
Il Tottenham di Roberto De Zerbi è ancora dentro una stagione che sarebbe stata impensabile per ambizioni, storia recente e peso economico del club. Eppure la realtà è questa: gli Spurs sono passati dall’essere una squadra impaurita, lunga, quasi svuotata, a un gruppo che ha ritrovato una traccia di gioco e una possibilità concreta di restare in Premier League.
Non è ancora una rinascita, perché la classifica resta pericolosa e il margine sulla zona retrocessione è sottile; è piuttosto un’operazione d’emergenza condotta con strumenti tecnici molto riconoscibili. De Zerbi non ha avuto il tempo di rifondare, ma ha già inciso: otto punti nelle prime partite, uscita momentanea dalla zona retrocessione e un’idea più chiara di cosa fare con il pallone.
Dal caos alla gestione: il primo impatto dell’allenatore italiano
L’arrivo di De Zerbi al Tottenham è stato una scelta forte, non un semplice cambio di panchina. Il club lo ha preso con un contratto lungo, mentre la squadra era ancora pienamente coinvolta nella lotta salvezza e reduce da una gestione tecnica instabile. Il tecnico italiano ha sostituito Igor Tudor in una fase in cui gli Spurs erano a un punto dalla zona retrocessione, con sette partite ancora da giocare e un ambiente emotivamente compromesso.
La prima risposta non è stata immediatamente positiva. Il debutto contro il Sunderland si è chiuso con una sconfitta per 1-0, una partita che ha mostrato quanto fosse profonda la crisi di fiducia del gruppo: possesso sterile, pochi strappi, difficoltà nel dare ritmo alla manovra e una squadra ancora troppo fragile nelle transizioni negative. Quella gara, però, ha anche chiarito il punto di partenza: De Zerbi non poteva limitarsi a “motivare” lo spogliatoio, doveva ricostruire automatismi minimi in pochissimo tempo.
La costruzione dal basso come cura e come rischio
Il cambiamento più evidente è stato nella prima costruzione. Il Tottenham ha iniziato a cercare l’uscita corta con maggiore convinzione, attirando la pressione avversaria per poi liberare il lato debole o trovare il centrocampista tra le linee. È un principio tipico di De Zerbi: non possesso conservativo, ma possesso provocatorio. La squadra invita l’avversario ad aggredire, accetta il rischio vicino alla propria area e prova a trasformare la pressione subita in spazio da attaccare.
Il problema, naturalmente, è che una squadra in lotta per non retrocedere non sempre ha la serenità tecnica per vivere dentro quel rischio. Contro il Leeds, per esempio, gli Spurs hanno controllato tratti della gara e creato situazioni importanti, ma non sono riusciti a chiuderla. Il gol di Mathys Tel sembrava poter pesare moltissimo, prima che lo stesso francese concedesse il rigore poi trasformato da Dominic Calvert-Lewin. Il pareggio ha lasciato il Tottenham appena sopra il West Ham, con due partite ancora da giocare.
Pressing, distanze e riaggressione: cosa è migliorato
Rispetto alla fase precedente, il Tottenham di De Zerbi appare più corto. Le distanze tra difesa, centrocampo e attacco sono più razionali, il pressing non è più soltanto un gesto emotivo e la riaggressione dopo la perdita del pallone ha ritrovato una logica. Questo non significa che gli Spurs siano diventati una squadra dominante: significa che ora hanno un piano leggibile.
Nelle vittorie contro Wolves e Aston Villa, il progresso è stato soprattutto mentale e posizionale. Il successo sul campo del Villa, in particolare, ha spostato il Tottenham fuori dalla zona retrocessione e ha dato alla squadra due vittorie consecutive in campionato, un evento che mancava da molto tempo nella sua stagione. De Zerbi ha insistito sulla necessità di non dimenticare la situazione da cui il gruppo proveniva: messaggio lucido, perché l’euforia sarebbe stata pericolosa quanto la paura.
