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Italia, il riscatto di Mancini: svolta e testa di serie

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Italia, il riscatto di Mancini: svolta e testa di serie

Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia è stato accolto da uno scetticismo feroce. Dopo la dolorosa notte di Zenica e il secondo Mondiale sfumato consecutivamente, i tifosi pretendevano una svolta drastica, bollando il suo ritorno come una scelta di comodo priva di coraggio.

Ad alimentare le polemiche ci ha pensato l’esordio shock in Nations League: un pesante 0-2 col Belgio dopo un primo tempo da incubo. Tra i fischi dell’Olimpico e le stroncature dei media, il nuovo corso sembrava già spacciato al debutto.

Smentire gli scettici: la svolta immediata sul campo dell’Italia di Mancini

Proprio nel momento di massimo scetticismo attorno alla squadra, la risposta di Mancini è arrivata direttamente sul campo con i fatti e con i risultati.

Appena tre giorni dopo la disfatta di Roma, gli Azzurri hanno completamente ribaltato l’inerzia travolgendo la Turchia a Bursa con un perentorio 4-1, archiviando la pratica già nella prima mezz’ora grazie alle reti di Bastoni (9’), Frattesi (22’) e Kayode (27’), prima del definitivo poker calato da Pio Esposito dopo il momentaneo gol turco di Yilmaz.

La prova del nove è arrivata allo Stade de France contro i vicecampioni del mondo della Francia: andata sotto al 55’ per una punizione di Olise, l’Italia ha mostrato una personalità inaspettata, trovando l’1-1 al 68’ con il solito Bastoni e disputando una partita di grande temperamento.

Il ciclo di quattro gare si è poi chiuso con il convincente 3-1 a Bologna contro la Turchia, firmato dal ritorno al gol di Scamacca (dopo quasi tre anni di digiuno), Calafiori e dal sigillo finale di Pio Esposito.  

Italia, il riscatto di Mancini: svolta e testa di serie

La risposta dei numeri e della classifica: primo obiettivo blindato

Quella che doveva essere una trappola per il commissario tecnico si è trasformata in un percorso da sette punti su dodici disponibili, capace di zittire per il momento i detrattori più accaniti. La graduatoria del girone di Nations League vede ora la Francia al comando con 10 punti, l’Italia seconda in solitaria a 7, il Belgio a 6 e la Turchia fanalino di coda a quota zero.

In attesa degli ultimi due impegni ufficiali, Mancini ha già portato a casa il primo obiettivo fondamentale chiesto dalla Federazione: la certezza matematica di non poter più scivolare al quarto posto. Questo risultato garantisce all’Italia la posizione di testa di serie al sorteggio per le qualificazioni a Euro 2028, scacciando lo spauracchio di altri gironi-trappola.  

L’italia di Mancini, dalle accuse al coraggio: la rivoluzione giovanile e le nuove scelte

Chi criticava Mancini per una presunta mancanza di idee ha dovuto ricredersi di fronte al coraggio mostrato nelle convocazioni e nelle scelte di formazione. Il ct non si è limitato a chiamare ben nove volti nuovi durante la sosta, ma li ha lanciati senza paura nella mischia: Alessandro Romano è partito titolare con il Belgio, gara in cui hanno debuttato a partita in corso anche Issa Doumbia e Mohamed Ali Zoma.

A Bursa è stato il turno di Michael Kayode, schierato dal 1’ e subito in gol al debutto. Nel corso dell’undici giorni sono arrivati anche gli esordi di Antonio Vergara e Sebastiano Esposito (con il solo Samuele Inacio rimasto in panchina). Con nove avvicendamenti tra la Francia e Bologna, Mancini ha dimostrato che per la maglia azzurra non contano le gerarchie, ma merito e freschezza.

Italia, il riscatto di Mancini: svolta e testa di serie

I pilastri del nuovo corso: le certezze Bastoni e Donnarumma

Nel processo di ricostruzione, il commissario tecnico è stato abile anche nel ridare centralità e fiducia a quei leader che erano stati travolti dalle polemiche nei mesi precedenti. Il capitano Gianluigi Donnarumma è tornato a essere la solida garanzia di sempre, opponendosi con parate decisive sia nei momenti più cupi dell’esordio contro il Belgio sia sotto la pressione dei campioni francesi a Parigi.

Insieme a lui si è distinto Bastoni: il difensore ha guidato la retroguardia ed è stato capocannoniere segnando a Bursa e allo Stade de France.

I dubbi restano, ma l’inerzia è cambiata

Sarebbe ingenuo credere che poche partite abbiano cancellato d’incanto tutti i problemi o che l’Italia sia una squadra del tutto “guarita“. I limiti restano ben visibili: delle otto reti realizzate, ben sette sono arrivate contro la Turchia, mentre contro avversari di prima fascia come Belgio e Francia la manovra offensiva ha faticato a costruire occasioni pulite, producendo una sola rete complessiva. Anche la tenuta difensiva ha mostrato qualche crepa di troppo che richiede ancora lavoro sugli automatismi.

Lo scetticismo iniziale lascia oggi il posto a una squadra con Mancini alla guida, capace di ritrovare fiducia, orgoglio e la strada giusta.

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