Vecchie Glorie: parliamo di Francesco Antonioli

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Vecchie Glorie: parliamo di Francesco Antonioli

L’ultimo appuntamento dedicato ai portieri da parte della rubrica “Vecchie Glorie” vede come protagonista, dopo Lorenzo Squizzi e Cristiano Lupatelli, l’ex Roma Francesco Antonioli. L’estremo difensore ha vestito diverse casacche nella propria carriera, oltre a quella dei capitolini. Tra tutte, spiccano quelle del Monza, dove è cresciuto, del Milan, dove ha raccolto i principali successi, del Bologna e del Cesena, dove è rimasto anche dopo aver appeso i guantoni al chiodo. Al termine della propria carriera, infatti, non ha abbandonato il mondo del calcio, rivestendo i panni di preparatore di tanti giovani colleghi.

La carriera di Francesco Antonioli: da astro nascente al Monza agli alti e bassi al Milan

Francesco Antonioli nasce il 14 settembre 1969 a Monza. Come detto, proprio con la maglia brianzola muove i suoi primi passi sul rettangolo verde, arrivando addirittura a esordire in prima squadra all’età di quasi 17 anni. Teatro del suo “battesimo” nel calcio che conta, è lo stadio Meazza di Milano, nel match di Coppa Italia contro un avversario prestigioso come la Juventus. Una giornata sicuramente da ricordare per l’estremo difensore lombardo, a dispetto della sconfitta finale per 0-1.

Antonioli resta a Monza per due stagioni, e nel 1988 ottiene anche una storica promozione in Serie B. Le sue prestazioni non passano inosservate, tanto che il Milan decide di investire su di lui. Il giovane portiere, tra l’altro, fa parte della rosa allenata da Arrigo Sacchi, capace di vincere due Coppe dei Campioni, una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale. Con l’addio ai rossoneri da parte di Giovanni Galli sembra arrivare finalmente il suo momento, ma alcune prestazioni non convincenti nel precampionato inducono la società a mandarlo in prestito altrove. Nel 1991/1992, infatti, veste prima la maglia del Cesena e poi quella del Modena, dove totalizza ben 14 clean sheet.

Da Milano a Bologna, passando per Pisa e Reggio Emilia

Tornato a Milano, Antonioli riesce a ritagliarsi lo spazio che merita grazie a Fabio Capello. Col club meneghino, il portiere scende in campo 26 volte, dando un importante contributo per la vittoria di due Scudetti consecutivi. Tuttavia, con l’ascesa prepotente tra i pali rossoneri di Sebastiano Rossi e altre prestazioni non propriamente convincenti da parte del brianzolo, il club decide di mandarlo via definitivamente.

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Ecco allora il ritorno in cadetteria, con la maglia del Pisa. La stagione all’ombra della torre pendente è positiva a livello individuale, ma i nerazzurri retrocedono comunque in Serie C. Annata “fotocopia” anche alla Reggiana, in Serie A, dove sostituisce il brasiliano campione del mondo Claudio Taffarel, tornato in patria. Le buone prestazioni dell’estremo difensore non bastano per salvare la compagine emiliana. Nel 1995 arriva la chiamata che svolta ulteriormente la carriera di Francesco Antonioli, quella del Bologna di Renzo Ulivieri, che l’aveva già allenato a Modena. 

In rossoblù, con 19 partite a porta inviolata, il contributo del portiere diventa fondamentale per il raggiungimento della Serie A prima e di due importanti piazzamenti al settimo e all’ottavo posto in campionato poi, avendo come compagno di squadra un personaggio del calibro di Roberto Baggio. Un infortunio al ginocchio, tuttavia, lo tiene fuori praticamente per tutta la stagione. In seguito, con l’avvento di Carlo Mazzone in panchina, arriva anche la vittoria della Coppa Intertoto, nonché una semifinale di Coppa Uefa, dove i felsinei si arrendono solo all’Olympique Marsiglia, sconfitto in seguito dal Parma.

Da Roma a Cesena, con la fama del para-rigori

Terminata l’avventura a Bologna, Antonioli accetta la corte della Roma di Fabio Capello, che molto aveva creduto in lui già al Milan. Nel frattempo, tuttavia, l’estremo difensore brianzolo ha raggiunto i 30 anni e ha maturato la giusta esperienza per il grande salto della propria carriera. In giallorosso gioca quattro stagioni, vincendo uno Scudetto da protagonista nel 2001 oltreché la Supercoppa Italiana, togliendosi qualche soddisfazione personale.

Infatti, nella capitale ha neutralizzato 6 dei 26 rigori parati in carriera, mietendo vittime eccellenti come Sinisa Mihajlovic nel derby del 2002/2003 e il Pallone d’Oro Michael Owen, nel match vinto per 0-1 sul campo del Liverpool. Resta il rammarico per il penalty non parato a Laurent Blanc, che avrebbe potuto regalare una finale di Coppa Uefa tutta emiliana.

In seguito Antonioli si accasa alla Sampdoria, dove resta per due stagioni prima di tornare al Bologna. Nel capoluogo emiliano torna a essere titolare inamovibile, trascinando nuovamente i propri compagni in Serie A e salutandoli definitivamente nel 2009. L’ultima emozionante avventura nel calcio giocato, come anticipato, è quella di Cesena. La compagine bianconera, neopromossa in cadetteria, si affida alle manone dell’estremo difensore, che ancora una volta diventa protagonista, riportando la squadra in massima serie.

Due anni dopo, nel 2012, decide di mettere la parola fine alla propria carriera. Da segnalare che Francesco Antonioli è il terzo portiere più anziano ad aver giocato in Serie A, alle spalle di Marco Ballotta e Gianluigi Buffon. Inoltre, nel 1992, ha vinto con la Nazionale under-21 l’Europeo di categoria, battendo i pari età della Svezia. Con gli azzurri della Nazionalr maggiore, invece, ha preso parte a Euro 2000, senza mai scendere in campo.

Francesco Antonioli oggi: a preparare i giovani colleghi

Una volta appesi i guantoni al chiodo, Francesco Antonioli si è legato definitivamente al Cesena. Dalla stagione 2013/2014 in poi, infatti, l’ormai ex estremo difensore ha intrapreso la carriera di preparatore dei portieri del club bianconero. Nel 2018 poi, dopo il fallimento della società emiliana, il brianzolo ha anche rivestito il ruolo di vice-allenatore di Giuseppe Angelini, che ha riportato la compagine tra i professionisti, in Serie C. Il tutto sempre nella massima professionalità e attaccamento alla causa sposata da otto anni a questa parte. A testimonianza, tra l’altro, delle grandi qualità umane, oltreché sportive.

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