
Inter, Chivu ritrova la vittoria in Champions: «A volte bisogna sporcarsi le mani». Spiegate le scelte su Spence e Pio Esposito
L’Inter torna a respirare in Champions League e Cristian Chivu si gode una vittoria che può rappresentare un passaggio importante per il percorso europeo dei nerazzurri. La squadra ha dovuto fare i conti con la pressione accumulata dopo le precedenti difficoltà nella competizione, con una prestazione non sempre brillante sul piano del gioco e con l’espulsione di Alessandro Bastoni che ha complicato ulteriormente la serata. Eppure, proprio quando la partita si è fatta più difficile, i nerazzurri hanno saputo stringere i denti, aumentare il livello di sacrificio e portare a casa un risultato prezioso.
Nel post-partita, l’allenatore ha analizzato le difficoltà incontrate dalla squadra, spiegando le ragioni delle scelte iniziali e dei cambi effettuati durante la gara. Tra i temi affrontati ci sono l’impiego dal primo minuto di Spence, la decisione di non inserire Pio Esposito, il contributo di Mkhitaryan e Thuram, la gestione dei portieri e l’ingenuità commessa da Bastoni.
Inter-Chivu, una vittoria per cancellare le paure europee
La Champions League aveva lasciato qualche segno nell’ambiente nerazzurro. Le difficoltà delle precedenti partite avevano aumentato la pressione sulla squadra, chiamata a ottenere risultati per non compromettere il proprio cammino nella fase campionato. Chivu ha riconosciuto apertamente questo aspetto, spiegando di aver visto un’Inter inizialmente condizionata dalla paura di sbagliare.
«Abbiamo avuto un po’ di braccino, un po’ di preoccupazione, tanta. Le sconfitte in Champions hanno lasciato traccia», ha raccontato l’allenatore, facendo riferimento alle sensazioni avvertite durante la gara. L’obiettivo era chiaro: disputare una partita seria, organizzata e soprattutto utile per ritrovare fiducia in una competizione che, nell’ultimo periodo, aveva riservato più problemi che soddisfazioni.
L’Inter ha iniziato cercando di rispettare il piano preparato dallo staff, ma con il passare dei minuti è emersa una certa apprensione. La squadra aveva bisogno di sbloccarsi mentalmente e di ritrovare quella sicurezza che le aveva permesso di essere competitiva anche nelle serate europee più impegnative. In questo senso, i cambi hanno avuto un ruolo importante, portando energie fresche e maggiore mobilità.
«Dovevamo fare una partita seria e organizzata, i tre cambi hanno dato un po’ di energia», ha spiegato Chivu. La partita ha poi richiesto un ulteriore sforzo dopo l’espulsione di Bastoni, quando i nerazzurri sono stati costretti a rivedere le proprie priorità e a concentrarsi soprattutto sulla compattezza difensiva.
Il tecnico si è detto soddisfatto della risposta dei suoi giocatori, consapevole che una vittoria ottenuta in queste condizioni può avere un peso particolare sul piano psicologico. «Sono felice per i ragazzi, ci tenevano. Ultimamente la Champions è stata problematica per noi, spero che questa partita restituisca fiducia ed entusiasmo in Champions», ha dichiarato.
Perché Chivu ha scelto Spence dal primo minuto
Una delle questioni più interessanti riguarda la formazione iniziale, in particolare la decisione di affidarsi a Spence dal primo minuto. Chivu ha spiegato che la scelta è nata da precise valutazioni tattiche, legate sia alle caratteristiche dell’avversario sia alla necessità di gestire le energie all’interno della rosa.
L’Inter doveva fare i conti con alcune assenze nel reparto difensivo e con la necessità di trovare un equilibrio tra costruzione del gioco e protezione dalle ripartenze. «Abbiamo scelto un po’ di palleggio, volevamo trovare il cambio gioco», ha spiegato il tecnico, illustrando il ragionamento alla base dell’assetto scelto.
L’impiego di Akanji e la ricerca di maggiore mobilità con Carlos Augusto rispondevano proprio all’esigenza di costruire una squadra capace di gestire il possesso senza esporsi eccessivamente alle transizioni avversarie. Spence, invece, offriva caratteristiche considerate utili soprattutto quando si trattava di accompagnare la ripartenza e garantire copertura.
«Eravamo preoccupati delle loro ripartenze. E abbiamo scelto Spence per avere gamba in ripartenza e copertura», ha aggiunto Chivu.
Chivu ha ricordato che, in una stagione ricca di impegni, qualche scelta deve inevitabilmente essere fatta. La rosa deve essere gestita senza perdere di vista le esigenze immediate della partita, ma anche quelle delle settimane successive. L’obiettivo è mantenere competitività e freschezza, cercando di sfruttare le qualità di ogni giocatore a seconda del contesto.
Pio Esposito, la scelta di Chivu e il contributo di Thuram
Tra i temi affrontati nel post-partita c’è anche la decisione di non inserire Pio Esposito, nonostante il giovane attaccante fosse una delle opzioni a disposizione per il finale. Chivu ha spiegato di aver preso in considerazione il cambio, ma di aver preferito mantenere in campo Marcus Thuram per una ragione precisa: la necessità di garantire profondità alla squadra.
«Volevo far entrare Pio ma avevo bisogno di profondità e abbiamo tenuto Marcus», ha dichiarato l’allenatore.
La scelta va letta soprattutto in relazione all’andamento della gara. Con l’Inter costretta a gestire una situazione complicata, e successivamente a giocare in inferiorità numerica, la capacità di allungare la squadra e di offrire una possibile via d’uscita attraverso le ripartenze diventava fondamentale. Thuram poteva garantire corse in profondità e costringere gli avversari a non sbilanciarsi completamente in avanti.
Chivu ha infatti evidenziato il lavoro del francese, sottolineando l’intensità con cui ha attaccato gli spazi e la disponibilità a sacrificarsi per la squadra. Il contributo di un attaccante, in una partita di questo tipo, non si misura soltanto attraverso gol e assist, ma anche nella capacità di tenere impegnata la difesa avversaria e creare le condizioni per far respirare i compagni.
Il tecnico ha voluto comunque riconoscere il valore dell’intero gruppo, compresi i giocatori rimasti in panchina. La vittoria è arrivata grazie a uno sforzo collettivo, nel quale anche chi non è entrato ha contribuito mantenendo alta la concentrazione e sostenendo i compagni.
Mkhitaryan esempio per il gruppo: «Abbiamo tutti da imparare»
Tra i giocatori elogiati da Chivu c’è Henrikh Mkhitaryan, indicato come un riferimento per professionalità, atteggiamento e disponibilità quotidiana. Il centrocampista armeno rappresenta un elemento d’esperienza all’interno della rosa e, secondo il tecnico, il suo comportamento può essere un esempio per tutti i compagni.
«Mkhitaryan è un esempio per tutti, per come si allena e per come si comporta. Abbiamo tutti da imparare da Mkhitaryan», ha affermato Chivu.
Il riconoscimento va oltre il contributo tecnico del centrocampista. In una squadra che deve affrontare una stagione intensa, la capacità di allenarsi con serietà, mantenere un atteggiamento positivo e mettere le esigenze collettive davanti a quelle personali può diventare un fattore decisivo. L’esperienza di Mkhitaryan assume quindi un valore importante anche per i giocatori più giovani e per chi sta cercando di ritagliarsi uno spazio maggiore.
L’allenatore ha però evitato di attribuire il successo a un singolo protagonista. «Oggi sono stati bravi tutti, anche quelli rimasti in panchina», ha ribadito, sottolineando la necessità di una partecipazione condivisa.
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