
“O io parlo inglese o lui italiano…” è tornato così Massimiliano Allegri, con il suo dire enigmatico eppure chiarissimo, sul battibecco tra lui e De Bruyne. Lo scontro ha occupato le pagine di alcune testate, certe fonti avevano tuonato persino la rottura definitiva tra allenatore e giocatore. Quanto ricostruito e accaduto a Vila-real non è stato un bel sentire. Il campione belga avrebbe infatti volutamente ignorato le indicazioni del suo mister, sgolatosi negli ultimi minuti per cercare di recuperare la partita contro i padroni di casa.
L’ex Juve lo vorrebbe in certe occasioni più arretrato, De Bruyne non ha intenzione di lasciare la trequarti. Dei due chi ha ragione?
Allegri-De Bruyne: dall’amore alle prime fratture nel Napoli
Il problema rimane sempre lì, quando si parla di De Bruyne: la sua posizione in campo. Lo era l’anno scorso sotto Conte, descritto come un difensivista da De Bruyne, la peggiore offesa calcistica secondo un trequartista; rimane lo snodo centrale per le fortune del Napoli anche questa stagione. Eppure, l’anno sembrava essere iniziato con il piglio giusto. Da una parte Allegri, l’allenatore in grado di liberare i campioni dalle gabbie degli schemi, dall’altra De Bruyne, un talento in attesa di essere esaltato come ai tempi di Guardiola. Sembrava presentarsi su questi presupposti, la stagione dei 100 anni del Napoli. L’anno in cui il belga avrebbe trovato finalmente un posto di rilievo nell’undici partenopeo, infortuni permettendo.
Tra Allegri e De Bruyne qualcosa è cambiato
Il fisico questa volta non ha giocato brutti scherzi, il rendimento di De Bruyne è stato continuo e ai livelli di un tempo. Anche le motivazioni parevano ritrovate. In Spagna, però, qualcosa è cambiato. Allegri chiede a De Bruyne di arretrare, per consentire anche a McTominay di giocare in modo più offensivo. Ne abbiamo già scritto su queste colonne, dell’idea di Allegri di utilizzare un giorno l’ex Chelsea da regista. A dire del livornese, per allungargli la carriera. Secondo il belga, per soffocarlo in una zona dove non può esprimere il proprio calcio. In questo senso, i due, parlano lingue diverse.
Il Teorema De Gregori e come si giudica un giocatore
Il rifiuto da parte di De Bruyne però, suscita non poche riflessioni. Pensieri su cosa passi per la testa del belga, sulle motivazioni di questo atteggiamento. De Bruyne è impermeabile a qualsiasi dettato estraneo all’idea che ha di sé come giocatore. Quasi non riuscisse a fare i conti con il peso degli anni. Con l’inevitabilità del cambiamento, fenomeno
parte del naturale sviluppo di carriera. Immaginiamo che Allegri riuscirà a gestirla, oggi ha già stemperato gli animi in conferenza stampa, ma la situazione di possibile strappo non è così diversa dall’imbarazzo creatosi nello spogliatoio del Portogallo con CR7. Ronaldo non ha rispettato i ruoli, De Bruyne allo stesso modo mette in discussione il potere di decidere del proprio allenatore. De Bruyne e Ronaldo sembrano avere in comune la stessa paura della fine.
E se avesse ragione Allegri? Se il futuro del belga fosse quello di regista? Il tecnico ex Milan fatica sempre di più a difendere la propria credibilità, dopo il flop con il Diavolo l’anno scorso e le difficoltà di questo inizio stagione. Ma finché il toscano avrà la fiducia del club, è lui alla guida tecnica della squadra. Imporsi senza sentire ragioni, come sta facendo l’ex City, non può che allontanare il Napoli dagli obiettivi stagionali. Il campione non si vede nelle giocate, ma dell’esempio. Per richiamare il “teorema De Gregori” e utilizzare i criteri de La leva calcistica, De Bruyne la fantasia ce l’ha. Fin qui però, non sembra voler mettersi a disposizione dei suoi compagni. A mancargli è quindi l’altruismo. Se non parla l’italiano, può farsela sempre tradurre.
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