
Ci sono allenatori che restano nella memoria per uno scudetto, per una finale di Champions, per un ciclo dominante che ha cambiato la storia di un club, poi c’è Giovanni Stroppa. Che nella memoria di chi segue il calcio italiano resterà per altro: per quella capacità rara. Quasi inspiegabile, di prendere una squadra di Serie B e portarla in Serie A con una regolarità che non ha paragoni nel calcio italiano moderno.
Oggi pomeriggio, sul campo dello Spezia, il Venezia ha pareggiato 2-2. Non bastava una vittoria: bastava questo, perché a Mantova il Monza perdeva 3-2 all’ultimo minuto. E così, in uno di quei finali di campionato in cui tutto si intreccia e si risolve in pochi secondi, Giovanni Stroppa si è trovato per la quarta volta in carriera con la Serie A in tasca. Quarta promozione. In otto stagioni. Un curriculum che nel calcio italiano non ha precedenti recenti, e che oggi si arricchisce di un capitolo particolarmente significativo. La partita: al Venezia di Giovanni Stroppa basta un pareggio a La Spezia.
La gara di oggi al Picco non è stata bella, e probabilmente non poteva esserlo. Quando porti il peso di una promozione sulle spalle, quando sai che ogni pallone perso potrebbe cambiare il copione di una stagione intera, giocare con serenità è quasi impossibile.
Il Venezia era passato in vantaggio al 7′ con Yeboah, un avvio fulminante che sembrava poter semplificare tutto. Poi Yeboah ha sbagliato un rigore al 32′, uno di quei momenti in cui il calcio decide di complicarti la vita proprio quando non ne hai bisogno. Nella ripresa Sagrado aveva firmato il 2-0 al 70′, e sembrava fatta. Invece lo Spezia aveva accorciato con Valoti al 73′, e poi all’ultimo secondo Artistico aveva trovato il 2-2 che per qualche attimo aveva gelato tutto il mondo arancioneroverde. Poi era arrivata la notizia da Mantova: il Monza aveva perso 3-2 al novantesimo. E la Serie A era lì, matematica, definitiva, meritata.
Stroppa, come sempre, aveva preparato la gara senza lasciare spazio all’emotività. Alla vigilia aveva detto con la sua consueta semplicità disarmante: «Queste partite si preparano quasi da sole. Al massimo non si vince, può succedere. Ma sono convinto che faremo la nostra partita». Parole di un uomo abituato a stare in certi momenti, di chi non si fa travolgere né dall’euforia né dalla paura. La stessa lucidità che aveva caratterizzato tutta la stagione del Venezia, da agosto fino a oggi.
I numeri di una stagione da record
Quello che il Venezia ha fatto in questo campionato di Serie B merita di essere raccontato con i numeri, perché i numeri in questo caso dicono tutto. 79 punti in 37 giornate. 23 vittorie, 10 pareggi, sole 4 sconfitte. Miglior attacco del torneo con 75 gol segnati una media di oltre due reti a partita, in un campionato dove fare gol è spesso faticoso e sporco come pochi altri. Una difesa solida con appena 31 reti subite, che sommate all’attacco danno una differenza reti di +44: un dato da squadra dominante, non da squadra che ha arrancato verso il traguardo.
La storia: dal Crotone a oggi, il percorso di un allenatore sottovalutato
Per capire davvero cosa rappresenta questa quarta promozione, bisogna tornare indietro di qualche anno e seguire il percorso di un allenatore che il grande pubblico conosce ancora meno di quanto meriterebbe.
La prima promozione è quella del 2019-2020: il Crotone stravince la Serie B con 77 punti, Stroppa si impone come una delle rivelazioni della stagione. Poi arriva il Monza di Berlusconi e Galliani, un progetto ambizioso con risorse importanti, e nel 2021-2022 arriva la promozione del club brianzolo in Serie A per la prima volta nella sua storia non tramite il campionato, ma con i playoff, in una finale contro il Pisa che resterà una delle pagine più emozionanti del calcio cadetto degli ultimi anni.
