Uefa, Fair Play Finanziario verso l’abolizione?

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Una Uefa sempre più in difficoltà a far rispettare i paletti del fair play finanziario sta cercando, o quanto meno sta provando a correre ai ripari. Secondo alcune indiscrezioni riportate dal New York Times i vertici della federazione europea stanno pensando diverse soluzioni per far terminare il sistema di controllo del FFP.

Cosa non ha funzionato nel sistema Fair Play Finanziario

Il Fair Play Finanziario nasce nel 2009 con l’obbiettivo lodevole di limitare le differenze fra le partecipanti alle competizioni europee. Durante gli anni però si è ben capito che questo sistema è facilmente aggirabile con mirate operazioni finanziare in modo da avere i bilanci sempre in regola. L’ingresso in scena di nuovi protagonisti del mercato come gli sceicchi del Manchester City e del PSG ha stravolto le regole del gioco. Queste società dispongono di risorse praticamente illimitate e hanno reso inutile e di difficile applicazione le regole e le sanzioni previste dal sistema del Fair Play Finanziario. Diverse società hanno infatti aggirato questa norma con delle plusvalenze o prestiti, o di aumenti di capitale dai loro proprietari.

La soluzione è il Salary Cap?

Uno dei progetti più discussi ai piani alti, secondo fonti ben inserite è quello del Salary Cap, sul modello che da decenni funziona in NBA e nelle leghe nordamericane. Secondo l’idea di Ceferin e del suo staff di collaboratori le squadre partecipanti alle tre diverse competizioni europee non potrebbero spendere in stipendi più del 70% del proprio fatturato. Sulla falsariga di quello già in vigore nella Liga ma con regole meno rigide.

Uefa, Fair Play Finanziario verso l'abolizione?

Sempre secondo il New York Times, queste novità relative al nuovo tipo di Fair Play Finanziario dovrebbero venire inserite nel regolamento ufficiale Uefa il prossimo 7 aprile, quando ci sarà una riunione del comitato esecutivo.

Una toppa ad un buco troppo grande?

Questo che significato ha per la Uefa? Un nuovo tentativo di limitare squadre gestite come società multinazionali? O una resa nemmeno tanto celata nei confronti di chi da sempre può spendere più della concorrenza? Perché anche al più disinformato dei tifosi sarà di facile intuizione che 70% del fatturato del Real Madrid, del PSG o del Barcellona non sarà mai uguale al 70% dell’Atalanta o del Bodo di turno. Più che un un nuovo corso della finanza del calcio delle big europee questo sembra più una soluzione tampone per vedere l’effetto che fa. Difficilmente però si arriverà alla livellazione economica su cui si basa questo nuovo regolamento

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