Il ruolo degli uomini chiave: Kinsky, Tel, Gallagher e Richarlison
In una corsa salvezza, l’identità tattica conta, ma spesso sono i dettagli individuali a spostare il destino. Antonin Kinsky è diventato un elemento centrale: il portiere ha giocato tutte le prime gare della gestione De Zerbi, anche per via dell’assenza di Guglielmo Vicario dopo l’operazione all’ernia, e contro il Leeds ha prodotto una parata pesantissima nel finale. In una squadra che costruisce dal basso, il portiere non è solo l’ultimo difensore: è il primo regista emotivo, l’uomo che deve trasmettere calma quando la pressione sale.
Tel rappresenta invece la doppia faccia del nuovo Tottenham: talento, qualità tecnica, capacità di incidere, ma anche inesperienza. Il suo gol contro il Leeds è stato un lampo da giocatore superiore; il rigore concesso pochi minuti dopo è stato l’errore di una squadra ancora incapace di restare fredda nei momenti decisivi. Gallagher e Richarlison, marcatori nella vittoria contro l’Aston Villa, hanno invece dato a De Zerbi ciò che in questa fase serve quanto il palleggio: presenza dentro l’area, attacco della profondità e disponibilità al lavoro senza palla.
Una squadra più riconoscibile, ma ancora emotivamente fragile
Il paradosso è che De Zerbi ha già migliorato il Tottenham, ma non lo ha ancora guarito. La squadra gioca meglio, ha più coraggio nel palleggio, occupa il campo con maggiore coerenza e sembra aver ritrovato un legame tra idea tattica e partecipazione emotiva. Tuttavia, gli errori restano frequenti e spesso arrivano nei momenti in cui la gara sembra poter girare definitivamente dalla parte degli Spurs.
La fragilità non è solo difensiva. È una fragilità di gestione: quando il Tottenham passa in vantaggio, fatica a controllare il ritmo; quando viene attaccato, tende ad abbassarsi troppo; quando deve forzare, rischia di perdere pulizia tecnica. Il pareggio con il Leeds è stato una sintesi quasi crudele: vantaggio, occasione di allungare sulla zona retrocessione, errore individuale, finale nervoso e salvezza ancora sospesa.
La salvezza passa dal gioco, non solo dai punti
A due giornate dalla fine, il Tottenham resta padrone del proprio destino, ma il margine è troppo ridotto per permettersi calcoli comodi. Le sfide contro Chelsea ed Everton definiscono il valore reale del lavoro di De Zerbi: non perché una salvezza ottenuta all’ultimo cancellerebbe i problemi strutturali del club, ma perché darebbe all’allenatore il tempo necessario per trasformare un intervento d’emergenza in un progetto.
Anche il modo in cui vengono lette le quote salvezza in Premier League racconta questa tensione: nelle analisi dei portali di calcio scommesse il Tottenham appare ancora dentro una fascia di rischio, ma non più come una squadra senza direzione. Il punto non è il pronostico, bensì la percezione esterna di un club che ha recuperato credibilità tecnica pur restando esposto alla paura della classifica.
Il vero impatto di De Zerbi
L’impatto di De Zerbi non si misura soltanto nei punti, anche se quei punti oggi valgono tutto. Si misura nel fatto che il Tottenham è tornato a sembrare una squadra allenata: costruisce con un’idea, pressa con riferimenti, accetta il pallone nei momenti difficili e prova a vincere attraverso il gioco, non soltanto attraverso l’urgenza.
Resta però una linea sottile. Il calcio di De Zerbi richiede coraggio, precisione e fiducia; una squadra in lotta per salvarsi spesso possiede solo la prima, e non sempre in forma ordinata. Per questo la sua missione è doppia: salvare il Tottenham dalla retrocessione e, contemporaneamente, salvarlo dalla confusione che lo ha portato fin lì. Il primo obiettivo si deciderà nelle ultime partite. Il secondo, forse, è già iniziato.






