
Beppe Marotta, presidente dell’Inter, ha parlato ai microfoni di Dazn toccando tanti argomenti tra cui il rinnovo di Chivu e la permanenza di Bastoni. Lo scudetto conquistato dai nerazzurri non è stato soltanto il risultato della qualità della rosa, ma soprattutto della forza di una struttura dirigenziale che negli ultimi anni ha saputo mantenere continuità, identità e lucidità anche nei momenti più complicati. E in fondo, le parole di Giuseppe Marotta raccontano perfettamente proprio questo: un club che non ha perso equilibrio nemmeno quando tutto sembrava poter cambiare.
L’Inter arrivava a questa stagione con enormi interrogativi. La separazione da Simone Inzaghi aveva lasciato inevitabilmente un vuoto importante, non soltanto tecnico ma anche emotivo. Perdere un allenatore che aveva riportato stabilità e trofei significava aprire una fase delicatissima, soprattutto in un ambiente che da anni vive sotto pressione costante. La scelta di affidarsi a Cristian Chivu era stata accolta con curiosità ma anche con parecchio scetticismo. Troppo inesperto, troppo giovane, troppo poco “pronto” per una panchina così pesante: erano questi i dubbi che accompagnavano l’ex difensore nerazzurro all’inizio della sua avventura.
Inter, Marotta: “Bastoni non vuole partire”
Marotta, parlando della stagione e del tecnico, ha rivendicato con forza quella decisione: “Lo abbiamo fatto col coraggio, ma coraggio ponderato”. Una frase che racconta perfettamente la filosofia dell’Inter recente. Non una società che si muove impulsivamente, ma un club che cerca di pianificare ogni passaggio con lucidità. E in effetti, guardando indietro, la scelta di Chivu appare oggi molto meno romantica di quanto sembrasse all’inizio: l’Inter aveva individuato in lui non solo l’ex bandiera, ma un allenatore moderno, già profondamente legato ai principi del club e capace di parlare la stessa lingua dello spogliatoio.
Ci sono stati momenti in cui l’Inter ha davvero rischiato di perdere terreno. Periodi di flessione, partite complicate, qualche passaggio a vuoto e soprattutto la pressione di chi aspettava il primo crollo del nuovo progetto tecnico. In quei momenti la società ha scelto una linea molto chiara: proteggere l’allenatore. Ed è forse qui che si vede la differenza tra una grande dirigenza e una dirigenza emotiva.
Marotta lo ha spiegato in modo molto netto: “Io non ho mai esonerato un allenatore in Serie A durante il campionato”. Una frase che pesa tantissimo nel calcio moderno, dove spesso le società reagiscono alle difficoltà cambiando immediatamente guida tecnica. L’Inter invece ha continuato a credere nel proprio progetto, anche quando i risultati non erano perfetti. E la risposta della squadra è arrivata sul campo.
I nerazzurri hanno infatti chiuso la stagione mostrando ancora una volta qualcosa che negli ultimi anni è diventato quasi il marchio di fabbrica del club: la sensazione di essere una squadra vera. Non soltanto talentuosa, ma organizzata, compatta, consapevole della propria forza. Anche nei momenti più difficili, l’Inter non ha mai dato l’impressione di essere allo sbando. Molto del merito va naturalmente alla rosa.
Da Lautaro Martínez fino ai leader difensivi, passando per una struttura di squadra ormai consolidata, l’Inter ha mostrato una profondità e una continuità che nessun’altra rivale è riuscita davvero a mantenere per tutta la stagione. E proprio parlando dei leader difensivi, Marotta ha voluto mandare un messaggio chiarissimo sul futuro di uno dei simboli della squadra, Alessandro Bastoni.
Negli ultimi mesi, infatti, attorno al difensore italiano si erano rincorse tante voci di mercato. Premier League, grandi offerte internazionali, interesse di club europei pronti a investire cifre enormi. Ma la posizione dell’Inter sembra molto chiara. Marotta ha infatti ribadito che Bastoni “non vuole partire”, sottolineando quanto il difensore sia centrale nel progetto nerazzurro. Ed è un tema fondamentale, perché trattenere giocatori di quel livello significa continuare a mandare un segnale forte al calcio italiano ed europeo.
L’importanza di tenere una base solida
Per anni la Serie A ha vissuto una realtà in cui i migliori talenti sembravano destinati inevitabilmente a partire davanti alle offerte straniere. L’Inter di oggi, invece, prova a ribaltare questa narrativa. Vuole trattenere i propri leader, costruire continuità e restare competitiva anche a livello internazionale.Naturalmente, per farlo, servirà anche un mercato intelligente.
E anche su questo Marotta è stato molto chiaro. La società non vuole rivoluzioni, ma innesti mirati. “Ci interessano talenti italiani e stranieri esperti”, ha spiegato il presidente nerazzurro, confermando una linea ormai evidente: l’Inter vuole continuare a mescolare esperienza e prospettiva. Non soltanto giovani futuribili, ma giocatori già pronti a sostenere il peso di una squadra che deve vincere subito. Questo equilibrio è stato probabilmente uno dei segreti della stagione.
“Chivu ha delle grandissime qualità”
L’Inter non ha mai dato l’impressione di essere una squadra improvvisata o dipendente da un singolo giocatore. Anche quando alcuni interpreti hanno attraversato momenti meno brillanti, il collettivo ha continuato a funzionare. Ed è qui che il lavoro di Chivu è stato forse sottovalutato. Perché prendere in mano una squadra reduce da anni di altissimo livello e riuscire a mantenerla competitiva senza stravolgerla è molto più difficile di quanto sembri.
Marotta, infatti, ha parlato del tecnico con toni molto importanti: “Ha delle grandissime qualità: potrà e deve restare all’Inter per molti anni”. Una dichiarazione che va oltre il semplice entusiasmo post-scudetto. È quasi una dichiarazione politica interna. L’Inter vuole costruire continuità anche in panchina. Vuole evitare di entrare nel vortice di cambi continui che spesso destabilizzano i grandi club italiani. E i risultati, almeno per ora, sembrano dare ragione alla dirigenza.
La squadra ha mostrato maturità, solidità e soprattutto fame. Perché vincere dopo anni già importanti non è mai scontato. Molte squadre, dopo aver aperto un ciclo vincente, tendono gradualmente a perdere intensità mentale. L’Inter invece ha continuato ad avere quella sensazione di squadra affamata, ancora motivata a dominare.Anche sul piano ambientale il club ha dato una dimostrazione di forza.
Negli ultimi anni i nerazzurri hanno vissuto cambi societari, questioni finanziarie, rumors di mercato e continue discussioni sul futuro di diversi protagonisti. Eppure il gruppo non si è mai realmente sfaldato. Marotta ha voluto ringraziare apertamente la proprietà per aver permesso alla società di lavorare “in tranquillità con una delega ampia”. Una frase che racconta quanto il dirigente si senta centrale nel progetto e quanto la governance del club sia stata importante per mantenere stabilità.
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