
Udinese, la panchina di Runjaic comincia a traballare: contro il Lecce si decide tanto, se non tutto.
Quattro sconfitte consecutive, appena quattro punti in sei giornate e un ambiente che, partita dopo partita, sta esaurendo la propria pazienza. La sconfitta per 2-1 rimediata ieri sera in casa del Torino ha trasformato quello che fino a poche settimane fa sembrava un semplice periodo complicato in un vero e proprio caso, aprendo per la prima volta in questa stagione interrogativi concreti sul futuro di Kosta Runjaic sulla panchina dell’Udinese.
Udinese, la sconfitta di Torino: un copione già visto per Runjaic
La gara dell’Olimpico Grande Torino ha raccontato, ancora una volta, i limiti di un’Udinese apparsa fragile nei dettagli più che nel gioco complessivo. I granata di Ignazio Abate sono passati in vantaggio al 36′ con Daniel Braganca, prima che Ekkelenkamp trovasse il pareggio al 43′ con un’azione insistita, riportando in parità il punteggio alla fine del primo tempo.
Nella ripresa, però, è arrivata la beffa: al 67′ un pasticcio difensivo tra il portiere Okoye e Bertola ha regalato praticamente il pallone a Sandro Kulenovic, che non si è lasciato pregare per firmare il gol decisivo. Un errore individuale pesantissimo, che si somma a quello commesso nella precedente sconfitta contro il Cagliari, e che certifica come il problema dell’Udinese, in questo momento, non riguardi tanto la produzione di gioco quanto la gestione dei singoli episodi che stanno condizionando pesantemente il cammino in campionato.
Lo stesso Runjaic, nel post partita, non ha cercato alibi: “La perdiamo per un grande errore come con il Cagliari. Ho responsabilità anche io essendo il capo allenatore, si è trattato di una carenza di comunicazione e percezione”. Parole oneste, che testimoniano la volontà del tecnico tedesco di assumersi le proprie colpe, ma che allo stesso tempo non bastano a placare un ambiente sempre più nervoso.
Un’emergenza infortuni che complica il quadro
Va detto, per onestà di cronaca, che la gara contro il Torino arrivava in un contesto tutt’altro che semplice sul piano degli uomini a disposizione. Runjaic si è presentato all’Olimpico Grande Torino con un’emergenza offensiva senza precedenti, orfano di Zaniolo, Gueye, Bayo e Davis, tutti fermi per infortunio, oltre a un rientrante Alaba gestito con cautela dalla panchina e a Zanoli, fermato precauzionalmente per un affaticamento muscolare.
Una situazione che ha costretto il tecnico a schierare Unai Gomez come riferimento offensivo, scelta che in pochi avrebbero previsto alla vigilia e che ha fatto discutere non poco tra i tifosi bianconeri, insieme ai cambi arrivati solo a partita già in salita. Per completare un quadro già complicato, nel corso della ripresa si è fermato anche Abankwah, ulteriore tegola per una rosa sempre più corta nei reparti nevralgici.
Perché la posizione di Runjaic è a rischio
Al netto delle attenuanti legate agli infortuni, i numeri restano impietosi: appena quattro punti raccolti nelle prime sei giornate rappresentano il peggior avvio di campionato di Runjaic da quando siede sulla panchina friulana, con tre punti in meno rispetto alla stessa fase della scorsa stagione e addirittura sei in meno rispetto a due anni fa, quando il tecnico tedesco debuttava in Serie A. Un paragone che pesa come un macigno, considerando che in tempi recenti solo l’Udinese di Andrea Sottil, nella stagione 2023-24, aveva fatto peggio, partendo con tre pareggi e due sconfitte nelle prime cinque gare. C’è inoltre un dato che rischia di diventare ancora più simbolico nelle prossime ore: un’altra sconfitta avvicinerebbe pericolosamente Runjaic al proprio record negativo personale, quello delle cinque sconfitte consecutive incassate nel suo primo, complicato avvio in Friuli.
Per il momento, va precisato, la società non ha preso provvedimenti e non sembra intenzionata a muoversi prima della prossima partita. Ma le prime indiscrezioni raccontano di una posizione decisamente meno solida rispetto a un mese fa, con il nome di Paolo Zanetti, già accostato in passato alla panchina bianconera, tornato a circolare con insistenza come possibile alternativa in caso di ulteriore scivolone.
Un ambiente che non ha mai davvero creduto in lui
C’è poi un aspetto meno legato ai numeri e più profondo, che accompagna la gestione Runjaic fin dai suoi primi mesi a Udine. Nonostante due stagioni chiuse con salvezze raggiunte senza particolari patemi, ben lontane dalla bagarre degli ultimi turni che negli anni precedenti aveva caratterizzato tante annate bianconere, il rapporto tra il tecnico tedesco e l’ambiente friulano non è mai davvero sbocciato fino in fondo. Manca, in sostanza, quel classico “click” che normalmente lega un allenatore alla propria tifoseria dopo risultati comunque dignitosi: nessuna vera ondata di entusiasmo, nessuna gestione mai percepita come entusiasmante dal punto di vista del gioco, al netto della solidità complessiva mostrata nelle ultime due stagioni.
Una freddezza di fondo che, probabilmente, ha radici proprio nello stile di gioco mai realmente spettacolare proposto dalle sue squadre, e che ora, complice il periodo complicato, sta trasformandosi rapidamente in malumore aperto. In un ambiente come quello di Udine, abituato storicamente a valorizzare giovani talenti e a regalare calcio propositivo, la sensazione diffusa tra i tifosi è quella di un allenatore mai arrivato fino in fondo al cuore della piazza, nonostante i risultati complessivamente positivi raccolti fino alla scorsa primavera.
Il Lecce come esame decisivo
Sarà dunque la sfida casalinga di domenica, in programma alle 12.30 al Bluenergy Stadium contro il Lecce, a dire molto, se non tutto, sul futuro immediato di Runjaic sulla panchina friulana. Una gara che, salvo sorprese, la società non vuole affrontare con il pensiero già rivolto a un cambio in corsa, ma che allo stesso tempo rappresenta oggettivamente l’ultima spiaggia per il tecnico tedesco prima che il tema della successione diventi concretamente di attualità.
Lo stesso Runjaic, dal canto suo, ha scelto la strada della serenità pubblica, rifiutando di lasciarsi condizionare dalle voci sul proprio futuro: “Preoccupato per il Lecce? Se lo fossi, non avrei fatto l’allenatore”, ha dichiarato ai microfoni di Sky Sport al termine della gara di Torino. Parole che raccontano la volontà di affrontare questo momento delicato con la consueta calma, ma che difficilmente potranno bastare da sole a placare le domande di un ambiente che, ormai, osserva con occhio sempre più critico ogni mossa della propria guida tecnica.
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