UEFA: l’Atalanta torna a casa, intervista a un tifoso

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UEFA: l’Atalanta torna a casa, intervista a un tifoso

Dopo un anno passato in affitto a San Siro, l’Atalanta ha ottenuto il permesso dalla UEFA per poter disputare le competizioni europee nella propria città.

Dopo le vicende dello scorso anno, dunque, la città di Bergamo avrà, per la prima volta, l’onore di vivere da protagonista le “notti magiche” di Champions League.

Certamente l’immagine di una città passionale è già stata esportata in tutto il continente. Le immagini dei supporters in delirio al ritorno dalle trasferte, in aeroporto ma anche al Centro Sportivo, hanno suscitato l’empatia, la simpatia e il rispetto delle altre tifoserie. Infatti, poco importava se fosse un successo od una sconfitta, l’importante è sempre stato far sentire la presenza costante e il supporto totale verso i propri beniamini.

Il sogno ad occhi aperti è una perifrasi che, però, trova tutt’altro che improvvisazione quando ci si sposta dietro le scrivanie di Zingonia.

Al di là del discorso tecnico, la famiglia Percassi ha svolto un lavoro impostato e fondamentale per la crescita del movimento calcistico bergamasco.

La grandezza di ogni Club passa dall’identificazione: se in campo ci pensa il capitano “Papu Gomez” ad esportare i colori atalantini, fuori dal rettangolo di gioco l’investimento più importante è stato quello relativo allo Stadio di proprietà.

Il “Gewiss Stadium”, così rinominato, è ora nelle mani della Dea. La società ha acquistato dal comune l’ex “Atleti Azzurri d’Italia” per 8,6 milioni di euro e ne ha investiti altri 35 per il suo ammodernamento. 

Il gioiellino orobico, proprio in questi giorni ha ottenuto finalmente l’ok dalla UEFA e anche il più pacato tra i tifosi non potrà che ardere di passione nel pensare di “andare all’Atalanta” e di godersela nel proprio fortino, già compagno di numerose gioie.

Atalanta, il tifo e la sua commovente passione

Il tifoso dell’Atalanta non è un occasionale, non sale o scende dal carro in base alle stagioni. Certamente, negli ultimi anni, è stato più semplice seguire la squadra meno provinciale tra quelle realtà che non hanno la propria base in un capoluogo regionale.

In esclusiva, oggi, abbiamo come ospite a “11contro11” un tifoso che dal 1963 vive l’Atalanta come una fede:

CM: “Cosa ne pensa del ritorno della sua squadra al Gewiss Stadium? Quanto conta per un tifoso atalantino?”

TIF: “Non può che essere salutato in modo positivo, a maggior ragione in un momento nel quale la città di Bergamo è stata così duramente colpita dal Covid. Di fatto rappresenta l’avverarsi di un sogno, il conseguimento di un traguardo impensabile anche solo 4 anni fa.
Per un tifoso doc avere come cornice le mura della propria città, senza nulla togliere alla Madonnina del Duomo di Milano, ha un sapore difficilmente traducibile a parole.”

CM: “Pensa che sia più affascinante o meno, rispetto a quanto visto lo scorso anno a San Siro?”

TIF: “Il fascino di San Siro è internazionale, quello del Gewiss Stadium è circoscritto all’ambito cittadino, ovviamente. Ancora ho negli occhi le 30.000 bandierine che abbiamo sventolato nella magica notte del 20 Aprile ’88 (finale di Coppa delle Coppe contro il Malines, ndr). Quell’esperienza ha lasciato un ricordo indelebile nella memoria di chi, come me, era sugli spalti. Ora, pensare di rivivere quelle emozioni “a casa mia” appartiene ad un sogno che si realizza ma che so, comunque vada, che sarà indimenticabile.

CM: “Crede che la squadra possa portare più soddisfazioni nel percorso europeo rispetto a quanto visto l’anno appena concluso? E quanto influisce il fatto che l’Atlanta sia tornata a casa?”

TIF: “Aspettative elevatissime e che sono certo siano ben riposte perché il terreno di gioco “di casa” riesce sempre a dare quel qualcosa in più che non ti aspetti. Comunque vada, saremo sempre vicini alla squadra, che ha saputo fare innamorare un intero popolo, come solo una Dea alata sa fare.”

Gewiss-Stadium-1 UEFA: l'Atalanta torna a casa, intervista a un tifoso

Il Gewiss Stadium e le sue cifre

Solo lo scorso anno l’Atalanta, con l’accesso in Champions, ha guadagnato 15,3 milioni di Euro. Sommando, poi, il bonus per i gironi, il ricavo dal passaggio del turno nei quarti, il ranking decennale e la posizione in campionato, la cifra complessiva si aggira attorno ai 40 milioni.

I tifosi, nonostante la trasferta milanese, sono accorsi in massa. 4 milioni, circa, le entrate derivanti dagli incassi del botteghino: una cifra enorme per una società alla prima apparizione su un palcoscenico così prestigioso.

Il costo dell’affitto di San Siro è stimato attorno agli 850.000 Euro. Facendo parlare i freddi numeri, l’Atalanta con queste cifre ha avuto un “attivo” di ben 39 milioni e tutta la ristrutturazione del vecchio impianto ne ha richiesto un esborso di “soli” 35.

Tutto questo giro di cifre per dimostrare la solidità di una squadra, di un progetto, di un Club che, ad oggi, sembra in rampa di lancio ma che già viene considerato ed è una costante all’interno del movimento calcistico italiano.

Non è da tutti poter riuscire a ripagare un investimento così grande tramite i propri meriti sportivi. Va quindi sottolineata la grande potenza della Dea che, speriamo, possa rendere ancora felici i propri tifosi, soprattutto dopo il gradito ritorno a casa. 

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