribattere.

Darmian 6 – Abbastanza impreciso con la palla tra i piedi, anche se difensivamente tiene botta discretamente bene con Kvaratskhelia.

Barella 5,5 – Non lucidissimo e impreciso nella metà campo avversaria, dove sbaglia più di una scelta. Molto ingenuo anche nella ripresa, in cui si fa ammonire: era diffidato, salterà anche lui la trasferta di Firenze come Calhanoglu (62′ Frattesi 6 – Non ha grossi spazi per sfruttare le sue qualità in inserimento. Ha la palla per sbloccarla a inizio recupero, ma Gollini gli chiude la porta).

Calhanoglu 5,5 – Tanti falli in mezzo al campo, dove non sempre controlla la sua corsa; complice la marcatura dei centrocampisti azzurri, fatica ad accendersi.

Mkhitaryan 6,5 – 35 anni appena compiuti, ma ne dimostra 15 in meno: corre come un forsennato, e in generale tutte le potenziali occasioni dei suoi passano dai suoi piedi.

Dimarco 6 – Partenza molto pimpante, come se la gara con la Lazio non fosse mai finita; ma col passare dei minuti perde molto del suo abbrivio, sbagliando anche qualche cross (81′ Arnautovic S.V).

Thuram 5 – Solito duetto con Lautaro, stavolta non così efficace. E anche in fase di conclusione, denota molta imprecisione: spreca un paio di grosse chances nel secondo tempo (81′ Sanchez 6,5 – Ci mette il suo, eccome: l’azione del gol di Lautaro parte dalla sua lucida palla filtrante).

Martinez 7,5 – Non ha tante palle giocabili, ma ne basta una per essere ancora decisivo. Al 91′, con la gara indirizzata verso i rigori, trova la zampata che vale la Supercoppa (92′ Bisseck S.V).

Allenatore: Simone Inzaghi 6,5 – Tatticamente è una gara molto diversa da quella con la Lazio, perché le distanze sono più corte e la difesa partenopea non concede molti spazi. Anche in superiorità numerica non riesce a trovare grosse chances, ma alla fine ci pensa il suo capitano a farlo entrare nella storia: quinta Supercoppa da allenatore, mai nessuno come lui.

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