Con il Monza in Serie A le cose non vanno bene, e Stroppa viene esonerato dopo qualche mese. È un momento difficile, uno di quei passaggi di carriera che testano il carattere di un allenatore. La risposta di Stroppa è silenziosa, concreta, senza proclami. Si rimette al lavoro, aspetta l’occasione giusta, e quando arriva la Cremonese se ne appropria con la stessa metodicità di sempre. Nella stagione 2024-25 porta i grigiorossi in Serie A tramite i playoff, e si aggiudica la Panchina d’oro di Serie B come miglior allenatore della categoria. La terza promozione. Poi arriva il Venezia. E oggi arriva la quarta.
Lo stesso campo, un anno dopo: il dettaglio che non è un caso
C’è una coincidenza in questa storia che vale la pena sottolineare, anche solo per il gusto del dettaglio. L’anno scorso, Stroppa aveva festeggiato la promozione con la Cremonese proprio allo Stadio Picco di La Spezia, vincendo la finale dei playoff sulla spianata ligure. Oggi, nello stesso stadio, ha festeggiato la promozione con il Venezia.
Alla vigilia qualcuno glielo aveva fatto notare. La risposta era stata tipicamente stroppaiana: «Stesso campo dell’anno scorso? Non cambia nulla, non guardo queste cose». Nessuna scaramanzia, nessuna suggestione romantica, nessuna concessione all’emotività. Solo la concentrazione sulla partita. Eppure, guardando il quadro da fuori, c’è qualcosa di quasi cinematografico nel fatto che il Picco di La Spezia sia diventato in dodici mesi il teatro di due promozioni diverse, firmate dallo stesso uomo.
Cosa rende Stroppa unico nella sua categoria
Quattro promozioni in otto stagioni è un dato statistico senza precedenti nel calcio italiano recente. Ma il numero da solo non spiega il fenomeno. Quello che rende Stroppa davvero unico nel suo contesto è la capacità di replicare il risultato cambiando squadra, cambiando città, cambiando giocatori, mantenendo però una coerenza di metodo e di identità che non vacilla mai.
Non è un allenatore che porta con sé una rosa di fedelissimi. Che ha bisogno di determinate caratteristiche per funzionare, che dipende da un singolo fuoriclasse per fare la differenza. È uno che entra in un gruppo, lo studia, capisce cosa ha a disposizione, e costruisce il sistema migliore per esaltare le qualità esistenti.
La gestione del gruppo è l’altro elemento che chi lo ha conosciuto cita sempre. Stroppa non è un comunicatore brillante nel senso televisivo del termine in conferenza stampa è scarno, diretto, quasi antiretorico ma nello spogliatoio sa creare un ambiente di fiducia e chiarezza che porta i giocatori a rendere oltre le aspettative. Al Venezia, come alla Cremonese e prima ancora al Crotone, ha costruito collettivi coesi in cui la somma delle parti valeva più dei singoli elementi.
Il Venezia e il piano per restare in Serie A
La promozione è l’inizio, non il traguardo. E Dan Niederauer, il presidente americano del Venezia, lo sa bene. Il club lagunare ha già vissuto questa situazione di recente promosso, retrocesso, ripromosso e sa quanto sia difficile stabilizzarsi nella massima serie con le risorse di un club medio.
Il progetto del Venezia ha basi solide: una proprietà americana con idee chiare sul modello di sviluppo, una città unica al mondo che può attrarre risorse e visibilità internazionale, un centro sportivo in fase di sviluppo. Ma la Serie A richiede qualcosa in più rispetto alla Serie B, e la storia di molte squadre promosse che poi retrocedono immediatamente insegna che il salto di qualità deve essere gestito con intelligenza.
Il mago e la sua Serie B
Nel frattempo, però, c’è solo la festa. Le gondole di Venezia, i canali che riflettono i fuochi artificiali, la gente che esulta in campo Santi Giovanni e Paolo o sulle rive del Liston. Una città che torna in Serie A dopo una sola stagione di purgatorio, grazie a un allenatore di Mulazzano che ha trovato nella cadetteria italiana la sua dimensione perfetta.
Quattro promozioni. Otto stagioni. Un metodo. Una coerenza. Una capacità rara di fare le stesse cose bene ogni volta, indipendentemente dal contesto. Il calcio italiano ha i suoi grandi nomi, i suoi tecnici da copertina, i suoi allenatori da prime pagine dei quotidiani nazionali. Giovanni Stroppa non è nessuna di queste cose. È qualcosa di diverso: è il migliore nel fare quello che fa, in un campionato che troppo spesso viene dimenticato ma che è tra i più difficili e competitivi d’Europa.
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